Lecce: l’ organista é trans e la curia lo licenzia

Pubblicato su “Oggi” 

 

Cambia sesso e la Cattedrale di Lecce, dopo quasi venti anni, gli chiude la porta in faccia. Luana Ricci, 46 anni, all’ anagrafe ancora Marco Della Gatta,  dal 1991 dirigeva il coro e suonava l’organo nell’ antico duomo del capoluogo salentino. Poi, il 31 agosto, è arrivato il benservito, senza preavviso e senza una spiegazione. Solo allusioni e giri di parole: “E’ arrivato l’ economo – racconta Luana – e mi ha detto ‘penso che lei sappia che questo è il suo ultimo giorno'”. Spiegazione? “‘Per i fatti noti, per il Suo stato’ mi ha risposto,  niente di piu’.” Il ‘ suo stato’ sarebbe quello di transessuale, che sente di essere donna pur essendo ancora maschio all’ anagrafe e che, nel caso di Luana, ha deciso di affrontare il percorso verso il cambio di sesso. “Forse l’ economo pensava che fossi stata già avvertita dal parroco invece,  non ho sentito nessuno , nemmeno nei giorni successivi.” E ora la musicista si prepara alla battaglia legale, perchè si sente discriminata “Ho sempre rispettato i canoni di decoro della Chiesa, non ho mai dato scandalo, ho lavorato con  correttezza e passione, sebbene non avessi nemmeno un contratto, e ora mi cacciano senza neanche spiegare. Se c’era il problema del ‘mio stato’ potevano parlarmene, invece, hanno rifiutato ogni dialogo e mi hanno messo alla porta”. La storia di Luana Ricci assomiglia a tante altre. Un corpo che non coincide con l’ anima che ci sta dentro, il disagio di sentirsi diversi, la necessità di seguire i dettami sociali e, alla fine, il coraggio di riconoscere sè stessi ed andare fino in fondo. Un percorso lungo e difficile, una presa di coscienza che parte da lontano. “Intorno ai tredici anni mi sono accorto per la prima volta del mio disagio. Vivevo una socialità difficile: mi accorgevo di avere una diversa sensibilità rispetto ai miei compagni,  cercavo di isolarmi “. Poi, crescendo, il conflitto tra anima e corpo è diventato sempre piu’ duro “A sedici anni mi rendevo conto che volevo essere considerata una femmina, questa ossessione la vivevo segretamente. Mi vestivo da donna a casa, e cercavo compagnie maschili ma poi, alla luce del sole, allacciavo relazioni ‘ piu’ socialmente accettabili’ con le mie coetanee. Storie tutte naufragate, anche in età piu’ adulta, perchè c’era sempre quel qualcosa che non andava e neanch’ io sapevo bene, con esattezza, che cos’era”. A Lecce, come nel resto d’ Italia, negli anni ’70, di informazione sui problemi legati all’ identità sessuale, ce n’ era poca: “Ho vissuto per molti anni non sapendo che cosa fosse la condizione di transessuale – ricorda Luana – Non ho trovato per tanto tempo qualcuno che mi spiegasse, qualcuno con cui parlare. Mi vergognavo e basta.” La lotta tra Marco e Luana, il maschio di fuori e la femmina di dentro,era  ormai diventata una grande battaglia “Cresceva la voglia di soffocare me stesso: io volevo apparire ed essere uomo. Nel 1989 mi sono sposato. Amo la mia famiglia e sono felice di aver fatto quel passo ma, anche durante il mio matrimonio non potevo, nonostante tutti gli sforzi, soffocare la mia natura e questo continuava a farmi stare male, sono arrivato a pensare di aver sviluppato una doppia personalità.” La grande svolta nel percorso di accettazione di sè stessa, per Luana, arriva otto anni fa, in coincidenza con un grande dolore personale. “La morte di mio padre, mi ha come svegliato, mi ha dato la misura del senso della vita e il coraggio di cercare di vivere una vita vera.” Una vita vera, senza raccontarsi piu’ bugie, una sfida ardua che Luana ha vinto anche grazie alla comprensione di sua moglie che gli è stata vicino  “Mia moglie è venuta a conoscenza della mia doppia vita quasi contemporaneamente alla morte di mio padre e, dopo lo choc iniziale ,mi è stata sempre accanto. Se lei mi avesse creato difficoltà sarebbe stato un disastro, invece mi ha aiutato tanto in questi anni mentre io mi informavo, cercavo di capire, facevo autoanalisi. Senza il suo appoggio non so se ce l’ avrei fatta.” Dal suo matrimonio sono nati due figli, un maschio e una femmina, che oggi hanno 18 e 15 anni. A loro come ha spiegato la sua situazione? “L’ argomento con i miei figli l’ ho affrontato qualche mese fa. Con il maschio ho fatto un lungo discorso, abbiamo parlato molto, anche delle reazioni dell’ ambiente intorno a noi, con gli amici, a scuola. Alla fine ha capito e mi ha detto ‘Io ti voglio bene e ti chiamerò sempre papà’ e questa sua reazione mi dà grande sicurezza. Anche con mia figlia ho parlato e anche lei mi ha ascoltato con grande attenzione. Loro sono importantissimi per me e cercherò di non fargli mancare mai  la figura paterna, sebbene in veste un po’ ‘insolita’”. Il lungo e doloroso percorso di Luana  è stato quindi compreso e accettato anche da sua moglie, dai suoi figli, ma non dalla diocesi di Lecce per cui, la “musicista”, non potrà piu’ lavorare in cattedrale. Un’ ultima domanda, lei è credente? “M sono sempre definita cristiana e cattolica ‘dubbiosa’. Questa vicenda non fa che aumentare i miei dubbi”.

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