“Forchetta e scarpetta”: il ministero della sanità dichiara guerra all’ obesità infantile

Frutta, verdura e legumi al posto di snack e patatine fritte. Una passeggiata a piedi o in bicicletta per il percorso casa- scuola, invece del passaggio in macchina di mamma e papà. Poche, semplici regole per aiutare i ragazzini ad avvicinarsi ad uno stile di vita piu’sano. Secondo recenti stime, infatti, il trentasette per cento dei bambini italiani di età compresa tra gli otto e i dieci anni (piu’ di uno su tre), sono sovrappeso o addirittura obesi. Il ministero della Sanità scende in campo e corre ai ripari. La contromisura si chiama “Forchetta e scarpetta”, (dove ‘forchetta’ sta per ‘corretta alimentazione’ e ‘scarpetta’ per  ‘movimento’) un progetto che, nelle prossime settimane, coinvolgerà circa cinquantamila alunni delle classi terza, quarta e quinta elementare in tutta Italia. La curatrice della parte nutrizionale, la dottoressa Dina D’Addesia, 64 anni, ricercatrice dell’ Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per l’ Alimentazione e la Nutrizione),  ci spiega di che si tratta: “‘Forchetta e scarpetta’ è una sintesi di un piu’ ampio piano di educazione alimentare, sviluppato nell’ ambito del programma  “Guadagnare salute”, che abbiamo pensato per i bambini tra gli otto e gli undici anni. E’ un breve corso interattivo per avvicinare gli alunni delle ultime classi delle scuole elementari alla corretta alimentazione. Il progetto completo prevede un vero e proprio corso suddivisibile in sessanta unità didattiche da ‘ spalmare’ in tre anni scolastici. L’ obiettivo è rieducare i nostri figli anche al gusto per cibi che i bambini italiani snobbano o consumano in maniera troppo limitata: ortaggi, frutta e legumi innanzitutto.” Il  progetto “Forchetta e scarpetta” sarà proposto, per ora, in 2600 scuole. “E’ solo ‘un’ assaggio’. Presto metteremo sul web l’ intero corso, e tutti gli insegnanti interessati potranno scaricare il materiale. L’ idea è stata sviluppata da un pull  composto da esperti nutrizionisti”, spiega la dottoressa D’Addesia, “ma anche da  pedagogisti e psicologi. Nelle scuole interessate dalla sperimentazione, i ragazzi saranno chiamati ad impegnarsi su un ‘kit’ multimediale e interattivo con quiz e giochi sugli aspetti generali dell’alimentazione e dell’attivita’ fisica quotidiana. Ai bambini verrà anche distribuito un opuscolo cartaceo da portare a casa per non abbandonare le regole e proseguire il ‘gioco’ con i genitori.” Il coinvolgimento degli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, è un punto centrale della guerra all’ obesità infantile. “Abbiamo parlato con molti insegnanti prima di lanciare ‘Forchetta e scarpetta’, ascoltando quanto ne sapevano di nutrizione e cercando di dare suggerimenti. Naturalmente, i pasti dei bambini vengono preparati anche in casa, percio’ è necessario coinvolgere i genitori.” Secondo la dottoressa D’Addesia è importante lavorare sul contesto culturale  “Bisogna insegnare ai bambini il corretto modo di alimentarsi, partendo dalle proposte e non dai divieti. Mi spiego: nell’ ultima parte del gioco viene chiarito, ‘dolci e patatine fritte non sono da demonizzare ma vanno bene solo una volta ogni tanto.’  E’ giusto iniziare dall’ educazione al gusto. Spesso i bambini snobbano determinati alimenti perché sono ‘fuori moda’ e magari non li hanno nemmeno mai provati. Per questo pensiamo sia importante abituarli a mangiare cose diverse e proporre un percorso pratico che, oltre a giochi e quiz, preveda il contatto con il cibo: da quello tattile all’ assaggio. ” Ma i risultati ci sono? “La sperimentazione, andata avanti per un anno, è andata bene. I dati che abbiamo ci dicono che i  bambini hanno imparato a mangiare di piu’ frutta, verdura e legumi. Speriamo di raggiungere buoni risultati con ‘ Forchetta e scarpetta’. Ma, certo, è una goccia nel mare.” Perché? “I bambini italiani sono bombardati ogni giorno da messaggi che vanno contro l’ educazione ad una sana alimentazione. C’è uno studio dell’ università “Roma Tre” che ha calcolato che, in media,in Italia, un bambino è esposto ogni cinque minuti ad un messaggio pubblicitario di un prodotto alimentare. Ci sono invece paesi in Europa in cui, negli orari di fascia protetta, è vietato mandare spot pubblicitari di quel tipo.” E non è solo una questione di pubblicità. “C’è molto da fare contro le cattive abitudini alimentari.” Ribadisce la dottoressa D’Addesia, “E’ una lotta difficile. Bisogna coinvolgere anche i genitori perché le cattive abitudini in famiglia si trasmettono.Per esempio: quanti adulti saltano la colazione? E poi, non ci dimentichiamo che questo è un paese in cui è possibile installare distributori di snack e merendine all’ interno delle scuole. Cosa che, per esempio, in Francia, è vietata da una legge statale.” Eppure qualche sforzo contro questi nemici della buona nutrizione si è fatto, almeno a livello locale. “Ci sono stati tentativi in Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia di sostituire questi distributori di snack con ‘distributori di verdura e frutta’. Sono solo esempi, ma sono iniziative che andrebbero generalizzate e coordinate in tutto il paese.”

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