Carlo Verdone “Padri separati: altro che paradiso, é un’ emergenza sociale”

“I padri separati sono una delle categorie di nuovi poveri, il problema esiste e sta diventando una vera e propria emergenza sociale. Ieri, all’ anteprima del film, anche il ministro Passera che era seduto davanti a me a un certo punto si è girato e mi ha detto : è proprio vero.” Così Carlo Verdone affronta l’ argomento centrale del suo nuovo film, “Posti in piedi in Paradiso”. Anche il ministro Passera in effetti è stato un padre separato, ma dubitiamo che abbia passato le stesse vicissitudini dei suoi protagonisti: Ulisse (interpretato dallo stesso Verdone), Fulvio (Pierfrancesco Favino) e Domenico (Marco Giallini), tutti separati con prole, sul lastrico, che spendono la maggior parte di quello che guadagnano in alimenti e, per tirare avanti, danno vita ad una forzosa e spassosa (per gli spettatori) convivenza. Ancora una volta Carlo Verdone dimostra una grande sensibilità ed un talento unico per cogliere e raccontare spaccati emergenti della società italiana. E così, tra una battuta e una riflessione si affronta un argomento piuttosto spinoso.
Carlo, con questo film ti schieri dalla parte dei padri separati? “In realtà ho cercato di stare attento e di muovermi in equilibrio su un terreno così delicato. Non ho voluto far pendere il film troppo dalla parte maschile, rappresentando le donne solo come delle carnefici perché non sarebbe stato giusto. In realtà, anche in questo film, sarà una donna a indicare la strada piu’ giusta da seguire.”

Pero’ la storia è raccontata dalla parte degli uomini ” Certo, il punto di vista é quello, l’ idea è di raccontare uno spaccato di società italiana che sta lentamente emergendo. Ho letto tante lettere di padri separati prima di girare questo film che raccontavano tante storie. Credo che il problema esista. Nelle lettere questi uomini parlano molto dell’ immenso dolore della separazione dai figli ma anche della questione economica, un risvolto reale e pesante di cui non si parla tanto e invece, ormai, è una vera emergenza sociale . Ogni mese nel nostro paese vengono aperte un paio di strutture per l’ accoglienza dei padri separati senza risorse: il problema è veramente grave. Le sentenze contro i padri le trovo spesso immotivatamente pesanti.”
Hai scelto un tema molto serio per la tua commedia. “E’ tutto estremamente drammatico, e non mi vergogno a dire che la mia piu’ che una commedia andrebbe definita una tragicommedia, che penso sia il genere che ha dato i veri capolavori al cinema italiano. Pensiamo a Monicelli, a un film come “Tutti a casa”, si puo’ definire semplicemente una commedia? E’ qualcosa di piu’. Il compito della commedia è quello di sfidarsi, e penso che sia paradossalmente adatta a raccontare le tragedie meglio dei film drammatici perché è piu’ reale: la piccola ironia è sempre presente nella realtà, anche nei momenti piu’ drammatici, perché fa parte dell’ animo umano.”
E’ stato difficile trovare un equilibrio tra sorriso e dramma? “In questo film tutto il cast ha avuto un grande senso della misura, un carattere molto presente già in fase di scrittura. Abbiamo concentrato le parti comiche soprattutto raccontando la convivenza tra tre sconosciuti completamente diversi tra loro. Pero’ poi, uscendo dalla casa, la comicità si stempera e viene raccontata una dura realtà fatta di rapporti logorati e battaglie legali,exmogli, figli, avvocati.”
Ma in questo disastro di rapporti, c’è una nota di speranza? “Credo che il finale sia molto sincero, è il momento in cui si delega la speranza alle nuove generazioni. Loro sono il futuro: i figli del film sono ragazzi per bene, poverini anche loro in grande difficoltà, che però dimostrano un’ etica e una maturità superiorea quella dei genitori.”
C’è anche una donna che ti aiuta, interpretata da Micaela Ramazzotti. “Un personaggio stralunato, anche lei reduce da tante batoste sentimentali che nonostante tutto, riesce a dire al mio personaggio le cose giuste per farlo riflettere e imboccare la strada giusta. La saggezza, ancora una volta è femminile.”
Alla fine qual’ è il messaggio che dai nel film?”Mi piacerebbe che questo film facesse riflettere le coppie sull’ inutilità di queste guerre che portano danni per tutti, soprattutto per i figli, che nonostante tutto, sono la parte migliore della nostra società .Ora è dura ma quando la bufera sarà passata confido molto nei giovani per risollevare il Paese:ci salverà la nuova generazione.”

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