Malati di internet? Oggi c’é chi vi cura

“Si illudono di poter tenere la situazione sotto controllo e in astinenza sono ansiosi, ossessivi, presentano atteggiamenti paranoici e una drastica diminuzione dell’eloquio.”
Quello che traccia lo psichiatra romano Federico Tonioli, non è il ritratto di eroinomani in crisi di astinenza ma di un altro tipo di  ‘tossici’: quelli che non possono stare per piu’ di qualche minuto senza controllare la posta elettronica, hanno un bisogno compulsivo di sbirciare Facebook e passano intere nottate tra giochi di ruolo e sesso virtuale.
Per aiutare chi rischia di rimanere impigliato nella “rete delle reti” è nato, al Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma, il primo ambulatorio italiano per la cura dell’ “Internet addiction disorder”, ovvero la dipendenza da Internet. Qui, i “drogati del web”, troveranno ad accoglierli la squadra di psichiatri guidata dal dottor Tonioli che, dopo un colloquio iniziale, potrebbero prescrivere ai pazienti incontri successivi, un’ eventuale terapia farmacologica o anche l’ inserimento in veri e propri gruppi di recupero.

Dottor Tonioli, lei è nemico di Internet? “No. Anzi,  credo che la rete sia un’opportunità di comunicazione enorme, sono anch’io un utente del web. Vivere senza vorrebbe dire rimanere tagliati fuori da tante informazioni. Io, per esempio, ho scoperto da poco ‘You -Tube’ e ci vado spesso: essendo un appassionato di  musica reggae, mi diverto a scovare vere e proprie ‘chicche’. Quindi, sia chiaro,nessuno vuole demonizzare la rete ma internet ha imposto un nuovo modo di pensare ed interagire ed è forse arrivato il momento di guardare alle conseguenze del  fenomeno.”
Chi è a rischio dipendenza?
“Alla base di ogni dipendenza, c’è sempre una personalità predisposta. Non è detto che chi passa 12 ore davanti allo schermo di un pc sia piu’ a rischio di chi ce ne passa due. Il problema non è quanto tempo si naviga ma quanto la rete invade la nostra testa. Se, dopo una giornata davanti al computer, ho una partita di calcetto e mentre gioco penso continuamente al fatto di dovermi connettere per controllare le e-mail, o per vedere che fanno gli “amici” di Facebook, forse, qualche problema c’è. Il punto è l’ investimento mentale che facciamo sul mondo virtuale. Quando internet non ti permettere di vivere altro, allora si puo’parlare di abuso.”
Anche internet è un modo di “sballarsi”?
“Si. Oggi è cambiato il modo di drogarsi.  La necessità di perdere il controllo nel modo piu’ veloce possibile ha portato al poliabuso: chi vuole ‘sballarsi’ usa piu’sostanze e situazioni, tra queste c’è anche l’ uso scriteriato dei nuovi media. C’è un legame, secondo me, tra la dipendenza ad internet e la corsa tutta attuale alla perdita di controllo.Il telefonino e Internet sono invasivi.  Oggi non esiste piu’solitudine, cioè quello spazio in cui definiamo noi stessi. Sembra, in compenso, che ci sia  piu’comunicazione ma è solo apparenza. Aumentano i contatti ma perdono di profondità, si rinuncia alla comunicazione non verbale che è l’ unica veramente rivelatrice dei nostri moti interni. Se comunichi in internet, non arrossisci, non comunichi con il corpo, quale parte di te puoi raccontare? Alla fine, diventa un ottimo modo per sfuggire al controllo, per nascondersi al mondo. A lungo andare, però, ci si ritrova in una dimensione autistica.”
Chi si rivolge a voi?
“Molte persone in difficoltà. I più giovani hanno 23- 24 anni. Quella è una fascia di età che ha vissuto l’ infanzia in un mondo che era ancora diverso, quindi si fanno delle domande rispetto ad internet. Sarà invece molto  difficile vedere entrare da quella porta, spontaneamente, degli adolescenti, anche se rappresentano un’ enorme fetta degli utenti del web a rischio. I  bambini di oggi nascono e crescono in questo contesto nuovo. Il nostro mondo interiore si forma in dialettica con il mondo esterno. Se oggi parte del mondo esterno è un mondo virtuale, anche il nostro mondo interiore si sviluppa in modo diverso. Oggi ci sono condotte adolescenziali del tutto nuove che ci spaventano e non capiamo. Sicuramente un legame con il nostro nuovo modo di comunicare o non comunicare c’è . E’ un’ evoluzione e noi adulti dobbiamo farci i conti, mettendo in crisi i precedenti schemi mentali.”
Tra tutte le dipendenze che puo’sviluppare internet c’è quella legata agli ormai diffusissimi social network: Facebook, Twitter e altri.
“Oltre al bisogno compulsivo di essere sempre aggiornati, l’ universo dei social network dà la possibilità di gestire false identità e per qualcuno puo’essere pericoloso. Sono molte, per esempio, le persone che si inventano un’altra identità per testare la fedeltà del compagno, della compagna o per indagare sulla vita privata dei figli. Una smania di controllo che fa male prima di tutto al controllore, perché lo impiglia in una rete da cui, a lungo andare, diventa difficile uscire e genera ossessioni e vere e proprie paranoie.”
Il rischio piu’ grave per i “tossici” della rete qual è?
“Lo straniamento dalla realtà, arrivare a percepire il mondo che ci circonda, a cominciare dagli altri, per quello che, a lungo andare, sono diventati nelle nostre teste, sulla base della comunicazione virtuale  di sms, o messaggi in chat, e non riuscire piu’ a percepire quello che in realtà sono.”

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