Ugo Forno, dodici anni, l’ ultimo morto per la liberazione di Roma

ugo forno parco nemorenseL’ ultimo morto per la Liberazione di Roma fu un coraggioso ragazzino di dodici anni di cui  dopo tanti anni di oblio, oggi si onora ufficialmente  la memoria. Si chiamava Ugo Forno.” Sono passati sessantanove anni, e oggi per me è un diluvio di emozioni”  il dottor Francesco Forno,  86 anni,  è comprensibilmente commosso  mentre ritira dal Prefetto di Roma la medaglia d’oro al valor civile alla memoria di suo fratello minore, “Giovane studente romano, durante i festeggiamenti per la liberazione della città di Roma, appreso che i tedeschi, battendo in ritirata, stavano per far saltare il ponte ferroviario sull’Aniene, con grande spirito di iniziativa, si mobilitava, unitamente ad altri giovani, e con le armi impediva ai soldati tedeschi di portare a compimento la loro azione. Durante lo scontro a fuoco veniva, tuttavia, colpito perdendo tragicamente la vita. Fulgido esempio di amor patrio ed encomiabile coraggio.” Così si legge nella motivazione della medaglia conferita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano . La morte di “Ughetto”,  solo un ragazzo, per Franco, a distanza di quasi settant’ anni, è una ferita che brucia ancora, anche se è stata la conseguenza di un atto eroico, uno di quelli troppo poco raccontati. Ughetto   è stato l’ ultimo romano ucciso dai tedeschi in fuga dalla città che proprio quella mattina, 5 giugno 1944, festeggiava l’ arrivo degli Alleati che la liberavano da un’ occupazione spietata.  “Oggi non si riesce a spiegare che cos’era la paura e la fame di quei tempi. Il coprifuoco, la mancanza di tutto.” dice Franco Forno  “Io avevo diciassette anni, mio fratello dodici, erano giorni duri. Dopo l’ 8 settembre speravamo che fossero finite le sofferenze, invece, era solo l’ inizio. L’ occupazione tedesca di Roma è stata terribile.” Ma la tragedia piu’ grande per la famiglia Forno, si consuma proprio la mattina in cui ritornava la speranza per le vie della Capitale.  “Non c’è un minuto che io non mi ricordi di quella giornata.” Racconta, molto emozionato, il dottor Forno, ” Doveva essere, dopo tanta sofferenza, una giornata di festa. Finalmente gli Alleati  erano arrivati a Roma il 4 giugno, entrando da sud, dalla via Appia, e quella mattina, verso le sette e trenta  erano entrati anche nel nostro quartiere, nella zona nord di Roma, allora quartiere Savoia. Mi ricordo che erano tutti impazziti, la gente nelle strade festeggiava, eravamo sicuri che fosse finita la fame, la paura. Mio padre, siciliano, si era precipitato fuori  per cercare di avere notizie della sua famiglia che viveva in provincia di Catania, io e mia madre eravamo in casa con la febbre. Anche mio fratello era uscito, senza dire niente. A quei tempi non c’era tanta sorveglianza sui ragazzini anche perché bisognava sempre darsi da fare, quando mancava l’ acqua, quando mancava legna da ardere in casa, eravamo sempre noi a procurarla. Mi ricordo che una volta mio fratello torno’ a casa con una traversa delle ferrovie raccattata chissà dove come legna da ardere. ” sorride il dottor Forno, ricordando l o  spirito di iniziativa di suo fratello minore, che la pagella della seconda media descriveva come “un ragazzo intelligenze e vivace, forse un po’ troppo irrequieto, ma buono”. Quello spirito indomito, proprio in quella mattina di festa lo ha portato a sacrificare la sua vita ” Dopo un po’ mio fratello rientrò in casa con due pistole lanciarazzi.” Ricorda ancora il fratello di Ughetto, “Ho pensato subito che le avesse prese nel giardino lì sotto, il Parco Nemorense, lì erano stati abbandonati mezzi e armi dell’ esercito dopo l’ 8 settembre. Mi consegnò le armi dicendomi,’ torno subito, vado a prendere un’altra cosa’ e sparì di nuovo. Dopo un paio d’ore si presento’ un ragazzo sui vent’ anni al mio palazzo chiedendo della famiglia Forno. Mia madre, poverina,  subito  capi’ che era successo qualcosa di terribile. Mia madre, una donna sempre composta, non ho mai dimenticato le sue urla. Ugo lo ritrovarono morto a due chilometri da casa.” Ma che cosa era successo a Ughetto?  Il ragazzo aveva sentito che i tedeschi, ritirandosi, volevano  far saltare il ponte ferroviario sull’ Aniene “Era un passaggio importante, verso nord”, spiega Forno  “Ci passavano i treni per Firenze e collegava anche all’ areoporto dell’ Urbe”, farlo saltare era il piano tedesco per bloccare  l’ avanzata degli Alleati. Ugo  era un ragazzino coraggioso “Era intraprendente e quanto lo fosse lo ha dimostrato proprio quella mattina. Io avevo cinque anni piu’ di lui, ogni tanto cercavo di ‘metterlo sotto’, ma non ci si riuscivo”, dice il fratello sorridendo. Ughetto, ormai si  è deciso e alla testa di un gruppo di altri ragazzi e contadini si arma e arriva su un’ altura da cui comincia a sparare contro i tedeschi per impedire loro il sabotaggio. Verrà ucciso  a dodici anni, da un granata tedesca, dopo aver salvato il prezioso ponte. Avrebbe compiuto 81 anni il 27 aprile, qualche giorno prima il fratello ha ritirato la medaglia d’ oro al suo valor civile, dopo una lunga battaglia portata avanti dalla  famiglia per ricordarne il sacrificio. Franco  spera che, ora, questa storia non venga piu’ dimenticata. “Mio padre ha lottato per anni, per far conoscere questa storia che rischiava di finire nell’ oblio, scrisse anche al Presidente Moro. Io ho continuato ad interessarmi ma per lungo tempo non ho avuto nessun riscontro.  Abbiamo faticato a raccontare di Ugo, ma io ho raccolto tutto quello che ho potuto su di lui. Sono usciti articoli di giornale, ricostruzioni storiche, gli  è stata intitolata l’ aula della sua classe alla scuola media Settembrini   e oggi c’è una targa in suo ricordo nel parco Nemorense, proprio li’ dove giocavamo da bambini, ora è arrivata la medaglia d’oro e spero che il rischio che il coraggio di Ughetto venga dimenticato non ci sia piu'”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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