Roberta Peci: “Voglio incontrare l’ assassino di mio padre”

PECI03Pubblicato su “Oggi” 

San Benedetto del Tronto – “Voglio incontrare l’ assassino di mio padre. Gli ho scritto una lettera chiedendo di incontrarlo, perché ho bisogno di parlargli. Voglio sapere del sequestro di mio padre. Come ha vissuto quei giorni, che diceva, che faceva. Non sono certa di cosa gli direi ma so che se lo avessi davanti, comincerei a parlare come un fiume in piena.” Così Roberta Peci, si rivolge all’ ex-brigatista Giovanni Senzani che assassino’ suo padre  Roberto, il 3 agosto del 1981. Quel giorno lei era nella pancia della madre,  Antonietta. Sarebbe nata tre mesi dopo il ritrovamento del corpo di Peci, crivellato da undici colpi di pistola,  in un casolare sull’ Appia, alle porte di Roma, sotto al messaggio “Morte ai traditori”. I brigatisti avevano prelevato Roberto, elettrotecnico di 25 anni in via Boito, a San Benedetto del Tronto, 54 giorni prima. Sua unica colpa:  essere il fratello dell’ ‘infame’, Patrizio Peci, primo terrorista pentito. Dopo ventitre anni di prigione, Giovanni Senzani, detto ‘professor Bazooka’, ex-docente universitario di criminologia, ha saldato il suo debito con la legge italiana e oggi è un uomo libero.  “La mia è un’ istanza morale. ” commenta Roberta, “Non critico la giustizia dei codici anche se non la condivido. Avrà anche saldato il conto con la giustizia, ma il signor Senzani è ancora in debito con i famigliari delle sue vittime. Spero che arrivi presto il giorno in cui avrà il coraggio di guardarmi negli occhi e spiegarmi perché ha deciso di privarmi di mio padre. Perché scelse di ucciderlo, nonostante  tutti  gli altri fossero contrari ad ucciderlo? Mio padre era solo un ragazzo di venticinque anni, che   a casa aveva la giovane moglie incinta. Era un lavoratore, un proletario, cioè uno che avrebbe dovuto essere difeso dalle brigate rosse e invece da loro fu sequestrato e ammazzato come un cane. ”

Come sei venuta a conoscenza della storia di tuo padre ? “Ho sempre saputo che mio padre non era morto di malattia, ma fin da piccola sentivo che in casa, quello, era un argomento tabù. Avrei voluto sapere che cosa era successo, perché vivevamo con la scorta, ma non chiedevo. Un giorno, ero in terza elementare, venne a scuola un giornalista a fare lezione e racconto’ che il lavoro piu’ importante per  lui  era stato seguire il sequestro e l’ omicidio di Roberto Peci. Tornai a casa sconvolta. Così seppi la verità. Poi, piano piano, negli anni, appresi altri dettagli. Ma scavare è stato difficile.” L’ uccisione di Roberto Peci, fu un punto di svolta per le BR. Davanti a tale ferocia, filmata per la prima volta su un video (per iniziativa di Senzani), fu per molti impossibile vedere una differenza tra brigatisti e criminali comuni. Roberta ci fa vedere una foto del padre, un giovane sorridente poi, una foto scattata appena nata: lei in braccio alla mamma.  Sulla copertina dell’ album c’ è una poesia, trovata in una fabbrica di Napoli, firmata da un anonimo ‘G.D.G’, che inizia così: “Io sono Roberto, mia piccola bimba, e non sono scomparso, mi cerchino pure, io sono nel cuore…”.

Che cosa sei riuscita a sapere di tuo padre in questi anni? “Innanzitutto una cosa che dovrebbero sapere tutti: Roberto Peci non era un terrorista. Era un ragazzo di quegli anni, che si occupava anche di politica, come tutti. Ma non ha mai toccato una pistola, non era un violento, e soprattutto, non è stato mai nelle brigate rosse. Per me è  importante dirlo, perché sulla sua figura pesa ancora un’ ambiguità che è colpevole. Mio padre non era nelle brigate rosse, mio padre è stato vittima delle brigate rosse.”

