Parla uno dei carabinieri coinvolti nel caso-Marrazzo

Pubblicato su “Oggi”

AVERSA, CE – “Scusa.  Voglio chiedere scusa alla famiglia di Piero Marrazzo, se la mia leggerezza ha procurato loro sofferenza. Io pero’ sono sereno, ero in buona fede. Stavo solo facendo un favore ai miei colleghi.” Il maresciallo Antonio Tamburrino appare tanquillo. Gli hanno appena revocato la misura degli arresti domiciliari e lui è sicuro che presto tutta la vicenda che lo vede coinvolto, cioè quella dell’ ‘affaire Marrazzo’ si chiarirà e, per quanto lo riguarda, ne uscirà “pulito”. Quella che segue é la sua versione dei fatti.
Uno dei quattro “carabinieri traditori” lo incontriamo ad Aversa, vicino Caserta, perché lì ha l’ obbligo di dimora. Accetta di parlare del caso Marrazzo, racconta come c’è cascato dentro. “Il mio errore è stato gestire la situazione in modo superficiale”, dice Antonio Tamburrino, 29 anni, sposato, un figlio di nove mesi, nell’ Arma dal 2004, da quattro anni in servizio nella stazione di Roma Trionfale. “Il carabiniere lo volevo fare da quando ero bambino. Credo nei valori dell’ Arma e chi mi conosce sa che mi sono sempre comportato con correttezza. Fino a questa storia non ho mai avuto problemi disciplinari”. Tamburrino è indagato per ricettazione. Nella storiaccia che ha coinvolto i quattro carabinieri e il Presidente della Regione Lazio, il suo ruolo sarebbe stato quello di intermediario. Fu lui a presentare ai colleghi in possesso del video che ritrae Piero Marrazzo seminudo in compagnia di un trans, il fotografo Max Scarfone che poi propose l’ aquisto del filmato all’ agenzia FotoMasi di Milano. Fu ancora lui che, in seguito, tenne i contatti con Carmen Masi, titolare dell’ agenzia e porto’ una copia del video nella sua sede, nel capoluogo lombardo. Ma tutto questo l’ avrebbe fatto in modo quasi incosciente. “Non solo quando misi in contatto Scarfone con i miei colleghi non avevo mai visto il video, ma non ne conoscevo nemmeno il contenuto.”

Perché i suoi colleghi sono venuti a cercare proprio lei? “Non lo so. Forse in caserma era girata voce che conoscevo questo fotografo che si occupa di gossip. E poi, forse, non si sono rivolti solo a me.”

Che rapporto c’era tra lei e i suoi colleghi accusati di estorsione? “Non li conoscevo troppo bene. Era un normale rapporto tra commilitoni.” Cioè? “Ciao. Come stai. Buongiorno, buonasera. Niente di piu’.”

Quanti siete alla compagnia Trionfale? “Una quarantina, ma loro facevano parte del nucleo operativo. Io sono di un altro reparto. Loro girano, io sono un “carabiniere di quartiere”.”

Max Scarfone come lo conosce? “Frequenta il ristorante ‘ Cacio e Pepe’, ci siamo conosciuti là”.

Esattamente come si è svolto il suo ruolo di ‘intermediario’? “Un collega, Luciano Simeone è venuto da me, chiedendomi se conoscevo qualcuno. Io non ho fatto altro che presentare i colleghi a Scarfone”.

E poi? “Poi loro si sono messi a tavolino a visionare il video su un pc.”

Allora lo ha visto anche lei? “Di sfuggita e di lato quando i miei colleghi si incontrarono con Scarfone. Anzi, ai miei colleghi non sembava facesse piacere che anch’io visionassi il video e io, del resto, non ero nemmeno interessato.”

Poi? “Poi Scarfone ha contattato l’ agenzia di Carmen Masi e le ha lasciato il mio nome. Lei era interessata, percio’, qunado è venuta a Roma, mi ha contattato e io ho fatto quello che avevo già fatto con Scarfone: ho presentato la Masi ai miei colleghi che le hanno mostrato il video.”

