Enrico Brignano: “Gli anziani ci insegnano a stare al mondo”

 

Pubblicato su “Vero” n26/2012

Un ritorno alle radici. Sembra questo il  filo rosso dell’ attuale momento professionale e personale di Enrico Brignano: prima lo straordinario successo di “Tutto suo padre”, lo spettacolo teatrale dedicato al papà, venuto a mancare lo scorso anno, in cui il comico romano traccia un esilarante e tenero ritratto famigliare, poi l’ omonimo libro edito da Rizzoli, e ora il ritorno al cinema con l’ impegno su un set molto particolare. Il film, che si sta girando nell’ incantevole scenario della masseria Lupoli tra trulli e ulivi secolari a Crispiano, nel cuore della campagna pugliese, si chiama “Ci vediamo domani”, per ed è lo stesso protagonista raggiunto durante le riprese a raccontarci perché il ruolo che sta affrontando lo emoziona tanto:  “Sono orgoglioso di questo personaggio, di questa commedia commovente.”, esordisce Brignano, “Questo film è un vero ritorno alle radici, all’ essenza,  quello che viene prima e va oltre il nostro attuale modo di vivere. Il mio personaggio, Marcello Santucci, è un furbastro, uno dei tanti sempre in cerca della ‘svolta’ per cambiare in meglio la sua vita. Uno di quelli che vediamo provarci sempre con i ‘gratta e vinci’ e che invece non vincono mai, uno di  quelli che le prova tutte per arricchirsi, tranne lavorare, e piu’ ci prova piu’ si inguaia.”

Ce ne sono tanti in giro come Marcello Santilli? “In questo momento ce ne sono tanti, antieroi che inseguono il miraggio della ricchezza facile per migliorare la loro esistenza e finiscono pieni di debiti. Personaggi in fondo anche ingenui”.

Che c’ entra uno come Marcello Santilli, così ‘contemporaneo’ con il ritorno alle radici? “Fosse per lui, niente, ma il confronto obbligato con le radici arriverà, inaspettato, proprio a seguito dell’ ennesima iniziativa  del nostro personaggio che ha la brillante idea di aprire un’ agenzia di pompe funebri in un paesino sperduto della Puglia, abitato esclusivamente da ottuagenari. Lui già si vede arricchirsi con un funerale dietro l’ altro e, invece, dovrà constatare che in quel paese non muore mai nessuno e si troverà a rapportarsi con questi anziani, primo tra tutti Palagonia, interpretato dall’ attore statunitense Burt Young, che gli insegneranno tantissimo sul come si sta al mondo.”

Cosa gli insegnano? “L’ essenza della vita. Noi ci preoccupiamo di tante cose che loro ignorano completamente. Marcello è un tipico prodotto della società contemporanea quindi che so, fa la dieta. Gli anziani invece lasciano fare alla natura, mangiano senza preoccuparsi i prodotti che dà loro la terra e, come Santilli dovrà  amaramente constatare, sono in perfetta salute, tanto è vero che non muoiono mai!”

Per girare questo film ti sei trovato anche tu a rapportarti con un gruppo di arzilli vecchietti pugliesi, come stanno andando le riprese con loro? “Sono straordinari nella loro spontaneità. Sono tutti stati reclutati qui sul posto, persone  gentilissime e non abituate a fare cinema percio’ capita di dover ripetere piu’ volte alcune scene, ma mi sto trovando benissimo con loro. Questo film è un impegno molto particolare, durante la lavorazione ci sono stati anche momenti in cui mi sono commosso.”