E’ vero che quando vai in giro, qualcuno ti chiama  ‘la figlia del terrorista’? “Sono stata nel paese natale di mio padre, Ripa Pranzone, ho chiesto:’ Dov’è la casa di Roberto e Patrizio Peci?’ e mi hanno risposto: ‘Chi, i due terroristi?’.Roberto Peci, non era un terrorista, Patrizio lo era.”

Che rapporti hai con lui?“L’ avro’ visto due-tre volte in vita mia e non siamo mai andati oltre il ciao. Era freddo.Forse per il senso di colpa. Anche se, a leggere l’ ultima edizione del suo libro, “L’ infame”, anche su questo ho i miei dubbi. Lì dichiara di non essersi pentito, che rifarebbe tutto quello che ha fatto. In quello che ha fatto rientra anche la responsabilità per la morte di mio padre.  Penso che anche per lui sia stato un dramma. Era suo fratello,sono cresciuti insieme. Però, leggere che non si è pentito di niente, mi ha fatto male. Per quel che mi riguarda, se mi chiamasse e avesse qualcosa da dirmi, di sicuro non gli sbatterei il telefono in faccia. Ma tanto non lo farà mai.”

Gli altri parenti di tuo padre li senti? “Praticamente con loro non ho rapporti. La mia famiglia è stata la famiglia di mia madre.”

Che cosa ti ha portato via Giovanni Senzani? “Un padre,  crescere in un nucleo famigliare normale. A casa mia il Natale era un dramma. Mia madre, pero’ è stata un’ eroina, è a lei che Senzani ha portato via di piu. Mia madre è una linea interrotta, è morta a 27 anni, il giorno in cui è stato ucciso mio padre. Da quel giorno, per lei è difficile parlare di lui. Ha lottato tanto nei giorni del sequestro, quando è finita ha detto: ‘basta’ ed ha vissuto per me, non si è piu’ rifatta una vita. Patrizio si è rifatto una vita, Senzani è libero, mia madre ha pagato piu’ di tutti. Per tutto questo voglio guardare in faccia Senzani, e spiegargli che una figlia non potrà mai essere risarcita per la morte di un padre. Lui ha detto: ‘sono rinato ma non sono pentito’. Cosa vuol dire? Come si puo’ rinascere senza guardarsi indietro?”

Annunci

Una risposta a “Roberta Peci: “Voglio incontrare l’ assassino di mio padre”

  1. Innanzitutto i miei affettuosi saluti a Roberta. Mi ha fatto impressione vedendo una volta su youtube la sua confessione con tanta amarezza che porta una specie di rancore verso l’uomo che non le ha fatto da padre. Ho capito che in lei non c’e astio ma grande amarezza. Io ho voluto contattarla via e-mail ma vedo che c’e lo spam. Capisco! Pero’ vorrei che non si sentisse cosi’ male. Las vita pero’ non finisce con la fine della forma fisica. Non sono una grande religiosa, cattolica. Ho avuto esperienze non volute su queste. E so che l’uomo di sicuro amato come papa’ di lei non e’ finito nel nulla. Roberto Peci’ e’ vittima innocente. Ma l’odio non porta alla liberazione. Capisco che vorrebbe incontrare prof. Senzani. Ed e’ giusto anche, per procedere avanti per tutta la popolazione italiana che un discorso tra gli ecx rivoluzionari che hanno le mani insanguinate e le pšersone affrante che sono rimaste senza amati congiunti cosi’ crudelmente rappresenterebbe un primo gradino per annientare quelle menti alte e senz’anima che pure hanno portato un gran numero della popolazione ad impugnare le armi. Per salvare l’Italia ci vorrebbe quel tocco delle dita tra gli offesi e quelli con le mani insanguinate. Quest’ultimi che scrivono e pubblicano le memorie, rilasciano interviste ha un senso. Non chiedono perdono. Tutt’altro si sentiranno sempre fino all’ultimo respiro come dannati per quelli che hanno perduto a causa loro i loro cari. Io non vivo in Italia e sono di nazionalita’ mista, residente all’estero. Ciao Roberta e coraggio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...