Clandestini salvano una famiglia

Una strada buia, la pioggia, una curva che nasconde il canale. L’ auto sbanda e ci precipita dentro e per un’ intera famiglia: madre, padre e bimbo di cinque anni sembra non esserci piu’ scampo. Romina Ricci, 42 anni, originaria di San Benedetto dei Marsi, suo marito Massimo Frazzetta, romano, e il loro bimbo di cinque anni pensavano di morire sabato 13 ottobre ma a un passo dalla fine tre angeli li hanno presi tra le braccia, liberati dal veicolo che affondava, e tratti in salvo. Poi, così come erano apparsi, all’ arrivo dei soccorsi, sono svaniti. Ma il loro gesto ha salvato tre vite e, nei giorni successivi alla sfiorata tragedia, la famiglia Frazzetta ha lanciato un appello per trovarli e ringraziarli “E’ stato terribile. Stavamo tornando a Roma da casa di mia madre a San Benedetto dei Marsi. Percorrevo la statale numero 20, mio marito e mio figlio erano sul sedile posteriore. C’era nebbia e la visibilità era scarsa. Sono arrivata a quella curva senza accorgermene e siamo finiti nel canale. In pochi secondi ci siamo trovati nell’ acqua, intrappolati senza via di fuga. Non sapevo cosa fare, piangevo disperata, pensavo che saremmo tutti morti. E infatti saremmo morti se non fosse stato per quei ragazzi.” Romina ha fatto la drammatica ricostruzione dell’ incidente ai vigili del fuoco. “L’ acqua mi arrivava all’ altezza della cintura, mio marito aveva perso i sensi e il bambino piangeva. Ho pensato davvero che saremmo morti. Poi, nel buio, ho visto tre persone di colore, due uomini e una donna che si avvicinavano facendosi luce con il cellulare. Uno dei ragazzi ha aperto lo sportello dell’ auto, ha preso mio figlio e lo ha passato all’ altro ragazzo che poi lo ha dato in braccio alla donna che era sul ciglio della strada. Poi hanno trascinato fuori dall’ abitacolo me e mio marito, e mentre arrivavano altre persone sono scomparsi.”Le parole escono a fatica ma Romina sa bene chi deve ringraziare se puo’ raccontare in prima persona quello che è accaduto a lei e alla sua famiglia “Siamo vivi per miracolo e solo grazie a quei tre ragazzi voglio conoscerli, ringraziarli” è stato questo il primo desiderio espresso dal suo letto d’ ospedale, a Chieti. Dopo essersi accertata delle condizioni del figlio sotto osservazione ad Avezzano e del marito, ricoverato a l’ Aquila con una spalla rotta, il suo primo pensiero è andato a loro, a quegli angeli misteriosi che hanno salvato lei e i suoi cari per poi sparire di nuovo nel nulla. E di fronte al suo appello questi ‘eroi per caso’ hanno deciso di sconfiggere ancora una volta la paura e venire allo scoperto, raccontando cosa è successo quella notte e perché, una volta arrivati gli aiuti italiani, hanno preferito tornare nell’ ombra. Adoiou Abderrahim 48 anni, Abdu Ayoub, 39 e Jarra Salima, 20, sono tutti e tre immigrati marocchini e nell’ ombra ci vivono da quando sono in Italia: i due uomini sono senza permesso di soggiorno, la donna ha un permesso di soggiorno ma non ha piu’ un lavoro. Quella maledetta notte erano sull’ auto che seguiva quella della famiglia di Romina. Racconta Adoiou, l’ uomo che ha tirato fuori i componenti della famiglia Frazzetta. “Sabato stavamo viaggiando sulla strada del Fucino sulla nostra auto dietro quella della famiglia Frazzetta. All’ improvviso la loro auto è scomparsa dalla visuale e ho capito che era finita nel canale. Mi sono fermato, sono sceso e ho visto l’ auto che stava affondando. Ho cercato di rompere i vetri ma non ce l’ ho fatta. La donna ha tolto la sicura della portiera, ho aperto lo sportello e per primo ho afferrato il bimbo, poi ho aiutato la donna e infine l’ uomo che era svenuto.” Un vero e proprio atto eroico quello dei maghrebini che pero’, da clandestini, hanno preferito dileguarsi all’ arrivo dei vigili del fuoco.” Ma ci siamo allontanati solo quando abbiamo avuto la certezza che la famiglia fosse salva. Però é vero, sono clandestino e ho difficoltà ad ottenere il condono così anche Abdu, mentre Jarra il permesso ce l’ ha, solo che da tempo è senza lavoro.” dice Adoiou. Pero’,davanti all’ appello di Romina, hanno deciso di venire allo scoperto e di dare alla donna la gioia di dire grazie personalmente ai suoi salvatori. “Sono andato a trovarla all’ ospedale di Chieti.”, racconta Abderrahim, “Lei si é commossa e mi ha abbracciato con forza poi mi ha sorriso e mi ha detto che vuole aiutarmi in tutti i modi per farmi diventare regolare. La ringrazio e spero davvero di risolvere questa situazione ma io ovviamente, ho fatto quello che ho fatto perché dovevo.”

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