Claudio, morte di un angelo

BIMBOTEVEREBIMBOTEVEREPubblicato su “Visto”

“Era lucido e determinato, di questo sono sicura. Quel mostro è piombato qui con un fine ben preciso, voleva fare quello che ha fatto, aveva il suo piano ed è riuscito a realizzarlo. Non dite che è matto, non è stato un raptus, è stata una violenza calcolata. Povera creaturella mia, quanto freddo avrà sentito e quanto ne sente ancora, lì nel fiume.” Rita Maccarelli, 59 anni, non ce la fa a pensare a suo nipote Claudio, 16 mesi, senza commuoversi. Claudio è il bimbo che all’ alba del 4 febbraio, mentre Roma si risvegliava dopo piu’ di vent’ anni sotto un candido manto di neve è stato ucciso, buttato nel fiume Tevere dal padre, Fabrizio Franceschelli, ora in prigione, che ha scelto il piu’ feroce dei modi per punire la compagna Claudia, rea di volerlo lasciare. “Lei lo voleva lasciare e lui era furioso.” spiega Rita, madre di Claudia, ” Aveva scritto un biglietto: ‘ con Claudia e Claudio fino alla fine del mondo’ e adesso, purtroppo, sappiamo cosa voleva dire. Mia figlia voleva andare via perché lui era un violento, la terrorizzava, le faceva vivere una vita d’ inferno. Però era anche un grande attore, con me si dimostrava sempre gentile e premuroso. Ci eravamo cascati tutti. Quando c’erano dei problemi io spingevo Claudia ad essere conciliante, pensavo che fosse lei a lamentarsi troppo, che stupida! Se avessi anche solo immaginato, non avrei mai permesso a lei e al bambino di rimanere in quella casa.” Cosa ricorda del giorno della tragedia? “Tutto è cominciato il giorno prima, alle 11 di mattina. Fabrizio mi porta Claudia a casa: era in uno stato terribile, mi sono spaventata a vederla. Lei non riusciva a parlare, lui mi abbracciava, con le lacrime agli occhi mi diceva ‘che ha fatto Claudia, che ha fatto?’ mi ha fatto credere che mia figlia aveva tentato il suicidio. Io l’ ho portata al Pronto Soccorso: l’ hanno subito ricoverata in psichiatria, sulla cartella era scritto ‘stato delirante’. Così l’ aveva ridotta lui.” Cos’ era successo? “Lo abbiamo scoperto quando gli psichiatri sono riusciti a far parlare un po’ Claudia: ha raccontato che lui l’ aveva picchiata, la voleva buttare di sotto, l’ aveva ferita con un coltello. Claudia è arrivata da me sotto choc e lui, per coprire quello che aveva fatto, mi fece capire che lei aveva compiuto atti di autolesionismo e aveva tentato il suicidio. Era convincente, purtroppo.” Dopo questa furibonda lite e il ricovero di Claudia cos’ è successo? “La mattina dopo, stavamo ancora dormendo, ho sentito suonare al citofono: era lui. Ho aperto, è entrato e mi ha detto: ‘voglio vedere mio figlio’. Il piccolo era nel lettone, dormiva tra me e mia figlia, incinta al nono mese. Poi, com’ era venuto, se n’è andato. Io ho chiuso la porta e ho guardato l’ orologio. E mi sono resa conto che erano le cinque di mattina, di un giorno in cui aveva nevicato a Roma, come non faceva da quasi trent’ anni. Era strano: era qui a quest’ ora, si era fatto 4 km a piedi da casa sua per arrivare, nella neve, mi sono inquietata anche perché il cane guaiva davanti alla porta, come se ci fosse ancora lui li’ dietro e infatti, poco dopo, ha suonato di nuovo. E’ entrato, si è diretto verso il letto e ha preso Claudio: voleva portarlo via. La mia prima preoccupazione era ‘ma dove lo porta?’, gli ho detto: ‘ Aspetta, preparo il biberon, a te ti faccio il cappuccino, poi vestiamo il bambino che fuori fa freddo”, lui non mi ascoltava, puntava verso la porta e io e mia figlia