Ho dovuto far finta di abortire per far nascere mio figlio

pubblicato su “Grand Hotel” del 5 marzo 2010

 

“La mia storia dimostra che, se si crede nei propri valori, davvero, non solo a parole, tanti ostacoli si superano”. La storia di Carmelinda è quella di una ragazza, una donna, di 25 anni, costretta a sfidare la famiglia, l’ ambiente che la circonda, le difficoltà presenti e future per essere coerente con quello in cui crede. “I bambini devono nascere, sono sempre una benedizione, in qualsiasi situazione arrivino. Perché avrei dovuto uccidere il bambino che volevo?” Quella di Carmelinda, è soprattutto una storia che, in Italia, nel terzo millennio, non ci aspettavamo più’ di dover raccontare. Lei è una studentessa universitaria della provincia di Agrigento che rimane incinta.  Quando se ne accorge, affronta la situazione con serenità, non si spaventa:  per lei quel bimbo è un dono, non un problema. “Non ho avuto nemmeno un dubbio. Quando ho saputo di essere incinta sono rimasta sorpresa ma non mi sono chiesta ‘e ora che faccio?’ per me era talmente naturale che cosa c’era da fare: mettere al mondo una nuova vita. Io ero felice, non mi aspettavo di trovare il muro da parte delle persone che fino a quel momento erano state per me le piu’ vicine. E invece mi sono ritrovata sola all’ improvviso.”  Quando sa che Carmelinda è incinta, il suo ragazzo scappa. “E’ sparito e anche oggi, che la mia storia è finita sui giornali e la nostra piccola è nata, continua non farsi vivo.”  . Lei invece, senza timore, affronta i genitori.  Mamma e papà, che forse hanno paura delle chiacchiere di paese, non vogliono sentire ragioni. Per loro la cosa da fare è una sola: liberarsi di quell’ imbarazzante segreto che già crese  dentro la figlia. “La mia vicenda ha colpito tutti perché sono stata costretta addirittura ad inscenare un falso aborto per far nascere la mia creatura.” racconta Carmelinda, mentre allata la sua bella bimba di venti giorni ” Ricordo bene quei momenti, ero disperata. I miei genitori mi hanno accompagnato in ospedale per  essere sicuri che avrei ucciso la bambina. Pero’ loro sono rimasti fuori dalla porta, in sala d’attesa e io, da quella porta, sono uscita con la bimba ancora in grembo.” Un’ inevitabile bugia, detta con la serenità di chi è convito di agire secondo coscienza ” Non  ho avuto paura, sentivo di avere fatto la cosa giusta anzi, per me, l’ unica possibile. E per fortuna ho trovato medici ed infermieri che mi hanno aiutata e sostenuta.” D’ altronde, Carmelinda, maggiorenne da un pezzo, anche se non sposata, aveva tutto il diritto di scegliere sulla sua vita e su quella del suo bambino. Ma in Italia ci sono ancora contesti in cui la possibilità di esercitare i propri diritti, per una donna, è condizionata da un’ ambiente ostile. Cosi’, per scegliere,  Carmelinda ha dovuto inscenare un aborto, dire bugie, isolarsi, andare avanti solo con la forza delle sue idee e dell’ amore per la sua creatura, senza nemmeno il conforto di uno sfogo, in quei delicati nove mesi.  “La gravidanza l’ho vissuta nella piu’completa solitudine.” ricorda oggi, con orgoglio ” Ho tenuto duro, non mi sono confidata con nessuno, nemmeno con un’ amica: avevo il terrore che la verità potesse arrivare all’ orecchio dei miei.  Per tutti questi mesi ho lottato e affrontato la gravidanza da sola, anzi solo io e la mia bambina.” Inscenare l’ aborto è stato solo il primo sotterfugio, i giorni passavano e, ad un certo punto, non è stato piu’ possibile per Carmelinda nascondere il segreto, percio’ si è inventata un’ altra bugia. “Cinque mesi fa ho detto ai miei che, per motivi di studio, avrei dovuto trasferirmi a Bologna e invece sono venuta  qui , a Niscemi, dalle suore, a solo un’ ora di auto dal mio paese natale. La Casa d’ accoglienza “Don Bonilli”, é la piu’ vicina che ho trovato, il posto che ho scelto per far nascere mia figlia. Qui, accolte dalle suore, ci siamo sentite tutte e due sicure e protette.” Tanta lotta solo per arrivare al piu’ naturale degli eventi: la nascita del figlio che aveva in grembo. E, alla fine, la sua caparbietà ha fatto un gran regalo anche a chi, all’ inizio, le aveva voltato le spalle. “I miei genitori oggi sono nonni felici. Dopo tre giorni dalla nascita della mia piccola, ho mandato un messaggio a mia madre. Era tanto che non la sentivo, l’ ultima volta avevamo parlato dell’ udienza dal Papa. Dovrei andarci tra maggio e giugno.  Perciò le ho scritto: ‘ a maggio, dal Papa, non sarò sola, ci sarà il mio piccolo angelo con me’. e lei ha capito subito. Poi sono venuti a conoscere la loro nipotina e tutto è andato bene. Ho lottato tanto ma quando ho visto come i miei genitori guardavano Gianna, mi si è aperto il cuore.” Dice ora, felice. “Mia figlia è nata alle 14.40 del 26 gennaio, pesava tre chili e settecentocinquanta grammi, bellissima. L’ ho chiamata Gianna, come Santa Gianna, morta consapevolmente per proteggere la creatura che portava in grembo.”
Se la solitudine e le difficoltà della gravidanza sono acqua passata, non puo’ dirsi altrettanto delle preoccupazioni per il futuro. Carmelinda ora, pensa solo a quello, vuole crescere sua figlia, così come l’ ha fatta venire al mondo, puntando solo sulle sue forze.”Le difficoltà sono tante: quelle passate ma ancora di piu’ quelle che dovro’ affrontare. Prima studiavo, ero iscritta alla facoltà di scienze religiose, all’ università di Palermo ma ora credo sia giusto darmi da fare per trovare un lavoro e mantenere mia figlia. Non sarà facile: ho un diploma da tecnico chimico- biologico, l’ ideale sarebbe trovare un lavoro in questo campo ma va bene tutto. E’ questa la mia preoccupazione principale.” dice Carmelinda, fissando la sua bambina. “Ora non so ancora cosa farò, mio fratello vive a Roma, vorrei andare anch’io trasferirmi là, trovare un lavoro e regalarmi una nuova vita per me e per mia figlia.” Cosa credi che possa insegnare la tua esperienza alle altre donne? “Voglio che la mia storia diventi una testimonianza, un messaggio che dia forza a tante donne, a tante mamme:’non arrendetevi’. Gli ostacoli sono tanti ma perché uccidere?  Un figlio è sempre un dono di Dio.”

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