Flavia e Laura, figlie di imprenditori suicidi, lanciano l’ associazione vittime della crisi

vittime della crisiFIGLIESUICIDI03Pubblicato su “Visto”

Un’ associazione dei parenti delle vittime della crisi, l’ idea la lanciano Laura Tamiozzo e Flavia Schiavon, perché la crisi ormai è una guerra quotidiana che fa morti come qualsiasi altra guerra. I bollettini pubblicati dalle cronache l0 testimoniano:  non passa giorno senza che ci sia qualcuno che questa guerra la perda, che si arrenda a questo nemico spietato e veda nell’ uccidersi l’ unica salvezza per sfuggirgli. Laura e Flavia questo dramma lo vivono sulla loro pelle, loro ora sono imprenditrici,  ma loro sono anche ‘orfane di crisi’. I loro padri, imprenditori, hanno deciso di farla finita a pochi giorni l’ uno dall’ altro, perché avevano perso ogni speranza, strozzati da problemi economici, dal senso di vergogna e di fallimento, dalla solitudine. Le  figlie hanno vissuto lo stesso dolore, si sono incontrate, e hanno deciso di reagire e di continuare a lottare, insieme. Nasce così l’ idea di un’ associazione che unisca tutti i parenti delle vittime della crisi”Forse le nostre aziende non avranno futuro, anche se mi auguro il contrario, ma dobbiamo trovare giustizia” Laura Tamiozzo, 29 anni, aveva scritto questa frase in una lettera indirizzata alla sua quasi coetanea Flavia Schiavon, 32 anni, il 22 gennaio scorso perché sapeva che Flavia avrebbe compreso e condiviso quell’ urlo. Giovanni Schiavon, padre di Flavia, 59 anni, patron dell’ Eurostrade90 si è sparato a metà dicembre perche’ era sul lastrico, anche perché non riusciva a farsi pagare piu’ di duecentomila euro di crediti arretrati. “L’ abbiamo trovato inginocchiato davanti alla foto del suo nipotino Matteo, che lui amava tanto. E questa cosa mi ha toccato, io l’ ho già perdonato” aveva raccontato Flavia, ricacciando giu’ le lacrime, il giorno prima del funerale del padre e insieme alla madre, Lorella, avevano fatto un appello al governo “Nessuno fa nulla, si chiacchiera, si discute ma non si fanno le cose concrete. E con le chiacchiere non si pagano le famiglie che aspettano i loro soldi.” Poi Flavia, aveva voluto mandare un pensiero alle tante persone che vivono le stesse difficoltà. ” La mia tragedia mi ha portato in contatto con altre famiglie che stanno vivendo lo stesso dramma e io dico: ‘non arrendetevi’, bisogna continuare a lottare.”  Pochi giorni dopo, l’ultimo dell’ anno, anche il padre di Laura, Antonio Tamiozzo, si é impiccato nella sua azienda di Montecchio Maggiore. E Laura ha scritto a Flavia una lettera piena di dolore, rabbia e coraggio in cui si legge: “Mio padre ha sempre vissuto per l’azienda, è sempre stato il suo valore più grande. Si sentiva responsabile nei confronti dei suoi dipendenti e delle loro famiglie, loro dovevano sempre percepire lo stipendio, era la loro certezza e questa certezza non doveva mai venire meno. Mio padre è morto per amore, per amore della sua azienda e specialmente nei confronti dei suoi dipendenti; viveva con il terrore di tradirli, di non essere in grado di pagare loro gli stipendi. Questo pensiero lo logorava, finché non ha più retto..” Laura imprenditrice, che spiega che cosa passa nella testa di un imprenditore, sull’ orlo del fallimento, Laura figlia che racconta quanto amore c’era nel cuore del padre per quell’ azienda che era stata una sua creatura. “Ho letto un articolo”,continua la lettera, “una tua intervista, in cui dichiari che avete scritto una lettera a Monti ma non avete avuto alcun riscontro. Che male che fa sentire questo! Purtroppo mi viene da dire: “siamo soli”. Stiamo lottando contro i mulini a vento, nessuno ci da retta, a nessuno interessa di noi. Ma noi, Flavia, ci dobbiamo fare forza, dobbiamo lottare per questo”.. Da queste parole, dal tentativo di non sentirsi piu’ così soli,di condividere le forze per continuare una battaglia cos difficile e trovare giustizia, è nata l’ idea di un’ associazione, che aiuti i parenti delle sempre piu’ numerose vittime della crisi ad ottenere giustizia. E così Flavia e Laura, si sono incontrate a Vigonza, proprio vicino l’ azienda di Flavia, nella sede della Cisl, insieme alle loro madri e Laura ha letto di nuovo quella lettera, che è dichiarazione d’ amore, grido di dolore, invocazione d’ aiuto al tempo stesso e ha raccontato i suoi sentimenti di figlia “Non riesco ad essere arrabbiata con papà, non mi sento nemmeno tradita, anzi, l’ho capito fino in fondo e nel cuore, pensando a lui provo un senso di pace: per lo meno ora non c’è più nessuno che gli può fare del male” ha detto Laura, mentre Flavia, ascoltava, commossa “Mia madre prova molta rabbia nei confronti di papà, perché è convinta che in qualche maniera, in un modo o nell’altro qualcosa si poteva risolvere, non accetta il fatto che si sia arreso, non accetta che nemmeno il pensieri della sua famiglia lo abbia fermato” Ma Laura e Flavia, non vogliono vivere di rancore, vogliono lottare, ‘fare rete’, e ora si ritrovano a capo delle aziende dei loro padri, impegnate ogni giorno a continuare la loro battaglia. Vogliono andare avanti, salvare le loro aziende, i posti di lavoro dei loro dipendenti, obbiettivi di cui i loro padri hanno perso le speranze e loro invece, pur tra mille difficoltà, vogliono continuare a perseguire, per rispetto alla loro memoria e al loro sacrificio. “Non dobbiamo permettere che i nostri padri se ne siano andati così e che non ci sia nessuno che si prenda delle responsabilità, dobbiamo trovare giustizia, tentare tutte le strade possibili. Perché, ogni imprenditore che muore è per tutto noi un’ulteriore sconfitta.”

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