Vi racconto Gabriella Ferri, mia madre

FERRI04Pubblicato su “Diva e donna”

“Ave Maria piena di grazia…Ti amo madre, ti amo madre, ti amo madre, ti amooooo!!” La voce graffiante di donna esce dalle casse dello stereo, assale chi l’ ascolta e arriva dritta al cuore. L’ Ave Maria non è piu’ la stessa dolce melodia che conosciamo. E’ diventata, allo stesso tempo, calda come un abbraccio e dolorosa come uno schiaffo, nell’ interpretazione di Gabriella Ferri. E’ il 1977 quando la cantante incide questo brano. Anche lei è madre, di un bel bambino biondo, Sieva jr. E’ lui, 33 anni dopo che, visibilmente emozionato, ci fa ascoltare la canzone, nel salotto della sua casa romana. Quello, tra tutti, ci confida, è il pezzo della madre, che ama di piu’. E il suo ricordo dell’ artista, morta nel 2004, parte da qui.

Di lei, qualcuno dice, si parla troppo poco

“Secondo me, invece, su Gabriella Ferri è stato detto e scritto tanto”, dice Sieva che oggi ha 37 anni e sei figli ed è diacono della chiesa ortodossa “Io guardo poco la televisione ma mi segnalano spesso passaggi televisivi di vecchi pezzi di mamma. La gente ancora reagisce con grande affetto al  suo nome e questo mi rende orgoglioso.”

Di sicuro il grande pubblico che tanto l’ ha amata, seguirà la fiction in preparazione per la Rai ispirata alla vita della cantante, che si dice, potrebbe essere interpretata da Claudia Gerini.

“Sono contento di quest’ iniziativa. Io ho seguito la stesura della sceneggiatura, ma é tuto ancora da vedere. L’ intenzione, comunque, è quella di raccontare Gabriella soffermandosi sui suoi aspetti unici di donna e artista.”

E quali sono stati secondo te?

“Nella vita, come nel lavoro, é stata sempre una donna ‘controcorrente’: nel suo modo di fare, di vestire, di esprimersi, é stata sempre all’ avanguardia. Per me, Gabriella, è stata una ‘cultura a sé’.

Che cosa intendi?

“Era un’ artista ‘a tutto tondo’, come i grandi del rinascimento, o meglio, dell’ impressionismo. Spiriti rivoluzionari che in vita pochi capirono e solo le generazioni successive ne apprezzarono la modernità ed il talento. Cantava, scriveva poesie, dipingeva, scolpiva. Amava andare in giro a cercare pietre.Un giorno mi citofono’ chiedendo di scendere per aiutarla. Era tornata da un delle sue passeggiate con un sacco pieno di sampietrini. ‘Stanno rifacendo la strada vicino al gazometro, ma quanto so’ belli sti sassi, me l’ hanno regalati gli operai’, mi spiegò”.

Gabriella Ferri, nata nel 1942 a Roma, nel popolare quartiere di Testaccio, ha sempre rivendicato orgogliosamente le sue origini.

“Amava il popolo, era disponibile con tutti. Spesso le cene al ristorante erano interrotte da qualcuno che si avvicinava,cominciava a parlare con lei e si finiva con lei che improvvisava uno ‘show’, cantando con tutti. Alcune persone conosciute in questo modo sono diventati amici di famiglia, frequentavano casa. Mi ricordo di personaggi incredibili con cui aveva fatto amicizia, senza nessun pregiudizio, uomini che poi sono diventati donne, per esempio, in un’ epoca in cui era ancora scandaloso dichiarare l’ omosessualità.”

Una parola che associ a tua madre?

” Passione. E’ quella che meglio definisce la sua arte e il suo essere. Faceva tutto con e per  passione e intuiva chi aveva passione e chi no. Su questa base sceglieva le amicizie. Il suo chitarrista, ad esempio, ‘Nino il pasticcere’, era proprio un pasticcere. Non era erudito ma suonava per passione, e questo era ciò che li univa.”

I suoi rapporti con il mondo dello spettacolo?

