Parla uno dei due italiani rapiti in India

 

INDIANI02INDIANI03Pubblicato su “Visto”

“Certo che ripartiro’, viaggiare, conoscere posti nuovi fa parte della mia vita, quest’ esperienza non mina la mia passione, io sono pronto a ripartire.” Claudio Colangelo, 61 anni, residente a Rocca di Papa, alle porte di Roma, è uno dei due italiani, primi stranieri rapiti dai maoisti in India, nella regione dell’ Orissa, il 14 marzo scorso. Un’ esperienza che ricorderà per tutta la vita: il rapimento, le marce nella giungla, il pensiero della preoccupazione dei sui cari in Italia, l’ amicizia con il compagno di ‘sventura’, il torinese Paolo Bosusco. Claudio, dei due ostaggi, é stato il primo liberato, dopo undici giorni di prigionia, il 25 marzo. “Mi hanno lasciato andare per primo anche perché Paolo ha insistito perché intanto fossi liberato io” percio’, da quel giorno in cui è tornato a casa, ai Castelli, Claudio ha atteso, nel silenzio e con trepidazione, come tutti gli italiani, la liberazione di Bosusco che finalmente è arrivata. “Me lo hanno detto alle sette di questa mattina”, ci racconta, il giorno stesso del rilascio del suo compagno di disavventura “E’ una bellissima notizia, la aspettavo dal 25 marzo. Paolo è una persona meravigliosa, uno spirito libero che oggi si ritrova pero’ a dover partire da zero, all’ età di cinquantaquattro anni.” Claudio Colangelo,ora che è arrivata finalmente la notizia che tanto aspettava, puo’ ripercorrere i giorni della cattività, trascorsi nelle mani dei guerriglieri maoisti. “L’ ho detto anche appena liberato, non ho mai avuto la sensazione di essere in mano a dei sanguinari. Quella della ‘vacanza pagata’, chiaramente è una battuta ma la verità è che durante il rapimento nessuno dei due ha avuto la sensazione che i maoisti volessero ucciderci. Io non ho mai temuto per la mia vita, ma c’era un unico pensiero che mi tormentava e non mi lasciava un attimo: la preoccupazione di mia moglie e dei miei figli, in ansia, qui Italia. Quel pensiero è stato il vero inferno di quest’ esperienza.” Claudio è un ex impiegato in pensione di un istituto di ricerca, un curioso che ama i viaggi e i contatti con popoli lontani “La prima volta sono stato in Amazzonia vent’ anni fa”, racconta, e dalle foto dei suoi viaggi esce l’ immagine di una persona appassionata dell’ avventura ma anche e forse soprattutto, della possibilità di aiutare popoli diversi direttamente nel loro territorio, come volontario.E allora eccolo medicare un bambino e distribuire viveri agli indigeni, sorriso aperto e mano tesa, agli angoli piu’ sperduti del pianeta. L’ Orissa, regione dell’ India orientale, è uno dei territori tribali che hanno attirato la sua attenzione. Claudio ci è arrivato, spinto ancora dalla voglia di conoscenza che ha sempre accompagnato il suo passo di instancabile viaggiatore, per cinque giorni di trekking organizzato da Paolo Bosusco, originario di Torino, una guida di grande esperienza, un uomo innamorato dell’ India che ha trovato laggiu’, 22 anni fa, il posto dove costruire tutta la sua vita e uno dei massimi conoscitori di quella zona. Insieme sono stati catturati, primi stranieri, dai ribelli maoisti. “C’ eravamo fermati per farci un bagno nel fiume quando sono venuti a prenderci degli uomini armati.”, racconta Claudio, che pero’ non vuole usare toni drammatici per raccontare quest’ esperienza “Mi preme sottolineare che comunque siamo stati trattati con ogni riguardo. Ci hanno portato in giro nella giungla e il cibo non era proprio a cinque stelle, ma hanno fatto quel che hanno potuto per venirci incontro.” Claudio ci tiene a dire anche che non ce l’ ha con i suoi rapitori. “Li ho conosciuti e in parte li ho compresi.” Undici giorni e un solo pensiero: casa “Pensavo continuamente a quanto potevano stare in ansia mia moglie e i miei due figli. Non potevo parlarci, non potevo rassicurarli, non potevo dire loro di stare tranquilli. Sapevo che loro non avevano notizie e chissà che cosa si potevano immaginare da qui. Anche per questo una delle prime cose che ho fatto arrivato in Italia è stato chiamare il papà di Paolo per rassicurarlo e dirgli come stavano esattamente le cose e cioè che noi avevamo la chiara percezione che nessuno volesse torcerci un capello.” Ma ora che anche Paolo è libero è veramente finita. “Sì, mi sento davvero libero solo da quando è arrivata la notizia, stamattina, che anche Paolo lo é. E ora desidero solo tornare alla normalità della mia vita”. Ma della sua vita hanno sempre fatto parte integrante i viaggi in posti esotici, lontani, tornerà a viaggiare? “Certo,tornero’ a viaggiare, quello che mi spinge non è stato fiaccato da questa esperienza. Come ho detto, quello che voglio è tornare prima possibile alla mia vita e nella mia vita ci sono anche i viaggi. Certo, magari per il momento potro’ scegliere mete un po’ piu” tranquille’: l’ Europa, gli Stati Uniti…battute a parte, credo che i pericoli non esistano solo nei posti lontani.” Il ritorno alla normalità per Claudio è già avvenuto, nella tranquillità della sua casa, circondato dall’ affetto della sua famiglia, puo’ pensare già al domani, anche se, dopo tutto, una preoccupazione grande ce l’ ha ed è proprio per il futuro di Paolo Bosusco, l’ uomo con cui ha condiviso un’ esperienza indelebile, l’ uomo che nell’ Orissa aveva costruito tutta la sua vita, spazzata via d’ un colpo il 14 marzo “Paolo è un personaggio davvero particolare, e ora sono un po’ preoccupato per lui. In Orissa lui aveva la sua vita, ora, a cinquantaquattro anni, sarà dura ricominciare, ricostruire tutto, non avendo piu’ niente.”

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