La sorella Rosaria ricorda Massimo Troisi

 

TROISI03TROISI04 Pubblicato su “Diva e donna”

 

“Secondo me Massimo direbbe ‘Vabbuo’ va’, ti perdono, alla fine è venuta una cosa bella.’ Lui era un riservato, e mi sono chiesta prima di avvicinarmi a questo lavoro: ‘lui che cosa ne avrebbe pensato?’ e ora mi rispondo che sarebbe contento”. A parlare è Rosaria Troisi, 65 anni, la sorella maggiore di Massimo Troisi, amatissimo attore e regista, uno dei grandi nomi del cinema italiano, scomparso nel 1994, a soli 41 anni, per un attacco cardiaco, dopo aver sofferto di cuore, sin dall’età di dodici anni, all’indomani della fine delle riprese del suo ultimo film da protagonista, ‘Il postino’. Per la prima volta Rosaria racconta il ‘suo Massimo’ nel libro “Oltre il respiro” scritto con Lilly Ippoliti, edito da Iacobelli, in uscita il 10 novembre: un volume pieno zeppo di aneddoti, curiosità, ricordi che spaziano dall’ infanzia e adolescenza a San Giorgio a Cremano, ai primi esordi, dalla lotta contro la malattia, al grande successo, fino ad arrivare ai rapporti con le donne e con i colleghi.
Rosaria, qual’ è la prima immagine che le viene in mente pensando a suo fratello?
“Pensando a lui vedo sempre un uomo sereno. E’ vero, ha avuto una vita breve, piena di difficoltà, eppure mi ha sempre detto di amarla la vita: faceva il lavoro che gli piaceva, aveva l’ affetto di tanta gente, era contento.”
Perché ha deciso di scrivere questo libro?
“Questo libro ha piu’ di una motivazione, ma la spinta piu’ forte è stata la riflessione che il tempo se da un lato è galantuomo, dall’ altro si rivela spietato. E’ galantuomo, nel senso che, a distanza di diciassette anni dalla morte di Massimo mi sono sentita piu’ sgombra, emotivamente, per affrontare questo racconto. Contemporaneamente, il tempo è anche spietato, perché cancella. E questo pensiero mi turba. Ho voluto raccontare la storia delle nostre radici. Le voci si spengono e questo non deve accadere. Le generazioni si avvicendano e se molti vanno via altri arrivano. Mi è piaciuto per esempio, scrivendo questo libro, pensare ai miei figli che hanno conosciuto lo zio che mangiava con noi, che girava per casa in pigiama, in un’ età in cui ancora non capivano bene che era un’ artista così grande.”
Che rapporto aveva lei con Massimo?
“Un rapporto bellissimo, come quello che univa tutti i membri della nostra famiglia. Eravamo sei fratelli: io, Massimo, Annamaria, Vincenzo, Luigi e Patrizia. Io avevo quasi nove anni piu’ di Massimo. Mi ricordo bene quando è nato. All’ epoca non si usavano molte parole per spiegare certe cose, eppure, io avevo capito che qualcosa di importante stava per succedere, per questo ero stata mandata a dormire nella stanza della zia, accanto a quella dei miei genitori. Quando lui è arrivato io ero nell’ uscio e ho capito che era nato perche’ ho sentito mio nonno che parlava, lo stava coccolando.”
Che famiglia era la vostra?
“Unita, grande, piena di calore. Abbiamo avuto la fortuna di crescere con genitori e nonni presenti e con gli occhi rivolti sempre fuori dell’ uscio di casa, agli altri, al mondo. Una ‘casa umile ma onesta’. Papà ferroviere, mamma, donna vulcanica, di grande vitalità. E poi i nonni, gli zii, i cugini. Ci siamo formati sui racconti degli adulti, che non erano certo ‘Cenerentola’ o ‘Biancaneve’, ma erano storie di vita vissuta, di generazioni che ne avevano passate di tutti i colori, erano stati profondamente segnati dalle guerre e ci raccontavano storie di diritti negati, di libertà pagata, di lacrime e sangue, ma i nostri genitori ci incantavano anche con il racconto del loro amore, nato sui campi di calcio. E poi, c’erano anche momenti per ridere tutti insieme. In tanti dei personaggi dei film di Massimo noi abbiamo riconosciuto personaggi della nostra infanzia e adolescenza. E’ da qui che viene la sua voglia di raccontare: Massimo ha raccontato sempre, fino ‘ad esaurimento’ dico io.”
Che bambino era Massimo Troisi?