facevamo scudo nella speranza di impedirgli di uscire. Io tiravo il bimbo, lui lo tirava dall’ altra parte, Claudio piangeva. Poi, per liberarsi, mi ha rotto un dito ed è riuscito ad arrivare alla porta. Nell’ androne ha lasciato per un attimo il bambino, gettandolo sulla neve. Lui, povera creatura, era sempre in pigiama, io, da nonna, pensavo ‘chissà che freddo che ha, così si ammala..’, non avrei mai potuto immaginare che cosa quel mostro aveva intenzione di fare. Speravo che arrivasse qualcuno per aiutarmi a fermarlo, anche se mi aveva strappato dalle mani il cellulare mentre chiamavo aiuto.” Eppure qualcuno è arrivato “Sì, due vicine. Eravamo tutte donne, in ciabatte e pantofole, scivolavamo sulla neve. Lui, invece, aveva gli scarponi. Ad un certo punto mia figlia gli ha detto, ‘mi si sono rotte le acque, dallo a me il bambino, ti prego.’ Era un falso allarme ma lui non si è fermato nemmeno davanti a quello.” Poi? ” Ha fatto altri quattrocento metri e davanti al carcere di ‘Regina Coeli’ ha incrociato un agente della penitenziaria che stava iniziando il suo turno, è stato lui a raccontarci il resto: quando ha visto quel mostro, con un bambino così piccolo in pigiama all’ alba, in mezzo alla neve, ha provato a fermarlo ma lui gli ha urlato: ‘ sono il padre!’, e la guardia gli ha risposto: ‘si ma fa freddo, coprilo. Sali un momento in auto.’ E’ salito, poi è ridisceso e si è diretto verso ponte Mazzini, ha appoggiato il bimbo sul parapetto e lo ha spinto giu’. La guardia è ancora in stato di choc” I ricordi di nonna Rita pesano come un macigno ma riesce a dare questa testimonianza perché lei, dopo quello che è successo, non ha ancora smesso di avere paura. Franceschelli è in prigione ma ci vorrà ancora tempo per una sentenza. La signora Rita, assistita dagli avvocati Biasciucci e Paolini, spera che sia fatta giustizia anche per liberarsi dal terrore in cui vive. “Ora quel mostro è in prigione, il mio bimbo è ancora a prendere freddo nel fiume perché il suo corpicino non è stato mai recuperato, mia figlia è sotto sedativi e chissà quanto ci resterà ancora e io ho paura. Penso: ‘e se esce e vuole finire il lavoro che ha iniziato?’, ho paura per Claudia.” La morte atroce del piccolo Claudio, ha sconvolto non solo i famigliari ma anche tanta gente comune, che ha voluto stringersi a questa famiglia. Qui, nel cuore della vecchia Roma, si vive ancora una dimensione di paese: i pochi residenti si conoscono tutti e oggi, su quel ponte maledetto ci sono tanti bigliettini, fiori e giocattoli, tutti per lui, per questo innocente dai bellissimi occhi azzurri ucciso per mano di chi lo ha generato “Ci sono state vicino le persone comuni, abbiamo ricevuto messaggi firmati ‘la nonna di Borgo, ‘la ‘nonna di Trastevere’, gente del Rione ma anche persone da tutta Italia. Quando passo su quel ponte, sto male, ma tutta questa solidarietà mi rincuora, mi fa sentire meno sola. Dal Comune, invece, niente, nemmeno le condoglianze. Tra tutti comunque, il messaggio che mi ha piu’ emozionato é una poesia bellissima intitolata ‘l’angioletto di Ponte Mazzini’ che ho stampato e incorniciato.” racconta Rita, visibilmente commossa, “Claudio era intelligente e buono, amava tanto i cani e gatti, appena sveglio voleva vedere ‘la Pimpa’. Sorrideva sempre ed era bellissimo, con i suoi grandi occhi azzurri spalancati sul mondo. Era proprio un angioletto, come quello della poesia che gli hanno dedicato: ‘l’ angioletto di Ponte Mazzini.”

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