Ora sono l’ uomo con il cuore a tracolla

 

Pubblicato su Visto 

Il protagonista di questa storia si chiama Liu, è un cinese di 44 anni, da dieci in Italia. Passeggia per i corridoi dell’ ospedale San Camillo di Roma e abbozza un sorriso, in cui si legge sollievo e gratitudine. Viene avanti appoggiandosi al fratello (appena sbarcato dalla Corea del Sud, dove vive, per stargli vicino), in pigiama, con due borsette a tracolla. In quelle borsette inseparabili Liu Jing, tiene il suo cuore. O meglio, le batterie  dei sofisticati apparecchi che lo sostituiscono. “Senza un cuore nuovo questo paziente era spacciato” spiega il professor Francesco Musumeci, 56 anni, co-protagonista di questa e di molte altre storie a lieto fine, nel corso della sua brillante carriera. Musumeci é primario del reparto di cardiochirurgia dell’ azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini  di Roma e, insieme alla sua equipe, é stato lui, con un’ operazione finora unica in Italia, a ridare il sorriso al suo paziente. E così, Jing, è diventato il primo uomo ‘senza cuore’ in Italia. ” Il suo cuore è stato svuotato e ormai  é solo una sacca inerte su cui poggiano due piccole pompe del peso di 150 grammi ognuna, che funzionano come fossero ventricoli: mandano il sangue verso i polmoni per ossigenarlo e poi lo riprendono.” spiega il medico. L’ operazione, è la prima del genere in Italia e una delle poche al mondo “Le due ‘borsette’ che si porta appresso il paziente sono le batterie dei due ‘heartweare’ (così si chiamano le valvole artificiali n.d.r.). Finora, nel nostro paese, erano state innestate solo singole valvole, ma questa volta era necessario andare oltre.” dice il cardiochirurgo.  “Da mesi, in attesa del trapianto, ero costretto a letto. Avevo paura, non vivevo piu’ e ora invece…grazie” racconta Jing che l’ italiano lo parla poco ma si fa aiutare da un amico. Quarantaquattro anni, fisico minuto, sguardo attento, una vita da migrante “Quando ero piccolo mi sono trasferito con la mia famiglia in Corea del Sud. Poi, dieci anni fa, ho deciso di lasciare i miei cari e di venire qui in Italia.” Jing sbarca nel nostro paese con le speranze che si porta dietro chi rivendica con volontà e determinazione il diritto a una vita migliore. “Sono arrivato a Roma con tanti sogni e qualcuno sono riuscito a realizzarlo”, racconta , “All’ inizio è stata dura, ma lavorando sodo, le cose sono presto migliorate. Io sono un cuoco e  dopo tanta fatica, ora gestisco un mio ristorante. Abito in zona Esquilino con mia moglie e fino a che non mi sono ammalato, la mia vita scorreva serena” Il suo cuore, alleato prezioso nell’ affrontare le difficoltà di ambientazione in un paese straniero, all’ improvviso è impazzito e tutta la determinazione di Jing, non é bastata, da sola, per combattere quel nuovo nemico. “Voelvo solo continuare la mia vita ma non potevo fare niente e questo mi angosciava.Amo il mio lavoro e mi è pesato molto non poterlo fare, nelle lunghe giornate in cui il mio cuore malato mi ha costretto a rimanere immobile.” Quel cuore ‘matto’, ora non batte piu’, ma nelle vene di Jing il sangue scorre regolare grazie ad un vero miracolo della scienza e della tecnologia “quest’ intervento era l’ unica soluzione per ridargli una vita normale” spiega il professor Musumeci.” “Abbiamo proceduto a quest’ operazione perché non avevamo altra scelta: organi disponibili per il trapiantonon ce n’erano e il paziente non poteva piu’ aspettare.” “Queste piccole turbine che ora lavorano per mantenere in vita Jing, in teoria, dovrebbero essere una misura di passaggio in attesa del trapianto. In realtà, data la terribile carenza di organi, possono essere considerate una valida alternativa al trapianto stesso.” dice Musumeci, orgoglioso del suo lavoro e di quello di tutta la sua squadra “L’ operazione sul signor Jing è riuscita, come sempre, grazie al buon lavoro di tutti. Venti persone, prima e durante l’ operazione, durata quattro ore hanno lavorato sul paziente”, sottolinea il cardiochirurgo.  “Voglio ringraziare tutti quanti. Grazie, mi avete salvato la vita”. dice il cinese, mentre continua a sorridere. Tra qualche giorno verrà dimesso e potrà anche tornare a lavorare. “Non vedo l’ ora di ricominciare.” e si illumina al solo pensiero. “Finalmente non ho piu’ paura.” dice, rasserenato,  “Prima, quando stavo male,non facevo altro che pensare al peggio. Sentivo che la vita mi stava sfuggendo vivevo nell’ angoscia, ma ora è tutto diverso” dice ‘l’ uomo senza cuore’,  consapevole di aver riafferrato la vita grazie a due valvole grandi come mezzo pacchetto di sigarette e alla fortuna di essersi imbattuto nella parte migliore della sanità pubblica italiana.

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