Il figlio racconta Licia e Settimio Manelli, prossimi alla beatificazione

Hanno messo al mondo ventuno figli, di cui tredici sopravvissuti, accolti come doni di Dio, nonostante i sacrifici e le ristrettezze economiche, e diventati a loro volta ferventi cristiani. Uno di loro, Stefano Maria, diventato sacerdote, ha fondato l’ordine dei francescani dell’Immacoltata, circa mille tra frati e monache. In tutto, oggi, i frutti del loro amore sono quasi duecento tra figli, nipoti e pronipoti. La straordinaria storia di fede di Settimio e Licia Manelli, figli spirituali di san Pio, continua ad essere ispirazione per tanti credenti e oggi si apre il processo di beatificazione per questa coppia, che ha scelto di seguire integralmente gli insegnamenti del cristianesimo.”Sento tanti giovani che dicono di non mettere al mondo figli perché non sono sicuri della propria posizione economica e quindi, dicono, ‘sarebbe un gesto irresponsabile’. La mia famiglia è una testimonianza del contrario. Io credo che irresponsabile è chi i figli non li fa.Noi viviamo immersi in bisogni che non sono reali perché, come diceva Pascal, soddisfatto un bisogno, l’ uomo se ne crea subito un altro e quindi è impossibile esaudirli tutti perciò l’ uomo si affanna ma se non si affida a Cristo non troverà mai la sua felicità.”dice Pio Manelli, 71 anni, il nono figlio di Settimio e Licia, a sua volta orgoglioso genitore, con la moglie AnnaMaria, 65 anni, di nove figli (sette dei quali entrati nell’ ordine religioso di padre Stefano). “Quando penso a mio padre, penso a un grande convertito, a uno come Sant’ Agostino.” Il professor Manelli, infatti, in gioventù fu un irrequieto e solo l’ incontro con il santo di Pietrelcina impose una svolta alla sua esistenza. “Nato a Teramo nel 1886, da giovane era agnostico,” racconta Pio, “aveva un talento letterario innato che lo porto’ presto alla notorietà nel giro degli intellettuali abruzzesi. Era una promessa nel campo della poesia e della letteratura. All’epoca si puo’dire che si comportava come un ‘dandy’: seguiva le mode, amava la bella vita, leggeva D’Annunzio e Nietchze,” poi un giorno, qualcosa nella sua vita cambio’. “Frequentava brutte compagnie, anche una medium con terribili poteri. Non stava bene, non trovava pace. Nel 1924, perciò, si reco’da Padre Pio, a San Giovanni Rotondo, in cerca di un po’ di conforto spirituale.” E quello fu il momento più importante della sua vita. “Quando incontro’ San Pio, la sua vita cambio’radicalmente. Si presentò davanti al frate e gli disse ‘Mi hanno detto che lei è santo, mi aiuti’. Padre Pio prese a cuore quel giovane, lo fece attendere una settimana prima di confessarlo, in modo che potesse riflettere in tutta coscienza sui suoi peccati. Dopo quell’ incontro, mio padre rinuncio’ alla carriera e voleva anche farsi sacerdote, poi si rese conto che il suo destino era un altro. Incontro’ mia madre Licia, una ragazza di diciotto anni laboriosa e devota quando lui, che di anni ne aveva quaranta, insegnava a Bergamo. Ormai, aveva abbandonato l’ idea degli allori letterari per dedicarsi invece all’ insegnamento. Una professione che gli garantì lo stipendio che, con grandi sacrifici, ci sfamo’ sempre.” Anche l’ incontro con Licia e la costruzione della loro famiglia avvennero sotto l’ ala protettrice di San Pio. “Mio padre, naturalmente, quando decise che Licia era la donna della sua vita si reco’ a San Giovanni Rotondo a chiedere consiglio a Padre Pio che diede il suo consenso e, quando la incontro’ per la prima volta, durante il loro viaggio di nozze, nel 1926, benedì la nuova famiglia dicendo ‘questa è la mia famiglia! E aggiungendo, profeticamente: ‘supererete i venti figli’.”, continua il signor Manelli. “A Bergamo i miei sono rimasti un paio di anni e lì sono nati i primi due figli, poi ci siamo spostati a Fiume dove mio padre, che si rifiutava di iscriversi al partito fascista, ebbe qualche fastidio. E anche in quella difficoltà si rivolse al suo padre spirituale, santo di Pietralcina, che gli disse, “Vieni a Lucera, e troverai piu’ Luce”. Lì, in quel piccolo centro non lontano da San Giovanni Rotondo, nacqui io. Ci restammo fino al ’48 e, infine, ci trasferimmo a Roma, dove otto di noi si laurearono.” Che ricordi ha della sua infanzia? “La nostra è stata un’ infanzia fortunata, serena. Mia madre, è stata una donna eccezionale. La nostra educazione ci ha reso individui responsabili, basandosi sugli insegnamenti del cristianesimo. I miei sono stati formidabili educatori, ci facevano capire il significato di tutto, hanno tirato su tredici figli con il modesto stipendio di un insegnante. Mia madre, poi, era la colonna della famiglia, una donna straordinaria che ha fatto quello che molti ora non vogliono fare: rimboccarsi le maniche e affrontare ogni difficoltà con la forza della fede. I frutti che ha seminato san Pio nel loro cuore, sono germogliati anche dentro quelli di noi fratelli. Mio fratello, Stefano Maria, ha fondato l’ ordine religioso dei francescani dell’ Immacolata’. Tutti noi figli abbiamo delle belle famiglie. Io, ho incontrato mia moglie Anna Maria e abbiamo avuto il dono di nove figli, in sette sono entrati nell’ ordine di padre Stefano. Siamo orgogliosi e grati alla Provvidenza. I miei genitori hanno formato nella cristianità, una famiglia di cristiani senza mai imporre nulla, solo spiegando e portandoci sulla strada della verità. E credo che il valore della loro beatificazione sia tutto nell’ esempio: un esempio per chi oggi, e sono in tanti, ha troppa paura. Per i giovani, che rimandano il momento di avere figli per rincorrere un vuoto edonismo che non dà felicità.I figli sono sempre una benedizione, frutto benedetto dell’ amore tra uomo e donna.. Bisogna avere fede e, anche se ci sono difficoltà, affrontarle, perché Dio ci mette di fronte solo prove che possiamo superare.”Un suo ricordo personale di San Pio? “San Pio è stata ed è ancora, una presenza costante nella vita di tutti noi. Prima delle decisioni importanti lo si consultava sempre, e anche se i suoi suggerimenti costavano sacrificio, venivano sempre seguiti.Io personalmente mi sono confessato tante volte con lui. Era l’ unico modo di poterci parlare, lui parlava solo con le anime che si erano pulite. Anch’ io, come mio padre, chiesi al santo di benedire la scelta della mia sposa. Prima gli portai le fedine di fidanzamento che lui benedì, poi, portai Anna Maria a confessarsi e lui benedì anche la nostra unione che ancora oggi ci da gioia.”

 

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