La “marija” di Lucia

“Vorrei che tutte le persone che sono nelle mie condizioni avessero la possibilità di migliorare la qualità della loro vita e di utilizzare un’ arma in piu’ nella loro difficile battaglia quotidiana.” Lucia Spiri, salentina di 31 anni,ha un bel sorriso aperto e fiducia nella vita e nel futuro. Lucia Spiri ha la sclerosi multipla ed é una dei promotori, con Andrea Triscuoglio, del primo ‘cannabis social club’ italiano che vogliono aprire  a Recale, in Puglia, il prossimo 29 gennaio. Secondo il loro progetto i malati potrebbero qui coltivare la cannabis a scopo terapeutico evitando così di rivolgersi per le loro necessità alle organizzazioni criminali. Naturalmente i promotori sono coscenti che la loro iniziativa é un’ aperta sfida alla legge Giovanardi-Fini “Il nostro è un atto di disobbedienza civile, e non è il primo. In questo momento in Italia vige una legge proibizionista e per questo abbiamo spesso manifestato.” dicono. Lucia Spiri porta avanti la sua battaglia, partendo dalla sua esperienza personale: dopo anni di calvario con farmaci di ogni tipo che la lasciavano sofferente  e’, dice lei, “resuscitata e tornata alla vita grazie al Bedrocan, ovvero inflorescenze essiccate di marijuana. Ho scoperto la mia malattia nel 2000, avevo diciannove anni e, com’ è normale, è stato uno choc.” racconta Lucia,  che pero’ non si è persa d’ animo “La sclerosi è una brutta bestia e mi condiziona la vita da anni, ma io non ho intenzione di arrendermi” dice. La voglia di vivere e la tenacia di Lucia Spiri, sono state messe a dura prova nei lunghi anni passati tra ambulatori, medici e terapie, “Ho vissuto anni di cure farmacologiche a base di interferoni, antidepressivi, antiepilettici, miorilassanti e addirittura chemioterapici prescrittimi dai neurologi, ma nessuna di queste terapie mi faceva stare meglio, anzi, molte hanno lasciato solo effetti collaterali permanenti e peggiorato la qualità della mia vita.” Nel 2008 pero’ arriva nella sua vita un nuvo spiraglio: Lucia non si arrende alla sua brutta bestia e inizia a fare ricerche, a passare ore su internet, a documentarsi, a cercare la strada che ancora non aveva percorso finché non si imbatte nelle documentazioni sull’ uso terapeutico della marijuana “Io sono stata sempre una ragazza attiva, vivace e con la testa sulle spalle. Alla marijuana sono arrivata attraverso ricerche personali. Quell’ anno, dopo essermi documentata ho voluto provare e ho fatto un viaggio ad Amsterdam per testare personalmente alcune varietà di marijuana che, avevo letto, erano particolarmente efficaci contro i sintomi della mia malattia. Così ho provato e ho trovato subito molti  benefici. Nel 2011 sono stata una dei pochi fortunati ammessi alla terapia di Bedrocan, inflorescenze essiccate di marijuana, presso l’ ospedale “Ferrari” di Casarano. E questo mi ha cambiato la vita. Prima di arrivare alla somministrazione di questo farmaco pero’, il protocollo prevede di passare per i miorilassanti che mi hanno aumentato i dolori, così, come ultima spiaggia, sono stata ricoverata per sei giorni per iniziare questa nuova terapia. Sono arrivata in ospedale ormai in sedia a rotelle e credevo di esservi condannata a vita. Dopo due giorni di ricovero, ho cominciato a bere tisane di marijuana e il terzo giorno stavo già meglio. Sono riuscita a camminare piano piano nuovamente con le mie gambe. Per me è stato una sorta di ‘miracolo’. Da allora questo farmaco così discusso mi ha dato sollievo e ha cambiato in meglio la mia vita” E i miglioramenti sono stati molti e concreti “da quando assumo la cannabis, la bevo nelle tisane, la mangio nei biscotti e nelle torte e la fumo ho avuto miglioramenti eclatanti nell’ andatura, nei tremori, nei dolori, negli spasmi muscolari, nelle rigidità, nell’ appetito, nell’ umore e sono arrivata a poter eliminare tutti gli altri farmaci.” E ora che il suo corpo ha trovato una strada verso il sollievo, questa ragazza dallo spirito indomito porta avanti con la sua testimonianza la battaglia per l’ uso terapeutico della marjiuana.  Oggi Lucia, scortata dall’ inseparabile compagno William è un’ attivista e si batte perché in tutta Italia i malati come lei abbiano accesso a questo farmaco che, per ora è disponibile solo in Puglia, la regione di Lucia, e in Toscana. “E’ assurdo che si impedisca a tante persone affette da varie patologie di poter accedere a una cura che puo’ migliorare i loro giorni. E’ vero, soprattutto nel caso della sclerosi multipla,che ogni organismo reagisce a modo suo. Questa malattia è imprevedibile e ogni paziente è diverso . Ma per mia esperienza diretta posso testimoniare che la marijuana puo’ aiutare. Per i malati la negazione della cannabis terapeutica rappresenta l’ inevitabile perpetuarsi  di sofferenze acutissime. Perché il dolore ti sconvolge la vita e tanti calvari potrebbero essere alleggeriti. C’è gente che preferisce morire piuttosto che subire le pene inflitte dalla sclerosi multipla, dalla sla o dal tumore. Io posso invece testimoniare che un modo per soffrire meno e migliorare la qualità della vita c’è, ma incomprensibilmente rimane inaccessibile ai piu’.”  Da qui l’ idea del Cannabis Social Club  “In Europa esiste da anni una rete di cannabis social club, Il nostro club sarà riservato alla coltivazione a scopo terapeutico perché é l’ unica cosa che ci interessa. Sappiamo che é un altro atto di disobbedienza civile, per questo vogliamo che le persone abbiano il coraggio di “metterci la faccia”, perché, in caso di problemi legali piu’ saremo piu riusciremo a sostenere le nostre ragioni nella nostra battaglia.”

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