Il video lo ha visto anche lei? “Nell’ unica occasione in cui ho visto il video di cui le ho parlato prima a proposito dell’incontro con Scarfone, le ribadisco che ero in una posizione che non mi permetteva di capire molto. La qualità video e audio erano pessime. Io ero di lato, lontano dal monitor. Non ero neppure sicuro che l’ uomo ritratto fosse Marrazzo e, a oggi, da quello che mi ricordo di aver visto, sarebbe difficile dire anche che il trans fosse ‘Natalie'”.

Ma, quando ha visto il filmato, non le è venuto il dubbio che quel materiale “scottasse”? “Quando ho capito di che si trattava, il problema me lo sono posto. Ma i miei colleghi mi avevano assicurato che quel video era stato girato in ambito passionale, cioè da uno dei protagonisti, o comunque da qualcuno autorizzato dallo stesso Marrazzo a farlo. Piu’ avanti a Milano, ero stato ulteriormente rassicurato, perché l’ agenzia Masi aveva fatto visionare il filmato al legale di fiducia e il materiale era stato giudicato pubblicabile.”

Ma se era stato girato in ambito passionale, non era strano che lo avessero i suoi colleghi? “Io avevo avuto la spiegazione che era stato girano da un trans o, comunque, da qualcuno con il quale Marrazzo aveva avuto rapporti intimi , ero tranquillo”.

Poi, ha incontrato nuovamenete Carmen Masi, che le ha pagato il viaggio per raggiungerla con una copia del video nella sua agenzia, a Milano. “Sì. Le ho portato il video su.”

Perché? “Per fare un favore ai miei colleghi”.

Si è disturbato parecchio per fare un favore a colleghi con cui c’era solo un rapporto di ‘buongiorno e buonasera’. “In realtà quello non era l’ unico motivo per andare a Milano. Mi interessava tenere i contatti con la FotoMasi, per interesse personale perché ho scritto un film e speravo di trovare un intermediario che potesse aiutarmi. Percio’ non sono andato su solo per il video su Marrazzo.”

Che film ha scritto? “Un film sulla ‘bella vita’ romana, un documentario che potrebbe anche estendersi in due puntate, se il regista è bravo”.

La FotoMasi si occupa anche di film? “No, ma essendo un’ agenzia molto importante avrebbe sicuramente potuto ‘accreditarmi’ su Milano. Anzi le dico di più, quando andai a Milano, feci memorizzare sul desktop del computer del Masi il file con la sceneggiatura del mio film che avevo portato con me.”

Quando i carabinieri le vengono a perquisire casa, due giorni prima dell’ arresto, che pensa? “Quando me li sono trovati sotto casa non riuscivo a capire. ‘Perché?’ Mi chiedevo. Poi, appena ho capito che era per il video di Marrazzo, sono stato subito molto collaborativo, perché ero con la coscienza a posto. Gli ho consegnarto il cd che era lo stesso che avevo portato al Milano, spezzato in due”. Perché spezzato? “Perché mi sembrava giusto. I miei colleghi avrebbero potuto pensare che avrei potuto ‘fare il furbo’ con il loro video. Ma io non avevo alcun interesse a farne niente. L’ ho spezzato per stare piu’ tranquillo.”

Quando l’ hanno arrestata, ha capito in che storia era coinvolto? “A dire il vero, mi hanno informato i telegiornali. Ci hanno arrestato tutti contemporaneamente, il 22 ottobre e non potevo parlare con i miei colleghi. A ‘Rebibbia’, però, potevo tenere accesa la tv ventiquattro ore su ventiquattro e infatti, in venti giorni non l’ ho spenta mai. E’ da lì che ho capito la complessità della vicenda.”

Il comandante provinciale Tomasone vi ha definiti “quattro mel marce”. “Una definizione che ferisce. Io sono nell’ Arma da cinque anni. Non mi sento affatto una ‘mela marcia’. Non ho fatto niente. Sono colpevole solo di leggerezza. Ripeto: volevo fare solo un favore.”

Ma lei da questo favore, che cosa avrebbe guadagnato? “Come ho già detto agli inquirenti potevo non guadagnarci niente o, al massimo una cena di pesce.”

Non si è parlato mai di soldi? “Mai.”

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