Per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia il tricolore é arrivato al Polo Nord

Per festeggiare i centocinquanta anni dell’ Unità d’ Italia, il tricolore è arrivato al Polo Nord. Ce lo ha portato Luca Esposito, casertano di  35 anni, impiegato in una grande azienda informatica di Londra.  E’ partito dal Canada, insieme ad altri cinque coraggiosi, ha camminato per 130 km  su ghiaccio e neve, trascinandosi dietro  una slitta di 70 Kg , sfidando venti  che soffiano a 60 km all’ora e il termometro che segna meno 30 gradi.  “Non dimentichero’ mai le ultime due ore prima di arrivare a destinazione, i pensieri che mi hanno accompagnato. In particolare ho pensato a mio nonno da cui ho ereditato il gusto dell’ avventura e i valori. Era un cavaliere della Repubblica, visse per dodici anni in Africa, mi ha insegnato tante cose e, nel primo anniversario della sua scomparsa, io ero li’ ,al Polo Nord, a portare il tricolore. E’ stato molto emozionante.” E’ questo il ricordo piu’ intenso di un viaggio davvero particolare.

Ma come ti venuta l’ idea di questa impresa?“E’ nata da un’ esigenza personale.Volevo ritrovare quelle sensazioni uniche che avevo provato facendo il cammino di Santiago qualche anno fa. Sfidare il mio fisico e la mia mente per trovare, in mezzo a quella lotta, uno spazio per la meditazione.”

Perché il Polo Nord?

“Perché è un posto in cui ti puoi sentire l’ unica persona sulla terra. Tutto intorno a te è sterile, giri lo sguardo e vedi bianco ovunque, cammini e ti sembra di stare sempre nello stesso punto. Solo il Gps ti testimonia che fai progressi. E’ come camminare su una meringa perenne. Era la meta piu’ ‘straniante’ per me, che sono un mediterraneo, l’ estremo della terra. Esploratori esperti mi dicono che questa è una delle esperienze piu’ tempranti per un viaggiatore. Sicuramente lo è stata per me. Anche perché io non sono un esploratore: non avevo mai sciato in vita mia, non sono mai stato in campeggio. E’ stata una sfida sotto tutti i punti di vista.”

Come ti sei preparato?“Ho contattato Alan Chambers, un esperto esploratore, il primo ad aver fatto quel percorso nel 2000 e abbiamo iniziato a preparare il viaggio. Mi sono allenato per otto mesi in palestra, per mettere su massa muscolare. Piu’ ci sono muscoli, più un corpo ha la capacità di trattenere il caldo. Ho anche cambiato alimentazione, introducendo molti piu’ carboidrati e zuccheri. In una giornata di cammino consumavo tra le 7000 e le 9000 calorie: ogni ora, ci si doveva fermare per mandare giu’ snack ipercalorici, era importante avere sempre lo stomaco pieno ed essere ben idratati. Poi, dopo otto ore di marcia, la cena: cibi liofilizzati, come gli astronauti. E’ stato fondamentale mettere su peso prima della partenza. La cosa piu’ dura, però, è stato, due volte a settimana, l’ allenamento con la gomma: diversi giri del percorso in sabbia dei cavalli ad “Hyde Park”,( in tutto 20 km), con un’ imbracatura che mi legava a un grosso pneumatico per simulare la resistenza dei 70 kg di slitta. ”

Che percorso hai fatto esattamente?“Siamo partiti da Barneo all’ottantanovesimo grado e siamo arrivati al Polo Nord geografico, al novantesimo. In genere ci si mette otto giorni circa, ma il tempo è variabile perché si cammina su una placca di ghiaccio che si sposta e, se il vento soffia contro, sposta la placca lontano dal punto di arrivo. Se invece, come è accaduto a noi, il vento è amico, i tempi si accorciano. Noi siamo arrivati in cinque giorni.”

Perché hai portato con te la bandiera? “Per  celebrare l’ Unità d’ Italia. Io sono un uomo del Sud,  figlio di un napoletano doc, che si chiama Gennaro Esposito, mia madre, invece, pur salernitana, è cresciuta a Cividale del Friuli, dove io sono nato. A diciotto anni me ne sono andato da Caserta, per girare l’ Europa, ma, proprio per questo, sento che l’ Unità d’ Italia va festeggiata. Lo dico come italiano all’estero: anche noi siamo responsabili dell’ immagine dell’ Italia, e ci teniamo a questa ricorrenza. Vivendo fuori non senti piu’ tanti condizionamenti, sei piu’ razionale nel rapporto con il tuo Paese e capisci che, ai valori che hai imparato, ci tieni veramente.”

Tu sei un giovane informatico che lavora all’estero, parli da ‘cervello in fuga’?“No, io sono uno che crede che la vita sia ricerca. Non mi sento un cervello in fuga perché ho lasciato Caserta, dopo aver frequentato per soli sei mesi l’ università, da cui sono scappato, quindi non sono uno dei tanti miei coetanei, ricercatori, professori, che hanno studiato per anni e anni e sono costretti ad abbandonare il Paese perché non hanno futuro. Io mi sono dato da fare e, certo, le opportunità migliori le ho trovate all’estero ma non mi paragono ai veri ‘cervelli in fuga’, io mi sento un italiano in viaggio perenne.”

Un italiano che ha voluto fare qualcosa per il paese che lo ospita  raccogliendo, con la sua impresa anche fondi al telefono azzurro britannico..“Qui la beneficienza è una cultura diffusa.  Io poi, mi sento anche piu’ in dovere, di ‘dare il buon esempio’. L’ attuale immagine dell’ Italia all’ estero, è deprimente. Ho voluto portare alto l’ onore e i valori del nostro Paese. Quando sono arrivato a Londra, mi sono subito sentito accolto al meglio dalla comunità britannica e ho voluto fare questo gesto.”

Prossimo traguardo?“Portare il tricolore al Polo Sud per completare i festeggiamenti dell’ Unità. Vorrei partire a novembre, sto cercando uno sponsor che mi aiuti a realizzare questo sogno.”

E’ vero che hai dedicato la tua avventura al Presidente Napolitano?“Mi fa piacere omaggiare proprio il Presidente di questa mia piccola impresa: per me lui è il custode di quei valori, positivi, che hanno portato in alto l’ Italia. Napolitano, per il Paese, è quello che è stato mio nonno per me: un esempio di bravo italiano e spero che, vedere sventolare il tricolore al Polo Nord, gli abbia fatto piacere.”

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