La sfida di Juliana

Pubblicato su “Vero” 23/2012

juliana buhringOcchi di ghiaccio e volontà di ferro, una vita da film, un’ impresa da record e una madrina d’ eccezione. Juliana Buhring, 31 anni nata in Germania da padre inglese e madre greca,adepti della setta ‘Figli di Dio’, dopo esserne uscita, ha denuciato gli abusi subiti, ha fondato un associazione che aiuta i minori ‘prigionieri’ delle sette e per raccogliere fondi,  sta per partire da Napoli, città in cui vive da tre anni insegnando inglese, per diventare la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta. Al momento della partenza, tra tanti amici che la saluteranno, ce ne sarà una speciale l’ attrice e produttrice, Maria Grazia Cucinotta, da sempre sensibile alle tematiche che riguardano i diritti dei minori.  Perché ha scelto di fare da madrina  all’ impresa di Juliana? ” La sua storia mi ha colpito molto: questa giovane donna coraggiosa va sostenuta e la sua esperienza deve diventare un esempio. Anche perché uscita fuori da una situazione difficile, ha pensato anche agli altri e ora si accinge a quest’ avventura proprio per dare una mano a chi sta passando le sue stesse sofferenze.” Che le dira’ al momento della partenza? “Ci siamo dette tante cose in questi mesi. Lei è una sognatrice, tende a guardare sempre oltre, io invece la riporto un po’ sulla terra, alla reali difficoltà che potrebbe incontrare strada facendo.” La seguirà nel suo viaggio? “Certo e non mi limitero’ a seguirla da ‘tifosa’,voglio raccontare questo  esempio di vita straordinario attraverso un progetto cinematografico che si articolerà in due parti: la storia della sua infanzia e una docu-fiction della sua impresa. Un tema difficile forse, ma sono convinta che sia da raccontare, perché la forza di Juliana sia d’ ispirazione per tanti.”

La storia di Juliana, che tanto ha colpito Maria Grazia Cucinotta e non solo, comincia 31 anni fa “Sono nata all’ interno di una setta estremista chiamata ‘Figli di Dio’, ho vissuto in diverse comuni, in trenta paesi”, racconta lei  “A tre anni, mi hanno separato da mia madre. Ricordo ancora bene quel momento. Mio padre ha avuto molte mogli perché il regolamento della setta vietava di rimanere sposati per piu’ di quattro anni. Ho diciotto fratelli.” Un’ infanzia segnata dalle regole della comune: niente scuola, niente contatto con l’esterno e soprattuo abusi fisici e psicologici,”Nelle comuni si praticava l’ amore libero e anche noi bambini venivamo incoraggiati a praticarlo, tra di noi e con gli adulti. Vigeva un regime di terrore, venivamo isolati e puniti ogni volta che gli adulti pensavano che lo meritassimo. Ho raccontato le mie esperienze in un libro, ‘Never without my sister’ quando ne sono uscita e questo mi ha aiutato a liberarmi e a dire la verità su quello che è successo. Ma il passato è passato e quel che conta è il presente e il futuro.”dice sorridendo con lo sguardo rivolto a nuovi traguardi ” Ora sono libera e, da fuori, forse posso aiutare chi sta vivendo la stessa esperienza .”

Un bambino che vede la luce in quel contesto, quanto ci mette per capire che fuori c’è altro? “Tanto.  Ma i bambini non sono stupidi, non credono solo a quello che gli viene raccontato. Noi non potevamo andare a scuola, né in ospedale se stavamo male, ma un contatto con l’ esterno ce l’ avevamo quando ci mandavano ad elemosinare. Lì capivo che fuori c’era qualcos’altro. Però rientrati alla comune non ne potevamo parlare e confrontaci perché noi bambini non venivamo mai lasciati soli, c’era sempre un adulto che controllava e affrontare quell’ argomento voleva dire essere puniti.”

Tu quando hai maturato l’ idea di uscirne fuori? “E’ stato un processo lungo. Già dall’ adolescenza non credevo piu’ a quello che mi raccontavano là dentro.”