Per esempio? “Quando ho visto le bare, sono riandato con la mente alla morte di mio padre, a quello che ho vissuto l’ anno scorso e mi sono commosso”

A tuo padre hai dedicato lo spettacolo teatrale di grandissimo successo con cui sei ora in tour e da cui è stato tratto un libro, sul set sei alle prese con un gruppo di anziani, è una costante in questo momento della tua vita professionale una riflessione sulle radici, è un caso? “La vita è un percorso e niente avviene a caso. Io personalmente crescendo mi sento sempre piu’ interessato a quello che hanno da raccontarci e da insegnarci le persone che hanno vissuto di piu’. Quando sei giovane gli anziani non li stai ad ascoltare, sembra che facciano sempre gli stessi discorsi e in effetti, in molti casi è così, ma in quei discorsi c’è un vissuto, un’ esperienza che possono essere molto utili a noi che li ascoltiamo. E poi, andando avanti con gli anni, ti accorgi di quanto siano stati preziosi nella tua vita, i tuoi nonni, i tuoi genitori e hai sempre piu’ consapevolezza che anche tu un giorno sarai quello che sono loro. Gli anziani vengono visti male da questa società, come un peso, come un costo, mai come una risorsa ma questo è un grosso errore: loro sono la nostra memoria e una società che disprezza i testimoni del suo passato avrà difficilmente la possibilità di crearsi un futuro.”

Gli anziani vengono visti come un peso per questa società forse perché non sono ‘produttivi’, come i bambini. “Io invece trovo che ci sia tanto da imparare dagli uni e dagli altri.”

Gli anziani possono insegnarci con la loro esperienza, i bambini? “I bambini ci insegnano con la loro spontaneità. Non puoi fingere con loro, non hanno schemi predefiniti, ti mettono a nudo.”

Tu hai un rapporto continuo con i giovani, quelli della scuola di recitazione e ballo Artes che gestisci con tua moglie a Pomezia.  “Si, è una scuola nata, in origine, dalla necessità di stockare la scenografia di  uno spettacolo che avevo auto-prodotto. Ho trovato questo locale, era grande e ho iniziato a usarlo anche per provare gli spettacoli, poi ho preso il magazzino accanto per poter creare una sala prove per la danza e ora è diventato un posto che ogni anno ospita circa duecento tra bambini e ragazzi, dai quattro anni in su, che vogliono imparare a ballare e recitare. E’ una cosa che mi riempie di gioia e di orgoglio, proprio ieri c’è stato il saggio della classe dei piu’ piccoli tra i quattro e i sei anni.”

Si vede già così presto il talento? “Una predisposizione è evidente fin da piccoli: bambini che amano stare al centro dell’ attenzione, che si trovano a loro agio sul palcoscenico, si vede subito. Certo, a quattro anni l’ approccio alla recitazione deve rimanere un gioco ma l’ inclinazione già si vede.”

Anche in te già si intravedeva qualcosa a quattro anni? “Direi proprio di no. Io mi sono accorto di voler provare a fare l’ attore piuttosto tardi, dopo il militare, avevo già venti anni. Anche se, come ho raccontato già altre volte, ai tempi della scuola improvvisavo spettacoli sul trenino che mi portava da Acilia a Roma, la decisione pero’ è stata presa molto piu’ in là”.

Tu non sei ancora padre, ma cosa pensi che potresti insegnare a un figlio? “Mi piacerebbe riuscire a trasmettere il senso dell’ onore, inteso come sforzo per mantenere la parola data e l’ impegno a studiare e a migliorarsi sempre.”

Torni al cinema con questo film dopo un periodo di grande popolarità televisiva con le “Iene”, si fa il tuo nome per la futura conduzione di Zelig “Non mi risulta, anzi per ora mi godo un po’ di pausa dalla televisione. Un mezzo bellissimo, che da tanta popolarità ma è anche difficile da gestire: gli ascolti sono fondamentali e spesso sono legati a qualcosa di incontrollabile da parte di chi fa il programma, come la controprogrammazione. Puo’ capitare che hai fatto il lavoro migliore del mondo ma se ti mettono contro la finale di Champion League non hai armi per combattere.”

Quindi ora cinema e la turné estiva a teatro “Si. Il teatro rimane il mio primo amore e la mia prima passione e io sono fortunato perché posso farlo.Ormai il teatro, per un artista, è un lusso, non tutti se lo possono permettere. Io si e il fatto di raccogliere e avere un contatto diretto anche con seimila persone a sera, mi continua a riempire di gioia e amore per questo mestiere.”

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