In barca a vela con i ragazzi dell’ AIPD

Otto lupi di mare alle prese con venti, onde, vele, cime e scotte. Sono i giovani che partecipano al progetto “Ragazzi down al timone”, un percorso educativo davvero particolare, portato avanti dall’ AIPD, (associazione italiana persone down), sezione di Roma. Gli apprendisti marinai sono tutti ragazzi tra i 19 e i 25 anni: Giorgia, Moira, Alessandro, Claudio, Ilaria, Matteo, Manuele e Francesco compongono  l’ equipaggio dell’ ‘Ainez’, 18 metri di barca a vela d’altura. Si ritrovano una volta a settimana a Fiumicino, dove lo scafo è ancorato, mollano gli ormeggi e via verso il mare aperto, per fare pratica di vela e non solo. “Questa vuole essere soprattutto una scuola di vita”, spiega infatti Daniele Castignani, animatore dell’ iniziativa, “In barca ognuno deve fare il suo. Bisogna innanzitutto capire come muoversi, poi relazionarsi e coordinarsi con il resto dell’ equipaggio.  Il contatto con un elemento come il mare, costringe tutti a prendersi delle responsabilità e anche per i nostri ragazzi funziona cosi’.” Gli entusiasti navigatori arrivano all’ appuntamento di buon mattino, equipaggiati in tutto e per tutto, pronti alla partenza e con grandi sorrisi stampati in faccia. Salgono sull’ ‘Ainez’ e velocemente ne prendono possesso. Ognuno sa, secondo le indicazioni dello skipper che li addestra, Giulio Giua, se deve andare a prua o a poppa. Per loro è arrivato da poco il momento di confrontarsi per la prima volta con il grande blu. I ragazzi infatti sono al secondo anno di corso e sono ormai pronti a cimentarsi con la vela d’altura, dopo il primo approccio con la nautica, un anno fa, sul lago di Bracciano, su imbarcazioni- scuola. Con la piccola deriva hanno lavorato prima sulla famigliarità con l’ acqua, poi sui primi rudimenti della velica. Ma quest’ anno è arrivato il grande salto:ora sono pronti a sfidare il mare aperto. “Questa e’ una barca molto bella e veloce”, ci dicono, tutti d’ accordo. E in effetti, con il vento in poppa, l”Ainez’ scivola sulle onde che è un piacere, mentre l’ equipaggio cazza il fiocco e si esercita sulle virate. E chi non è impegnato nelle manovre ripassa la lezione precedente cercando di capire, per esempio, da che parte arriva il vento.  “Questi ragazzi sono al secondo livello del corso. I nostri corsi sono strutturati così: prima un anno sul lago di Bracciano, per i primi passi e poi qui, sul mare aperto.” racconta Castignani. ” Abbiamo anche un terzo livello. Quell’ equipaggio di ragazzi piu’ esperti quest’ anno lavorerà su una barca eccezionale, ‘Le Poste’, un 27 metri in carbonio che ha corso anche nella Whitbread, una delle regate piu’ importanti del mondo. E speriamo di poter partecipare alla ‘Barcolana’ di Trieste, ad ottobre.” Insomma questo progetto va avanti ‘a gonfie vele’: “Si, dal punto di vista educativo, ci sta dando soddisfazioni. I ragazzi imparano non solo le tecniche di navigazione ma a stare insieme, a unire le forze per cavarsela in mare.” Insomma ‘ragazzi down al timone’ è davvero una buona idea che pero’, per andare avanti, ha bisogno di fondi. “Si, infatti siamo in cerca di sponsor. Quest’ anno, purtroppo, per mancanza di fondi non siamo riusciti a far partire il corso per i principianti. Chiunque fosse interessato a darci una mano e a contribuire al progetto, puo’ effettuare una donazione sul conto correntepostale: IT49PO558403200000000058628 – causale RDT.  E aiutarci a portare avanti il nostro lavoro.” Il lavoro dei tre volontari che si imbarcano sull’ ‘Ainez’ (oltre a Daniele Castignani, Gilda Schiavoni e Lorenzo Minno n.d.r.) con i ragazzi è continuo. Si va dall’ assicurarsi che abbiano appreso bene i concetti spiegati dallo skipper e che sappiano applicarli in mare, al coordinamento dell’ equipaggio, al sostegno alla socializzazione, che funziona perfettamente. Sull’ ‘Ainez’ succede che se due ragazzi non fanno altro che punzecchiarsi e litigare vengono messi a collaborare, a fare un lavoro di coppia in cui il coordinamento è indispensabile, pena far fallire la manovra o che i due fidanzati di lungo corso, debbano lavorare  separati, uno a prua e uno a poppa per poi rintrovarsi e rubarsi un bacio nei momenti di relax. Perché per fare andare avanti la barca bisogna unire le forze, mischiarsi, interagire, integrarsi con il resto della squadra, e avere fiducia in sé stessi. Questi aspetti saranno ancora piu’ accentuati dall’ esperienza finale, quella che tutti aspettano. “Andiamo in crociera tra un po’ di giorni”, è una delle prime cose che ci raccontano quando saliamo a bordo. E in effetti, l’ appuntamento piu’ atteso arriverà a fine corso quando l’ ‘Ainez’ salpera’ verso le isole toscane, per una crociera lunga ben otto giorni. “Quello sarà il vero completamento”, continua Castignani, “Sarà un’ esperienza totale. I ragazzi si occuperanno di tutti gli aspetti della vita in barca. Dal fare la spesa a preparare i pasti, per esempio,  oltre, naturalmente, occuparsi della navigazione.”  Insomma, se la caveranno da soli. “Questo é il nostro obiettivo.” conclude Castignani “Troppo spesso si cade nell’ errore di trattare le persone con la sindrome di down come persone che hanno sempre bisogno di essere coccolate, accudite. Noi puntiamo sul contrario: vogliamo dare fiducia a questi giovani uomini e a queste giovani donne e il rapporto con il mare, che è un assoluto difficile da gestire per chiunque, insegna proprio questo: numero uno, credere nelle proprie capacità.”

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