Franco Battiato: “L’ opera d’ arte é sempre un miracolo (anche se l’ artista é un imbecille)”

Fleurs2″, l’ultima opera di Franco Battiato, arriva a chiudere una trilogia che rivisita alcuni grandi successi della musica italiana degli ultimi quarant’anni, dopo “Fleurs(1)” e “Fleurs3”. Basta questa originale successione a presentare il cantautore siciliano.


La trilogia di Fleurs è una rivisitazione di successi italiani che parte dagli anni ’60 , che cosa ti attrae di questa musica?
E’ un’ atmosfera. All’ epoca era tutto aperto, come il far west, c’erano molte possibilità. L’ ingenuità di quella musica ha prodotto la sua freschezza: non c’era niente che fosse saturo, che sapesse di stantio. Ma era qualcosa strettamente legato a quell’ epoca:il boom scateno’ la gioia di vivere in contrasto con la morte che si era conosciuta con la guerra.

Tra le tracce di Fleurs2, ce n’è una che ti ha influenzato piu’ delle altre?
In realtà io quell’ influenza l’ ho evitata. Da giovane, negli anni ’60, mi avvicinai alla musica da incosciente, senza averne la preparazione necessaria e nel ’69 ebbi una vera e popria crisi di rigetto per la musica commerciale: la snobbavo, consideravo i cantautori dei veri fessi (e chi andava a pensare che poi lo sarei diventato anch’io)… comunque il fatto è che mi sembrava assurdo che il 95% della musica commerciale si basasse sul tema:”incontro una persona-mi innamoro-mi lascio-mi dispero” e io mi chiedevo: ci sono tante cose da cantare, perchè non si puo’ parlare di altro? E così cominciai a cantare delle cose veramente assurde come la biologia o alcune formule matematiche. E da lì iniziò un periodo meraviglioso, di ricerca; poco dopo comprai il mio primo sintetizzatore e rimasi chiuso in casa una settimana, totalmente allucinato dalle potenzialità di una musica nuova e tuttavia primigenia. E così mi allontanai definitivamente dalla musica leggera.

Però oggi ci sei tornato…
Questo dimostra ancora una volta che “niente è come sembra”. Oggi che ho una certa età e ne ho viste di tutti i colori posso dire che c’era senz’altro del buono anche in quel genere di musica: un interprete che ho rivalutato molto, riascoltandola a distanza di anni, per esempio, è Dalida: un’ artista di grandissima personalità. Comunque non sono ancora del tutto pacificato con la musica leggera: se mi chiedete di “‘O sole mio” vi dico ancora: “Non mi piace”, non c’è niente da fare…

Ma tu che musica ascolti?
Solo musica classica. La mattina la ascolto su Radio3, un’ ora appena sveglio, dalle 5.30 alle 6.30,e poi ne ascolto ancora la sera su Sky, dopo la giornata di lavoro. Non si puo’ negare che c’è una differenza tra musica alta e musica leggera: questa si occupa di piccoli eventi psicologici dell’uomo mentre la musica alta è un modo di entrare in contatto con una mente superiore e se ascolti senza prevenzioni, te ne rendi subito conto.
Io spesso penso: “Ma come ha potuto creare tutto questo un essere umano?” E la risposta è: “L’ha potuto fare perché era, in quel momento, in comunicazione con qualcosa di superiore”. Ogni creazione veramente artistica è un miracolo. Poi magari scopri che l’ artista in sé è un’ emerito imbecille ma nel momento della creazione è un illuminato che partecipa all’ avverarsi di un miracolo.

Una parte del tuo pubblico si aspetta sempre da te, oltre a delle belle canzoni anche qualche suggerimento su come affrontare l’esistenza, come ti poni di fronte a questo?
Ma ne siamo sicuri? Io ne dubito anche perché non ho nessun suggerimento da dare, ognuno arriva da solo alla sua verità. Posso dire, riguardo la mia vita, che una cosa sempre più seria e redditizia (non in termini materiali, s’intende), per me è lo studio. Potete anche pensare che io sia un noioso ma io penso invece che la vera noia sia il falso divertimento. Quando ti imbatti in un talento musicale o letterario, esci dall’ascolto o dalla lettura che sei migliore, non in un senso astratto e generale ma proprio nel senso di “più buono”.

