ALICE WATERS: DALL’ ORTO DI OBAMA ALL’ UNIVERSITA’ DI ROMA

 Gli orti urbani arrivano anche in Italia . Uno dei prossimi lo inaugurerà la facoltà di architettura dell’ università “La Sapienza” di Roma che  si affida, per la sua realizzazione, alla donna che ha convinto anche la coppia piu’ potente del mondo che, sono parole sue, ‘il destino dell’ umanità nel secolo XXI dipenderà in primo luogo dal modo in cui la gente sceglierà di alimentarsi.’ e che ‘ se sapremo educare i sensi, infrangendo il muro di ignoranza  che divide coltivatori e consumatori, la gente sceglierà immancabilmente la via sostenibile’ Bionda, minuta, in completo di seta blu elettrico, Alice Waters, numero due di “Slow Food”, è la donna che sta persuadendo gli Obama  che per uscire dalla crisi bisogna riconsiderare il rapporto della nostra civiltà con la madre terra ed i suoi prodotti e spiega le sue idee a quattrocento futuri architetti che stanno per tuffarsi nell’ avventura di creare e curare un proprio orto. “L’ idea dell’ orto è nata quasi per caso”, racconta il preside della facoltà, Livio De Santoli. “Qui da noi ad architettura sono anni che i ragazzi aspettano la mensa e presto arriverà. Con la realizzazione dell’ orto, da settembre, gli studenti potranno iniziare a coltivare per poi godere del frutto del loro lavoro, consumando i loro prodotti, a chilometri zero. Dovendo chiedere un aiuto su come realizzare questo nostro progetto, abbiamo pensato di rivolgerci ai migliori esperti, cioè a ‘Slow Food’: a Carlo Petrini e ad Alice Waters.”. “Negli U.S.A è una pratica ormai diffusa,  tutte le università hanno il loro orto. Da “Yale” escono i Presidenti e oltre ad imparare dai libri, zappano l’orto. Sono felice di essere qui stamattina a parlare degli orti urbani con voi che avrete la responsabilità di costruire le città del futuro. E sono sicuro che, dopo aver curato l’ orto le vostre città saranno più umane e rispettose della natura.” dice Carlo Pedrini il guru del ‘mangiar sano’ prima che la parola passi alla sua agguerrita compagna di lotte.”Quello che stiamo tentando di fare con ‘Slow Fodd’ è una rivoluzione culturale e devo dire che negli Stati Uniti stiamo riuscendo a vincere battaglie che fino a qualche anno fa era inconcepibile pensare di combattere.”  La signora Waters è proprietaria e chef dell’ esclusivo ristorante ‘ Chez Panisse”, a Berkley, California. “Negli anni settanta, quando ho aperto il locale”, racconta,” se volevi mangiare bene, dovevi importare qualsiasi cosa. Il ristorante è nato perché io, per i miei pasti, volevo del cibo di qualità, con sapori veri, come quelli che avevo provato nei miei viaggi in Europa e che nel mio paese non riuscivo a ritrovare. Da un’ esigenza personale, che poi ho scoperto essere ampiamente condivisa, è nato tutto.  I miei primi fornitori sono stati gli abitanti della zona che avevano l’ orto in giardino. Presto si sparse la voce che ero disposta a pagare bene ingredienti di qualità e il mio campanello ha iniziato a suonare in continuazione. Dopo vent’anni di attività io e i miei fornitori, coltivatori diretti, ci siamo resi conto che potevamo vivere solo insieme: io consumatrice e loro produttori. Oggi, mi trovo al giro di boa del quarantesimo anno di attività e a Berkley c’è addirittura un ‘Farmer Market'(mercato contadino ndr), una cosa che, quando ho aperto ‘ Chez Panisse’ sarebbe stata impensabile”, dice soddisfatta Alice che, grazie  alla passione per il cibo sano e ad anni di insistenze, è riuscita a convincere addirittura la coppia presidenziale della bontà delle sue posizioni e della necessità che anche alla Casa Bianca si consumino prodotti a chilometro zero. “Una quindicina di anni fa mi venne un’ idea: il Presidente degli Stati Uniti avrebbe dato l’ esempio all’ intera nazione piantando un orto biologico nei giardini della Casa Bianca. Così, pensavo, avrebbe dimostrato il suo impegno a favore dell’ ambientalismo. L’orto avrebbe contribuito a nutrire il presidente ed i suoi famigliari  ma sarebbe stato un segno di attenzione verso l’ ambiente.” Aveva scritto ai Clinton una lettera con la sua proposta, poi ai Bush, ma solo con gli Obama Alice ha trovato la risposta che attendeva: ben quattrocento metri quadrati con cinquantacinque specie coltivate fra cui  peperoni, spinaci, e insalata, secondo una lista stilata dai cuochi della Casa Bianca per nutrire e deliziare i palati degli illustri inquilini e  dei loro ospiti. Ma l’ iniziativa è servita anche a pubblicizzare l’ importanza del cibo sano e dell’ agricoltura sostenibile. “non dimentichiamoci che Obama sta mettendo mano al sistema sanitario americano. Secondo i dati  dell’ omologo americano dell’ Istituto Superiore di Sanità, la maggior parte delle patologie di cui soffrono e muoiono gli statunitensi sono riconducibili alla cattiva alimentazione” sottolinea Pedrini, “Un rapporto piu’ consapevole con il cibo, porta vantaggi sociali ed economici.” E poi, c’è anche il lato ‘ludico’ dell’ esperienza sensoriale che puo’ dare un nuovo rapporto con la terra “E’ la cosa piu’ eccitante del mondo” dice Alice, “Mettere un seme nel terreno simboleggia la promessa di una nutrizione vera e di una educazione alimentare per  chi pianta gli ortaggi, li vede crescere, li raccoglie e poi li gusta”.

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