Festa per Sergio: la figlia e gli amici ricordano Endrigo

Una festa per Sergio Endrigo. Non un premio alla memoria (troppo triste), ma una bella festa come sarebbe piaciuta a lui, una rimpatriata tra amici per ricordare, nel giorno del suo settantasettesimo compleanno, il grande cantautore di Pola, scomparso nel 2005. C’erano molti nomi importanti della grande musica leggera italiana alla biblioteca del Burcardo, nella sede della SIAE, (la Societa Italiana Autori ed Editori), a Roma, la mattina del 15 giugno. Autori, musicisti, cantanti, giornalisti, scrittori, amici, curiosi. Ognuno con un episodio, un aneddoto, un ricordo di un artista che, secondo molti, è stato dimenticato troppo in fretta. E al centro della festa lei, Claudia, la figlia quarantenne del cantautore istriano che riceve il ‘Premio creatività’ dalle mani del presidente della  SIAE, Giorgio Assumma, sorridendo ma non dimenticando qualcosa che le sta molto a cuore. Con grande caparbietà, infatti, da quattro anni si sta impegnando con tutte le sue forze perché le opere del padre vengano tirate fuori dai cassetti e riconsegnate al pubblico. “Non capisco, perché non si trovano i suoi dischi?” si chiede, e racconta come nasce la sua battaglia “A un anno di distanza dalla morte di mio padre”, ricorda, ” ho avuto una crisi personale. Il medico mi diceva: vai dallo psicologo. Io, invece, non ho fatto altro che fermarmi a riflettere, a guardarmi dentro e, alla fine, ho capito cosa mi tormentava. Da lì ho deciso di iniziare la mia lotta per ridare a mio padre quello che, secondo me, gli era stato tolto.” La sala  piena smentisce, nei fatti, chi dice che di Endrigo ci si è già dimenticati. “Questo non credo sia vero.” dice Claudia  “Il suo pubblico non lo ha mai dimenticato. In cinque anni mio padre è stato sempre ricordato, anche con piccole cose. Me ne sono resa conto imbattendomi in un gruppo di ‘facebook’ dedicato a lui. L’ amministratore era un ventenne turco. Ora abbiamo una pagina che gestisco anch’io e da lì mi arrivano in continuazione ricordi, testimonianze, racconti. Ci sono tantissime persone  ancora affezionate a Sergio Endrigo ed è giusto che possano godere della sua opera.” ribadisce la battagliera Claudia “In particolare, mi auguro che venga ristampata la sua discografia e che venga riscoperto l’Endrigo degli anni 80 e 90, che ha fatto dischi magnifici buttati dalle case discografiche che non li hanno mai distribuiti, né promossi. Ho visto mio padre soffrire molto per questo e ora voglio che sia fatto cio’ che è giusto. Papà era un uomo elegante, un carattere mite. Io sono diversa da lui in questo, sono combattiva, bussero’ ad ogni porta. Prima o poi, ne sono certa, qualcuno mi ascolterà .” Intanto puo’ annunciare le prime vittorie “Una si chiama ‘Incomincio a cantare’, ed è un cd, in uscita, con le prime canzoni di Sergio Endrigo, risalenti al 1959. A settembre poi, è prevista anche una serata in suo onore all’ Auditorium di Roma.” A festeggiare con Claudia Endrigo c’ erano molti vecchi amici, ognuno con un ricordo originale di un uomo descritto come sensibile e profondo ma anche, (forse il lato meno comunicato),amante della vita, ottimo cuoco, capace di godere al meglio di cene luculliane, formidabile raccontatore di barzellette e amante degli animali. “Quando l’ ho conosciuto io,” ricorda Franco Migliacci, autore di grandi successi, primo tra tutti ‘Nel blu dipinto di blu’, “aveva trentuno gatti e due cani”. Mentre un altro autore, Giorgio Calabrese, sorride ricordando delle conquiste amorose del giovane Endrigo che si faceva forte del suo ruolo di cantante di successo. Nato a Pola, in Istria (oggi Croazia), nel 1933, Sergio Endrigo è stato un cantautore versatile, capace di cantare la profondità dei sentimenti in successi come “Era d’estate”e “Io che amo solo te”, (tanto da meritarsi le frecciate satiriche di Alighiero Noschese con la sua imitazione del ‘cantante triste’) e contemporaneamente di dedicarsi a scrivere canzoni di grande successo, come “Ci vuole un fiore”, per il pubblico dei piu’ piccoli, e affrontando spesso anche tematiche sociali e politiche in brani come “1947” e “Filastrocca vietnamita”. Collaborò con le piu’ grandi personalità poetiche e musicali degli anni ’60 e ’70: da Ungaretti a  Rodari, da  Pasolini a Vinicio de Moraes eil ricordo  della sua grandezza artistica, nelle parole di chi gli è stato vicino, va di pari passo con quello  della sua grande umanità. “Mi colpi’ subito per la sua professionalità e la sua umiltà. Il successo non lo allontano’ mai dai suoi colleghi.”  racconta un emozionato Renato Zero, “Io muovevo i primi passi nel mondo dello spettacolo, lo incontravo all’ RCA, lui era già un ‘mostro sacro’ eppure era un uomo di grande eleganza e semplicità. Io ho imparato tutto quello che so da cantautori come Sergio Endrigo e altri della sua generazione: Paoli, Bindi, Tenco, De Andrè. Ma era una generazione di artisti scomodi e anche Sergio Endrigo lo era. E qualcuno gli ha fatto la guerra, come a Mia Martini. Era coraggioso, di grande personalità. E piaceva a tutti.” Lucio Dalla dice che, secondo lui, Endrigo ” aveva la capacità di unire un pubblico frammentato culturalmente intorno all’ elemento poetico ed umano. Se il passato desse coscienza e non servisse solo a fare retorica, forse, appresa la sua grande lezione, anche oggi si riuscirebbe a fare canzoni importanti come le sue. Lui non si è mai posto il problema del mercato ‘questa cosa che scrivo sarà facile o no? Commerciale o no? Lui, e molti della sua generazione, parlavano al pubblico scrivendo cose che, a distanza di trent’anni, ancora ci colpiscono. Questa grandezza nasce dal talento e dal coraggio.” Anche per Claudio Baglioni ci si è dimenticati troppo in fretta di Endrigo “Non per tutti i grandi artisti va allo stesso modo. Alcuni sono ricordati meglio, altri vengono dimenticati anche da vivi. Endrigo mi colpi’ molto quando mi chiamo’ per ringraziarmi di aver interpretato un suo pezzo in una trasmissione televisiva,” rivela il cantautore romano, “Era un grazie esagerato, dietro il quale ho sentito una piccola disperazione. A un certo punto questo artista fu abbandonato un po’ da tutti. Il grande premio per lui, è l’ immortalità di quello che ha scritto, ma a ben vedere questo è un grande premio soprattutto per noi che possiamo godere delle sue indimenticabili canzoni.”

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