Contro la crisi arriva lo Scec

Pubblicato su “Vero” n.25/2012

MONETASCEC MONETASCEC“Una moneta che non sia un fine ma un mezzo, che aiuti a dare valore ai prodotti aquistati, che sostenga i commercianti del territorio e  li aiuti a sostenere la concorrenza della grande distribuzione, ma soprattutto  che cementifichi la coesione sociale tra gli abitanti della stessa zona.”  Quella che descrive l’ assessore alle politiche sociali del IV municipio di Roma, Francesco Filini é lo SCEC, la valuta che si puo’ usare dal 25 febbraio per aquistare beni e servizi in questo ampio territorio nella zona nordest della Capitale. Si, perché, ben prima del neosindaco grillino di Parma, Federico Pizzarotti, intenzionato a dotare la città di una valuta autonoma, a un’ alternativa all’ euro ci avevano già pensato nella circoscrizione piu’ popolosa di Roma: duecentocinquantamila abitanti e migliaia di esercizi commerciali pronti a comprare e vendere con gli SCEC, la moneta della ‘solidarietà che cammina’.

Ma come é nata questa idea? “Da un’ insieme di riflessioni, derivate dalle difficoltà che incontro lavorando sul territorio ogni giorno. Essendo Assessore alle Politiche Sociali so quante famiglie del nostro municipio si trovano in terribili difficoltà materiali in questo momento, quanto sia difficile per molti riuscire a fare la spesa e in genere vivere. E d’ altra parte anche i piccoli commercianti si trovano ad affrontare un momento di grandissima difficoltà. ”

Queste difficoltà sono tali in tutta Italia ma solo voi avete pensato a una nuova valuta: cosa l’ ha spinta a proporre l’ adozione di una  sorta di ‘moneta locale’? “Sono da sempre appassionato di studi economici e finanziari e ricordavo l’ esperimento di qualche anno fa del professor Auriti nel suo paese, Guardagriele, dove aveva appunto creato una moneta alternativa all’ euro, la SIMEC. Poi ho iniziato a documentarmi e mi sono imbattutto nei veri ideatori dello SCEC, l’ associazione Arcipelago SCEC, mi sono interessato alle loro idee e alle loro attività e ora eccoci qua, a vedere lo SCEC, speso nel nostro municipio, patrocinato per la prima volta da un’ istituzione.” “Arcipelago SCEC ha lanciato gli SCEC dal 2008 ma é la prima volta che un’ istituzione accoglie il nostro progetto” racconta Davide, uno dei promotori dell’ iniziativa. “Noi pensiamo che l’ euro sia una moneta fondata sul debito e quindi che porta povertà, lo SCEC invece puo’ innestare un circolo virtuoso che puo’ portare ricchezza al territorio di riferimento.”

Ma come funziona, in concreto, lo SCEC? “Lo SCEC non ha valore di per se’, é un mezzo per aquistare beni e servizi, non un fine. E’ un pezzo di carta che puo’ essere speso come ‘buono sconto’ negli esercizi che aderiscono al circuito Arcipelago SCEC. I cittadini che si iscrivono al progetto, possono ritirare 100 SCEC da spendere nei negozi che hanno aderito al progetto (già piu’ di cinquanta)” spiega l’ assessore Filini, “Lo SCEC funziona come un buono sconto che, pero’, non fa perdere al commerciante che applica lo sconto nessuna parte del valore del bene che vende.”

Puo’ fare un’ esempio per farci capire meglio? “Se un cliente deve aquistare un bene da dieci euro puo’ pagare con nove euro e uno scec. Il cliente risparmierà pagando il bene un euro di meno, il commerciante potrà vendere un prodotto scontato senza perdere parte del valore che sarà coperto dallo SCEC, spendibile in altri esercizi aderenti al circuito.”

Ma i benefici dello SCEC non finiscono qui: “Il commerciante dell’ arcipelago SCEC incentiverà i clienti che usano SCEC a servirsi da lui e cio’ lo aiuterà a fidelizzare ed aumentare la clientela.” continua l’ assessore, “Insomma, lo SCEC puo’ diventare un’ ottimo strumento per combattere la crisi. E non solo dal punto di vista meramente economico.” ci tiene a sottolineare l’ assessore Filini, che si occupa di politiche sociale. “Il principale obbiettivo dello SCEC é quello di combattere la crisi sia dal punto di vista materiale, aiutando famiglie e commercianti in difficoltà, sia e forse soprattutto, dal punto di vista della coesione sociale.”

In che modo? “In gran parte del nostro territorio ci sono quartieri residenziali che gli abitanti vivono poco. La vita frenetica che facciamo spesso spinge i consumatori a rivolgersi alla grande distribuzione per questioni di praticità e velocità. Ma questo condanna alla chiusura tantii piccoli commercianti che  hanno un ruolo fondamentale nel tessuto sociale cittadino. Usare una moneta spendibile solo nel circuito di quartiere non solo aiuta a far rimanere la ricchezza prodotta dagli abitanti sul loro territorio ma aiuta anche la loro coesione sociale. Nelle grandi città a volte non conosciamo il fruttivendolo, il panettiere o il tabaccaio che abbiamo sotto casa e invece, vivere di piu’ il territorio farebbe bene alle tasche e alla socialità cittadina e noi crediamo che lo SCEC possa aiutarci  anche in questo.”

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