“Amici ne aveva: Pingitore, Pippo Franco, Gullotta, Pino Strabioli, Renato Zero, Mara Venier, Patti Pravo ma lei è stata sempre diffidente rispetto a quello che intorno allo spettacolo girava, il  ‘business’. Comprendeva solo la genuinità e la verità dell’ arte. Quando fiutava che l’ interesse era tutt’altro, entrava in conflitto. Questo è anche il motivo per cui Gabriella Ferri e il mondo dello spettacolo si sono reciprocamente dimenticati per un lungo preriodo.”

L’ immagine di Gabriella Ferri, per molti, rimane quella, riduttiva, della ‘voce di Roma’ Dai racconti Sieva, invece, esce il ritratto di un’ anima vagabonda

“Giro’ il mondo e divento’ famosa in Sudamerica con le sue canzoni in lingua spagnola, sposo’ un russo-americano (Sieva Borzak sr, mio padre: si conobbero a Caracas e si sposarono dopo tre mesi) e si appassionò a culture diverse. Era orgogliosa di Roma, come fonte di ispirazione e depositaria di cultura millenaria, ma era anche curiosa e cercava di assorbire il meglio dalle altre culture e in questo spirito sono anche stato educato io. Non mi ricordo di aver mangiato spesso pastasciutta da piccolo. La cucina etnica non andava ancora di moda e io mi ritrovavo nel piatto cous cous, o prelibatezze indiane, o cinesi. Una dieta insolita per i bambini della mia età, indicativa dell’ apertura al mondo di Gabriella che si rifletteva anche nel suo modo di essere madre.”

Che madre è stata?

” Attenta e aperta.  Riusciva ad instaurare con me un dialogo quasi ‘alla pari’, senza imbarazzi o inutili sovrastrutture. Io ho sei figli e so che, molto spesso, tra genitori e figli si creano delle barriere anche minime, invisibili. Con lei questo non esisteva. Davvero è stata la mia migliore amica. Ricordo quando a 8 anni arrivo’il momento fatidico in cui andai a chiedere ‘come nascono i bambini?’. La spiegazione che ebbi fu chiara e particolareggiata…senza il minimo imbarazzo! Era facile confidarsi con lei, entrava nei miei problemi di bambino come se fosse bambina anche lei. Ora cerco di usare lo stesso metodo con i miei figli.” Sieva ha sei figli, tre dei quali hanno conosciuto la nonna. Tutti hanno ereditato la passione per la musica. Nel salotto di casa c’è il pianoforte che tutta la famiglia si diverte a strimpellare.

Che nonna era?

“Abbiamo vissuto negli Stati Uniti, dove lavoravo come pilota dell’ aereonautica, fino al 2003, ma tornavamo a Roma per passare le vacanze estive e in quei due mesi, Gabriella si divertiva a fare la nonna dedicandosi ai nipoti nello stesso modo totale in cui prima si era dedicata a me” Nadya, 15 anni, seduta sul divano, è quella che ricorda meglio nonna Gabriella, la sua musica se la porta dentro l’ I-pod. “E’ difficile, per me, ascoltare le sue canzoni.”, si emoziona, “Mi viziava, non in modo materiale ma affettivo. Facevamo passeggiate, mi raccontava storie, mi cantava.”

L’ immagine di tenera madre e nonna  sorprende, ricordando il modo grintoso e sofferto con cui l’ artista si proponeva al  pubblico.

“In realtà aveva molto paura del palcoscenico, era spavalda per timidezza.” confida Sieva.  “A lei interessava l’ esperienza del cantare, ma soffriva lo stare al centro dell’ attenzione. Fellini l’ aveva definita ‘ un pagliaccio di razza’ e l’ immagine calzava bene. Il pagliaccio è una figura misteriosa: fa ridere, ma è condannato a questo e, in fondo, ha una sua tragicità. Così Gabriella contemporaneamente era capace di toccare corde diverse dell’ animo umano. Era geniale e quindi sola. Abbracciava tutto e tutti ma spesso non si sentiva compresa. E’ la solitudine del talento. Ci sono persone speciali che vivono ‘un po’ piu’ a fondo’ degli altri e riescono a vedere cose che gli altri non vedono.”

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