San Pietro della Ienca: il primo santuario dedicato a Giovanni Paolo II

Una minuscola chiesa medievale, che sembra ancor più piccola, sovrastata dall’ imponente massiccio del Gran Sasso, è il primo santuario europeo dedicato al Beato Giovanni Paolo II.  San Pietro della Ienca, antico borgo nell’aquilano, poche case in pietra raggruppate attorno alla Chiesa, 1200 metri di altezza e un panorama mozzafiato, è stato per anni uno dei rifugi segreti di Carol Wojtyla. Qui, il Papa oggi Beato, si reco’ piu’ volte, sempre in forma strettamente privata a meditare e pregare, quando veniva a passeggiare su queste montagne, a un’ ora di auto da Roma e dagli impegni del cerimoniale. “Capito’ in questa chiesetta la prima volta per caso”, racconta il parroco e ora primo rettore del santuario, don Martino Gajda, polacco di 31 anni, “Scoprì San Pietro della Jelca in occasione di una delle sue escursioni su Gran Sasso, nei primi anni novanta. Ce lo ha raccontato il Cardinale Stanislaw Dziwisz, ex segretario del Papa e attuale arcivescovo di Cracovia. Giovanni Paolo II era diretto a Campo Imperatore per sciare ma rimase bloccato dal maltempo. Tornando indietro notò la nostra piccola Chiesa di montagna e volle visitarla. Si ritiro’ in preghiera quella prima volta e poi torno’ piu’volte, sempre in forma strettamente privata. Venne qui per riprendersi quando, nel Natale del 1995, fu colto da malore mentre impartiva la benedizione ‘Urbi et Orbi’. Questo luogo è indissolubilmente legato al suo ricordo ed è un onore oggi, erigere la nostra piccola chiesa, in cui, voglio immaginare, Giovanni Paolo II abbia trovato tanta serenità, a primo santuario in suo nome.” Alla cerimonia di erezione, il 18 maggio, giorno in cui il Papa avrebbe compiuto 90 anni, la pieve della Ienca è stata invasa da centinaia di fedeli che, emozionati si sono accalcati sul sagrato e tutt’intorno il santuario per seguire la messa officiata da Mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo dell’ Aquila che ha ricordato, nella sua omelia, quanto Wojtyla fosse legato a questo posto:  “Nella memoria ho una mattina del 2005”, ha raccontato monsignor Molinari, “ero qui per l’intitolazione della cima a Giovanni Paolo II e mi raggiunse la telefonata di Stanislaw Dziwisz, attuale vescovo di Cracovia, che all’epoca era ancora a Roma. Il papa era morto ad aprile e mi disse che la Polonia era grata di cio’ che stavamo facendo perché Giovanni Paolo II amava questa terra e più di 100 volte era venuto alla Ienca. Questi luoghi, amati dal Beato saranno memoria viva di lui.” Molto commossi tutti i partecipanti alla cerimonia, a cominciare da due persone che furono molto vicine a Wojtyla, l’ infermiera che lo assistette negli ultimi giorni, Rita Megliorin e il maestro di sci di Assergi, Bruno Faccia, che era il compagno di escursioni del Beato Giovanni Paolo II sul Gran Sasso ed è qui, confuso tra i tanti fedeli ed emozionato. “E’ un momento bellissimo, una grande emozione per me e un onore per questa terra.” riesce solo a dire. Anche Rita Migliorin, fatica a trattenere la commozione del momento: “Mi sembra di vederlo il nostro Papa, a pregare in questa chiesetta. E’ un posto di grande semplicità e proprio quella, per me, è stata la qualità piu’ grande di Giovanni Paolo II, la semplicità. Lui ci ha insegnato davvero ad amare gli ‘ultimi’, era un’ uomo con un’ anima grande e in questa piccola chiesa arroccata sulla montagna vedo rispecchiata un po’ della sua grande anima.”

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