Che consiglio dai a chi volesse intraprendere un percorso spirituale?
Non esiste un unico percorso che sia adatto a tutti. Quello che è certo però, è che riconoscere la verità è molto meno difficile di quanto si pensi. Se uno non ha certi canali otturati, la verità arriva come un lampo. Pensiamo ad un’esperienza comune: io ogni sera, guardando certi salotti con ospiti i politici mi chiedo come sia possibile che la gente non si accorga che ha davanti solo degli imbonitori, dei bugiardi. Al contrario, se volete saperlo, la prima volta che ho visto Obama ho pensato: questo sarà il primo presidente americano che non saccheggerà il mondo, anche perchè ormai quello che c’era da rubare l’ hanno rubato. Ma che se ne fanno gli americani di tutta questa ricchezza?

Ci puoi raccontare di quando hai suonato davanti a Giovanni Paolo II?
Io naturalmente ero molto emozionato e mi ricordo quest’uomo che mi guardava come a dire: “Ma chi è questo?”. Dopo l’esibizione, il Papa mi salutò, dicendomi due parole formali e non feci in tempo a scendere dal palco che mi trovai circondato dai giornalisti che mi chiedevano: “Che t’ha detto il Papa?”, io me li guardavo e pensavo: ma che domanda è? Che volete che abbia detto, a me, il Papa?… Alla quarta persona che mi faceva questa domanda inutile ho risposto: “Il Papa? m’ha detto: ‘a Battia’, sei troppo forte!'”

Perchè hai scelto sempre di rimanere così defilato rispetto allo show-business?
Certe cose che vedo nel mondo dello spettacolo sono semplicemente assurde. Negli anni ’80, arrivavo nei posti, salivo sul palco e sentivo un boato, allora mi giravo per vedere chi altro era arrivato, invece c’ero solo io. Per fortuna però, non credo di essere mai caduto completamente nel tranello del successo, io non mi sono mai sentito un divo, anche perché quelli che hanno certi atteggiamenti da star perché hanno venduto qualche disco sono davvero ridicoli: li manderei tutti a lavorare in miniera. E’ una questione di dignità.

L’ isolamento paga?
Al di là del lavoro, per me, questa è stata una vera e propria scelta di vita: ho basato sulla non-appartenenza gli ultimi 15 anni. Considero la mia solitudine la mia reale ricchezza: sedermi a meditare nel mio giardino è la cosa che mi dà più gioia. Io non ho troppo bisogno di comunicazione umana. La comunicazione come prodotto dell’ attività mentale spesso confonde. Il continuo lavorio della mente è un nemico, spesso ti fa vedere cose che non esistono. La testa veramente sgombra invece, ti rende libero da ogni condizionamento. Esiste, certo, un tipo di comunicazione umana, veramente profonda, che risveglia alla vita, ma c’è anche dell’altro. Anche perchè c’è sempre da ricordarsi che non finisce qui, “show must go on”…

L’ entusiasmo che mettevi nel tuo lavoro agli esordi, è lo stesso che metti ora?
Non avendo bisogno di applausi e non essendo troppo vanitoso, se mi metto a lavorare oggi, è perchè sento il bisogno di passare informazioni che ritengo importanti a chi mi ascolta. Però non posso dire che “sento la necessità di creare” o che mi tormento per questo, è una cosa che mi capita in modo molto spontaneo.


Che consiglio daresti a un giovane che si approccia al tuo mestiere?
Fare senza aspettarsi niente in cambio, fregarsene delle altrui aspettative. In quel caso, niente ti può fermare.

 

Basta questo o è utile anche qualche aggancio nelle case discografiche?
Questo è un discorso veramente sorpassato. Le case discografiche non ci sono piu’, in Italia ne sono rimaste solo tre. Invece oggi ci sono You Tube, I-Tune e MySpace ed è li’ che i discografici vanno a caccia di talenti: un ragazzino di Caltanisetta partendo da Internet, puo’ conquistare il Giappone, perciò, buttatevi!

 

 

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