Ne sei uscita  solo a 23 anni, perché non prima? ” Per molti motivi, innanzitutto perché volevo rimanere vicina ai miei fratelli piu’ piccoli, poi perché ero spaventata: non sapevo cosa avrei trovato  fuori, non conoscevo nessuno, ero senza soldi, non sapevo dove andare. La decisione definitiva  la presi dopo due suicidi: quello di mia sorella e quello del figlio del capo della setta che prima di uccidersi  uccise anche la sua governante. Non ho retto piu’: tutta la mia generazione ormai cresciuta, stava facendo cose orribili. Non potevo piu’ rimandare e alla fine ce l’ho fatta, anche perché mi sono programmata bene l’ uscita. Eravamo in Uganda all’ epoca e io per mesi ho fatto una doppia vita, di giorno nella comune, di notte  uscivo di nascosto, rischiando molto, ma questo mi ha permesso di farmi dei contatti all’ esterno. Senza questi contatti non avrei saputo come fare una volta scappata. Se sei nato dentro una setta non esisti: non hai documenti, non hai soldi, non sai nemmeno come funzionano le cose piu’ semplici. Io mi ero fatta un’ amica e quando sono scappata ho vissuto per un po’ a casa sua e lei mi ha aiutato a trovare il primo lavoro in una fattoria. Se non avessi avuto qualcuno fuori non ce l’ avrei fatta, per questo esiste la ‘Save passage foundation’.”

La Save passage foundation è il motivo per cui stai per diventare la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta. “Si. Lo faccio innanzitutto per raccogliere fondi per l’ associazione. Vogliamo essere la porta a cui si va a bussare e già lo siamo stati in molti casi.”

Chi si rivolge a voi?  “Tante persone diverse. Bisogna pensare che solo negli Stati Uniti esistono tremila sette, ma il fenomeno riguarda tutto il mondo. La mia setta, per esempio ,era ovunque, io ho vissuto in trentuno paesi diversi, era ben radicata anche qui in Italia. Ci interessa tutelare i minori ma aiutiamo anche ragazzi sui vent’ anni, un’ età, com’ è successo anche a me, in cui riesci a trovare la forza per ribellarti: escono e tutto è un problema anche cose banali cone per esempio, iscriversi all’ università, perché legalmente non esistono. E questo è anche il motivo per cu non si ha una chiara idea di quanti minori vivano nelle sette: è impossibile censirli  ma sono moltissimi, migliaia.”

Esistono casi anche di adulti  che si rivolgono a voi? “Sono piu’ rari, ma ci sono. Ultimamente ci ha contattato un’ adepta di una setta negli stati uniti, che le proibiva di far curare suo figlio in ospedale. Ha trovato il coraggio di chiamarci e noi siamo riusciti a far curare il bambino anche se per lo stato non esisteva, e la famiglia non aveva assicurazione sanitaria né soldi.”

Per aiutare chi si trova in queste situazioni pero’ ci vogliono soldi “Sì. E spero di trovarne un po’ con la mia impresa.”

Hai scelto un modo clamoroso per dare visibilità a Save Passage: entrerai nel Guinness dei primati per essere la prima donna a fare il  giro del mondo in bicicletta, come ti è venuta l’ idea? “Tutto inizia da una vacanza: in bicicletta da Berlino a Copenhagen l’ anno scorso. Prima di allora non ero mai salita in sella ad una bicicletta. Quando la vacanza è finita mi sono detta ‘vorrei che questo viaggio non finisse mai’. A settembre ho cominciato a pensare  a iniziative per raccogliere fondi, ho pensato alla bicicletta,  e poi ho scoperto che nessuna donna aveva mai tentato il giro del mondo, percio’ mi sono detta: ‘è l’ idea giusta!’.”

Pronta per la partenza? “Ce l’ ho messa tutta, mi alleno da nove mesi, nove ore al giorno. Faro’ 49000km,  200km al giorno e, incrociamo le dita, spero di essere di ritorno per Natale.”

Paure alla vigilia della partenza? “Soltanto che il mio corpo ceda. Della testa non mi preoccupo, sono carica e concentrata. Voglio dimostrare che in tutte le persone normali ci sono le potenzialità per fare qualcosa di eccezionale.  Pero’ ho sono ancora in cerca di sponsor. Chiunque fosse interessato a darmi una mano puo’ contribuire seguendo le indicazioni  sul mio sito, dove potrete anche seguire tutto il mio viaggio.”

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