Enrico Casarosa, un italiano all’ Oscar

“Secondo me per avere belle soddisfazioni ci vuole un misto di gavetta e iniziativa personale. Bisogna studiare tanto ed essere coraggiosi, cercare di rubare i segreti del mestiere direttamente sul campo e poi credere in quello che si fa, nel mio caso, credere nelle mie storie. Oggi, grazie alla tecnologia i costi per realizzare propri lavori da proporre sono accessibili per tutti. Bisogna studiare e poi buttarsi!” sono preziosi questi consigli di Enrico Casarosa, 40 anni genovese di nascita dal 1994 negli Stati Uniti, visto che, evidentemente, sono il segreto del suo successo. E che successo! Enrico ha rischiato di conquistare uno dei piu’ ambiti riconoscimenti del mondo e ha portato un po’ di orgoglio italiano nella notte degli Oscar. Il talentuoso autore de “La Luna” ha partecipato infatti con il suo cortometraggio animato, prodotto dal colosso Pixar, alla gara per aggiudicarsi il premio piu’ importante del cinema mondiale. Ma chi è questo ragazzo partito 18 anni fa dall’ Italia con la sua valigia di sogni e arrivato nell’ olimpo di Hollywood?”Mah, sono uno che ha lavorato tanto e ha inseguito i suoi sogni.”
Enrico com’ è nata questa passione per i cartoon? “E’ antica. Io sono cresciuto negli anni ’70-’80 a ‘pane e cartoni animati giapponesi’. Considero i cartoni animati cibo per la mia anima ed i miei occhi e ho sempre amato questa forma espressiva anche se, fino ai ventidue anni, non avrei mai immaginato che questa passione si potesse trasformare in un lavoro. Io, in realtà, avrei dovuto diventare un ingegnere, studiavo per quello.”
E quando hai deciso di cambiare strada? “Quando mi sono trovato, per caso, a visitare un scuola di illustrazione a Milano. Non avevo pensato fino a quel momento che la mia passione potesse diventare un lavoro semplicemente perché non sapevo nemmeno che esistesse questo lavoro. Quando sono entrato in quella scuola ho capito che la mia strada poteva essere quella. Così ho lasciato un futuro piu’ sicuro da ingegnere per tentare qualcosa di piu’ avventuroso.”
Ma l’ avventura era appena cominciata: nel 1994 ha deciso di salpare verso gli Stati Uniti. “Si. Dopo il servizio militare, avevo 23 anni. Ho agito d’ istinto. E non mi sono pentito”.
Perché sei partito? “Sempre per la voglia di migliorarmi e studiare. Sono andato in un’ altra scuola. Da lì ho cominciato a bazzicare i piccoli studi per imparare il piu’ possibile.”
Insomma la gavetta, prima della Pixar è stata lunga.” Certo, ma ineludibile. Non si puo’ prescindere dall’ imparare i segreti del mestiere sul campo.”
E poi? “E poi sono andato avanti a credere e a produrre le mie storie. Ho avuto l’ occasione per lavorare a ‘Blue Sky’ a due lungometraggi importanti come Robots e l’ ‘Era Glaciale’ e poi ho avuto la grande occasione con la Pixar, ma certo, la strada è stata lunga e lo sarà ancora e bisogna lavorare sodo, non ci sono scorciatoie.”
La strada lunga è partita da Genova, con il tuo corto, nella notte degli Oscar ci sarà anche un po’ di Italia? “Certo, e ne sono molto orgoglioso. Le mie radici si vedono tutte anche nella storia che racconto.”
Di cosa parla? “E’ una classica storia di iniziazione, quella di un bambino che accompagna per la prima volta il papà e il nonno sul mare, dove loro lavorano.”
E’ qui che escono le origini? “Certo, la storia l’ ho ambientata nel Mediterraneo ad inizio del novecento. Il mare è un elemento fondamentale. Io a Genova vivevo sulle alture e ce lo avevo sempre davanti, quello de’La Luna’ è il mio mare, il mare italiano, quello della mia infanzia.”

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