“Un bambino sempre alla ricerca di spazi, di libertà. Amava il calcio. La scuola, quella dei libri, gli piaceva poco ma incamerava, assorbiva tutto: storie, emozioni. Ma era soprattutto un bambino timido.”
Un timido che ha trovato la sua strada sul palcoscenico
“Ci ha sorpreso a tutti. La prima volta che lo abbiamo visto sul palco (a parte la recita scolastica alle elementari), è stato in un’ oratorio: era lassù a recitare davanti a un pubblico e non credevamo ai nostri occhi. E da quel momento in poi, ha continuato a stupirci sempre di piu’. Anzi, a dire la verità, era sorpreso lui stesso della piega che aveva preso la sua vita. Mio padre è stato quello che ha dovuto ricredersi piu’ di tutti: lui era contrario, credeva che Massimo perdesse solo tempo dedicandosi al teatro e invece quando lo abbiamo visto ci siamo chiesti ‘ma chi è questo?’Uno dei motivi per cui ho scelto di raccontare la storia di mio fratello è perché credo che potrebbe essere utile a tanti ragazzi. Per noi è stato come assistere ad un miracolo.”
Perché?
“Il suo è un’ esempio di come la determinazione porti a realizzare un sogno. ‘Che capa tosta che tiene!’, diceva sempre di lui nostra madre. Ed era vero. Mio fratello era un ragazzo di periferia, veniva da una famiglia umile, aveva problemi di salute, era timido, ma ha lottato ed ha vinto.”
Ma come si è avvicinato al palcoscenico?
“E’ successo poco dopo che mori’ improvvisamente nostra madre, era un ragazzo, solo 17 anni, con un dolore grande nel cuore. Massimo era legatissimo a lei e a volte penso che il dolore di quella perdita provoco’ in lui la paura di relazioni durature, per evitare il rischio di nuove sofferenze. Comunque, in quel momento doloroso, recitare, trovare il suo talento, lo ha salvato. I suoi amici gli stettero vicino e per aiutarlo lo coinvolsero nel loro spettacolo, ma certo nemmeno loro si sarebbero mai aspettati che quella diventasse la sua vita. Eppure, già da quelle prime apparizioni tra amici, si intuiva che aveva una marcia in piu'”
E qual’ era?
“Non so definirla esattamente, si trattava semplicemente di genialità.”
Nel suo libro racconta anche una storia d’ amore inedita di Massimo.
“Ho voluto raccontare la storia di Massimo e Anna Moretti perché mi sembrava esemplificativa del suo rapporto con le donne. Non il lato piu’ scontato: che mio fratello abbia avuto diverse donne, anche del mondo dello spettacolo, è cosa risaputa. Io pero’ di questo non posso parlare perché non ne so molto. Ho voluto invece raccontare una storia che conosco piu’ da vicino e che la dice lunga sul rapporto che Massimo aveva con le donne e sul suo altissimo concetto di amicizia. Mio fratello una volta mi confesso’ che quando si lasciava con le sue donne ci teneva sempre a mantenere un rapporto di amicizia.Con Anna si conobbero quando andammo per il primo intervento al cuore a Houston, negli Stati Uniti. Lui aveva 23 anni, lei 18 ed era lì per assistere la madre. Abbiamo stretto amicizia e Anna, una ragazza molto dolce e bella, fu di grande aiuto per Massimo. Mi sembrava che mio fratello si stesse davvero innamorando. Al rientro in Italia quel legame continuo’ poi, smisero di frequentarsi: Massimo non aveva voluto legarsi ad Anna per via delle sue condizioni di salute. Rimasero pero’ sempre legati: un rapporto fatto di complicità e amcizia. Quello con Anna fu un incontro fondamentale per Massimo.”
Una storia che ha un’ epilogo particolare
“Il 3 giugno 1994 Anna morì. Massimo scrisse un telegramma ai genitori pieno di affetto, poesia. Credo che sia stato l’ ultimo pensiero dolce di mio fratello, che il giorno dopo ci lascio’.”
Perché, secondo lei, Massimo Troisi è stato e continua ad essere così amato?
“So solo che c’è tanta gente che quando vede i film di mio fratello o ne sente parlare, ancora si emoziona e questa è una cosa meravigliosa. Con questo libro mi piacerebbe fare una piccola parte di quello che ha fatto lui: regalare un sorriso a tanta gente che lo ha amato e anche a chi ha pochi motivi di sorridere visto che i rpoventi andranno in beneficienza  e poi, tenere Massimo nel calore della vita.”

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