Pawel Kurylo, di corsa dalla Polonia a Roma, in nome di Giovanni Paolo II

2300 km di corsa, tra i 70 e gli 80 km al giorno, trascinandosi dietro un carretto di 75 kg di peso e attraversando quattro paesi diversi, in nome di Papa Wojtyla. E’ questa  impresa, il pellegrinaggio molto particolare con cui  Pawel  Kurylo, 39 anni, imbianchino polacco, ha scelto di partecipare alla beatificazione di Giovanni Paolo II, suo connazionale. E’ partito il 25 marzo dalla città in cui vive, Augustow, nella regione dei mille laghi (scenari di boschi di abeti e specchi d’ acqua cristallina), e ha attraversato Polonia, Repubblica Ceca, Austria, e Italia, per finire il suo viaggio, un mese dopo, in piazza S. Pietro, a Roma. Come ti è venuta questa idea? “Sono un intonacatore ma ho da sempre la passione per la corsa. Tutti in famiglia ce l’ abbiamo. Ho quattro figli di età diverse che vanno dall’ asilo al ginnasio. Ci alleniamo insieme tutti i giorni e, ognuno nella sua categoria, ottengono ottimi risultati. Mio fratello gemello, invece, è appena partito per il giro del mondo, un percorso di 50 mila chilometri, starà fuori per due anni. Io, in confronto, ho fatto una piccola cosa. E l’ ho fatta in omaggio a Giovanni Paolo II. In fondo, sarei dovuto venire a Roma in treno o in pullman , insieme agli altri fedeli, e sarebbe stato comunque difficile organizzarsi, visto che sono moltissime le persone partite dalla Polonia per partecipare alla Beatificazione, così ho pensato di fare il percorso correndo.” Com’è andato il viaggio? “Ci sono state delle difficoltà, ma è stata anche un’ esperienza bellissima. Non avevo mai fatto un pellegrinaggio religioso, nemmeno sotto una forma piu’ tradizionale. Questo è stato un viaggio che ricorderò per sempre, perché mi ha fatto sperimentare il calore e la solidarietà di tanta gente che ho incontrato lungo il percorso.”  Quella simpatia si instaura immediatamente, grazie al carretto di Pawel, che spiega, al suo passaggio, il senso di quella corsa. Sopra c’è scritto: ‘As tribute for Jean Paul II’ ,un nome che emoziona molti. ” Si, ho conosciuto tante persone che volevano parlare con me, qualcuno mi ha dato addirittura dei soldi, come offerta da portare in San Pietro  e molti mi hanno chiesto, raccontandomi le loro storie, di pregare per loro o  per i loro figli,  sulla tomba del Papa e, in piazza, il giorno della Beatificazione. E io ero contento, ma tra me e me pensavo ‘mi chiedono di pregare per loro, ma non so nemmeno se ci arrivo a Roma’….” Alla fine ci sei arrivato, ma quali sono state le piu’ grandi  difficoltà? “Lo sforzo fisico è stato molto. Ho corso in media 12 ore al giorno, non mi fermavo nemmeno per mangiare, semplicemente camminavo mangiando, perché avevo paura che, fermandomi, non sarei piu’ ripartito.  Il carretto che mi sono portato dietro è costruito in ferro, e pesa circa 75 kg. E’ stato utile per dormire e portare le provviste ma quanto pesa! Poi ho avuto qualche difficoltà con le giunture, sulle montagne: salite, discese.  Me la sono vista brutta in Austria. Ho iniziato a perdere sangue dal naso e la cosa è durata per tre giorni. Alla fine, una persona mi ha comprato delle compresse di calcio e 12 litri di latte e ho superato anche quel momento. In cuor mio non ho mai pensato di fermarmi.” Raccontaci il tuo arrivo a Roma “E’ stato strano. Sono arrivato da Est. ‘Benvenuti a Roma’, era scritto su un cartello. Io ero emozionato, pensavo di essere finalmente arrivato quasi a S. Pietro e, invece, la strada era ancora lunga! Vedevo solo palazzi intorno a me e chiedevo, ma io parlo solo polacco e tedesco non è stato facile farmi capire. Comunque, alla fine, ce l’ ho fatta. Era sera e, sulla piazza, non c’era nessuno. Così ho iniziato a prepararmi per passare la notte nel mio carretto, ma sono subito arrivati quattro poliziotti che mi hanno fatto spostare. Pero’, poi ho conosciuto Padre Jaroslaw Cielecki, che si è offerto di ospitarmi.”   Che significato ha, per te, la Beatificazione di Papa Wojtila? ” E’ emozionante ma è anche un po’ strano, a pensarci bene. Per noi il Santo Padre é santo da sempre. Pero’ c’è anche un altro aspetto: alcuni preti e altre persone che conosco hanno conosciuto il Papa, ne sono stati amici.  Tutti si ricordano la sua umanità, la sua semplicità e questa è anche l’ immagine che abbiamo noi polacchi, o comunque, che ho io. Certo, nella mia famiglia siamo tutti molto credenti e anche a casa mia c’è il ritratto di Giovanni Paolo II ma, in un certo senso, questo Padre Santo è  allo stesso tempo, con rispetto parlando, una figura famigliare. E il giorno in cui il mondo intero riconosce la santità di questo grande uomo, io non volevo mancare.”

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