Vincenzo Cenname, sindaco ecologista e “dimissionato” di Camigliano (Caserta)

Vincenzo Cenname crede nella politica come servizio al cittadino e fino a qualche mese fa era sindaco di Camigliano, 1800 abitanti, in provincia di Caserta. Qui Vincenzo, ingegnere ambientale di 38 anni e la sua giunta (tutti ‘under 40′) sono riusciti dal 2007, in un piccolo miracolo. A 60 km da Terzigno, case a due piani, circondate dalla campagna coltivata a ulivi, viti e peschi, regna l’ordine e la pulizia: niente sacchi della spazzatura in mezzo alla strada e ad ogni angolo secchioni di colore diverso (compreso quello piu’ raro per il riciclaggio degli olii vegetali), per la raccolta differenziata dei rifiuti, che qui è arrivata a quota 60%. Eppure,Vincenzo Cenname è stato rimosso dal suo incarico, nel tempo record per la burocrazia italiana, di soli 7 giorni, con un decreto del ministro Maroni. Perchè?Infiltrazioni camorristiche? Bancarotta? Niente di tutto questo.” Sono stato rimosso perché ho messo in discussione la legge 26/2008, denominata ‘Fine emergenza rifiuti in Campania’.”

Cosa prevede la legge? “La provincializzazione dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti e anche della tariffazione relativa al servizio. Mi sono rifiutato di trasmettere i dati relativi alla raccolta dei rifiuti del mio Comune e sono stato ‘dimissionato”

Perché non si é attenuto alla legge? “Perchè è ingiusta e farà altri danni. L’ accentramento danneggia i comuni virtuosi, e si trasformerà anche in un salasso per i cittadini, costretti a pagare una tassa ad una società provinciale a partecipazione privata. Servirà solo a mantenere l’emergenza. Dietro c’è la politica degli inceneritori con i suoi grandi interessi e noi che difendiamo il nostro territorio, veniamo fatti passare per egoisti.”

Perché é contro ‘la politica degli inceneritori’? “Per risolvere l’ emergenza rifiuti basterebbe attuare una seria politica di raccolta differenziata, e costruire impianti di compostaggio, o almeno avviare quelli che già ci sono, come quello della discarica di Maruzzella di San Tammaro, pronto da 4 anni ma mai entrato in funzione. Così si risolverebbe, intanto, il problema della frazione umida dei rifiuti, cioè un buon 40%. Però il giro d’affari è diverso. Per realizzare un impianto di compostaggio bastano 4-5 mesi e 5 milioni di euro. Un inceneritore costa circa 350 milioni di euro e, comunque, non risolve il problema. E intanto,si continuano a portare i rifiuti nelle cave.” Vincenzo ci porta a Ferrandelle, 12 km da Camigliano, uno dei siti di stockaggio temporaneo. Qui, su un terreno confiscato ai Casalesi, dove doveva sorgere una fattoria didattica, stazionano da oltre 3 anni circa un milione di tonnelate di rifiuti. Una impressionante montagna di immondizia in mezzo alla campagna. Il sito non è visitabile, in quanto ‘area di interesse strategico nazionale’. Dall’ altra parte della strada, la discarica di Maruzzella San Tammaro con il suo impianto di compostaggio pronto ma inattivo.

Il suo paese è la dimostrazione che anche in Campania è possibile portare avanti una politica ecologista? “Non c’è solo Camigliano in Campania. Ci sono anche altri centri, piu’ grandi di noi, che, gestendo autonomamente i rifiuti, raggiungono buoni risultati. Salerno, ad esempio, è tra le prime città d’ Italia per la raccolta differenziata.”

E’ contento del clamore che sta suscitando il suo caso? “Mi aspettavo una reazione certo, ma essere diventato famoso solo perchè ho fatto il mio dovere, applicando semplici regole di buon senso, stupisce anche me.”

Il problema delle politiche ecologiste in Italia è l’educazione dei cittadini? “Io credo che, se riusciamo a mettere a disposizione gli strumenti giusti, i cittadini li usano. Noi gli abbiamo distribuito taniche per il recupero degli oli usati, kit pannolini- lavabili per ogni nuovo nato, abbiamo sostituito i vecchi lumini del cimitero con i led perpetui. Abbiamo incentivato il riuso attraverso gli eco-euro, (buoni dati ai bambini che portano a scuola materiale riciclabile, spendibili nelle cartolibrerie convenzionate). E con un’ iniziativa simile abbiamo incentivato anche il compostaggio domestico: chi divide la frazione umida dalla secca, ha in cambio buoni spendibili negli esercizi commerciali convenzionati. Sono tutte politiche a basso costo e il cittadino sa anche che l’ azione virtuosa abbassa il costo del servizio. La nostra tariffa sui rifiuti è la piu’ bassa della provincia.”

Pensa che le ‘regole di buonsenso’  applicate a Camigliano, sarebbero applicabili anche nei grandi centri? ” E’ questione di volontà. Piccolo centro equivale a piccole risorse. Certo, per le grandi città saranno diverse le formule da trovare ma gli obbiettivi sono perseguibili ovunque. A Camigliano dove siamo arrivati al 60% di raccolta differenziata, come a San Francisco, dove stanno al 70%.”

La gente è disamorata della politica. Per difendere lei i suoi concittadini, invece, sono scesi in piazza. “Ci sono tanti buoni amministratori che devono sottostare a logiche che non sempre perseguono l’ interesse della collettività. La politica dovrebbe essere un servizio, non un mestiere. La gente deve sentirsi coinvolta, qui cerchiamo di alimentare l’ amore per il territorio, il volontariato, tutte le forme di associazionismo. ”

L’esperienza di Camigliano insegna che qualcosa si puo’ fare anche in ‘territori di camorra’? “Non si puo’ essere totalmente sicuri che non ci siano situazioni in cui in qualche modo la camorra non si infili. Però I dati ci dicono che la maggior parte degli investimenti dei Casalesi sono fuori dal territorio campano, per lo piu’ a Nord, in Emilia Romagna. La camorra non deve essere usata come scusa per non far crescere il territorio. ”

 

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