L’ imprenditore sulla cupola di San Pietro “Ma quale sviluppo? E’ macelleria sociale”

Trenta ore a centottanta metri di altezza, appollaiato sul tetto del lucernaio di uno dei monumenti piu’ famosi del mondo: la cupola della Basilica di San Pietro. Marcello Di Finizio,47 anni, imprenditore triestino, ha scelto un grande palcoscenico per urlare la sua esasperazione e ha tenuto col fiato sospeso tutta Italia per quasi due giorni. Alle cinque del pomeriggio del due ottobre scorso, De Finizio è salito sul ‘cupolone’ come un qualsiasi turista ansioso di ammirare un panorama mozzafiato ma con intenzioni ben diverse:arrivato sulla terrazza ne ha scavalcato la balaustra e  ha inscenato la sua fragorosa protesta, sintetizzata nello striscione:“Basta Monti, basta Europa, basta multinazionali. Sviluppo? Questa è macelleria sociale.” “Non sono un matto, chi mi conosce lo sa.” dice l’ imprenditore triestino “Sono una persona seria, faccio da anni l’ imprenditore, ma non ne posso piu’ di questo stato di cose e penso proprio che sia arrivata l’ ora, per tutti i cittadini rassegnati di questo paese di dire ‘basta!’ Io ci ho provato in questo modo, il mio vuole essere un gesto di rottura perché vedo troppa rassegnazione, troppa accettazione, per uno stato di cose che deve cambiare, ma per farlo ci vuole un ‘corto circuito’, una scossa forte.” Marcello De Finizio ha voluto dare la sua scossa ma l’ impresa dei giorni scorsi per lui, non è stata la prima del genere. L’ imprenditore era proprietario di uno dei locali piu’ famosi del lungomare di Trieste,  la “Voce della Luna” a Barcola,  che venne distrutto da un incendio doloso nel giugno del 2008. Dopo qualche mese, De Finizio spese gli ultimi risparmi per riaprre nello stesso luogo un piccolo chiosco che pero’ fu travolto da una mareggiata. Da qui la sua disperazione che nei mesi scorsi lo ha portato piu’ volte a proteste plateali. Quello per cui combatte De Finizio ora, è il pericolo ai suoi occhi, derivante dalla direttiva Bolkenstein  che a partire dal 2016 impone che le concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari vengano messe all’ asta. De Finizio non è più in grado di ricostruire il suo locale perché, ormai privo di mezzi e con le concessioni in scadenza al 31 dicembre 2015, non gli è possibile finanziare l’operazione ricorrendo al credito bancario.E’ per questo che ha inscenato altre proteste plateali dormendo per mesi in automobile davanti al palazzo del Consiglio regionale di piazza Oberdan, facendo ripetutamente lo sciopero della fame, legandosi alle colonne d’ingresso della sede milanese di un’assicurazione e occupando, nel marzo scorso,  una delle piattaforme dell’Ursus, il pontone ormeggiato in Porto Vecchio di Trieste, rimanendo per due giorni sospeso a settanta metri di altezza; e il 30 luglio è salito per la prima volta sulla cupola di San Pietro  ma questa ultima sua protesta ha attirato la curiosità e l’ attenzione dei media  Di Finizio è stato salutato da alcuni come una sorta di ‘eroe indignato’ ed è così che si vede anche lui. “Io vorrei che questo gesto non servisse solo a me, ma fosse una scossa per tutti gli italiani. Siamo troppo rassegnati al malaffare, alla mala gestione della cosa pubblica, a questa classe politca completamente scollegata da quella che è la realtà quotidiana dei cittadini. Ma la nostra rassegnazione è funzionale al potere. Gli italiani non hanno piu’ la forza di indignarsi di ribellarsi. Io, invece, non ho piu’ nulla da perdere e sono disposto a rischiare la vita per fare ascoltare le mie ragioni. Il mio è stato un gesto di dignità.” Di Finizio diceva che non sarebbe sceso dalla cupola se non si fosse creato un tavolo di concertazione sull’ applicazione della direttiva Bolkenstein con i ministri competenti Moavero e Gnudi. “Me l’ hanno assicurato, hanno detto che questa volta non si tireranno indietro, pero’, appena sceso, mi sono ritrovato con un foglio di via ed il divieto di mettere piede a Roma per tre anni. Ora non capisco come io possa venire a discutere con loro se non posso mettere piede a Roma, ma spero davvero che non finisca come l’ ultima volta, il trenta luglio, quando avevano preso lo stesso impegno, senza mantenerlo. Mi avevano assicurato di essere aperti al confronto e invece non sono piu’ riuscito a contattarli. E anche questo è indicativo della lontananza del potere dai cittadini e della poca moralità di chi ci governa: prendere un impegno per poi non rispettarlo. Tra il cittadino e gli amministratori c’è un muro di gomma che non si riesce a superare, e questo non fa altro che alimentare l’ esasperazione. Ma adesso basta.” Perché ha scelto San Pietro? “Ragionando per simboli. Io credo che il pensiero forma. Per questo non mi arrendo e combatto per i miei diritto, perché voglio credere che in Italia ci sia ancora una democrazia così come credo che la Chiesa sia la piu’ alta autorità etica e morale. Per questo ho scelto San Pietro, un simbolo, per richiamare l’ attenzione su questo elemento: la politica in Italia deve tornare a seguire regole etiche, non possiamo dare per scontato che non ci sia piu’ niente da fare.”

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