La neoministra Cecile Kyenge: “Non sono di colore, sono nera”

ministra Kyenge da fb

Ministra Kyenge – foto: Facebook

“Sono nera e fiera di esserlo.” La neoministra all’ integrazione Cecile Kyenge, non ha dubbi, innanzitutto bisogna mettere in chiaro le cose, usare le parole giuste, conoscersi. Cecile Kyenge, 49 anni, arriva in Italia, da sola, nel 1983, appena maggiorenne per laurearsi in Medicina all’ Università Cattolica di Roma. Si sposta poi a Modena, dove consegue la specializzazione in oculistica e dove ancora oggi vive, con il marito Mimmo e le due figlie, Maisha e Giulia. Ma la prima cosa che ha voluto sottolineare di lei, presentandosi alla stampa, è la sua identità.
“Per fare chiarezza, io non sono ‘di colore’, io sono nera, lo rivendico con fierezza. E sono italo-congolese. Penso che sia giusto per tante persone che vivono in questo Paese cominciare ad usare il linguaggio piu’ adatto per capirsi.”

Cosa ha di italiano e cosa di congolese?“Non posso dividere le mie due anime. E’ come chiedermi se voglio piu’ bene a mamma o papà. Cio’ che mi definisce è essere parte di entrambi questi paesi. Sono italo-congolese, ho due culture di due paesi che vivono entrambi dentro di me e questo è cio’ che mi definisce.”

Chi è il neoministro Cecile Kyenge?“Ho iniziato con l’ associazionismo, sono sempre stata a fianco alle persone che chiedevano aiuto, o anche solo di essere ascoltate, in Italia e all’ estero. Son un medico oculista, svolgo questa professione da diversi anni e mi sono resa conto che chi ha la possibilità, le competenze per fare del bene, deve mettersi al servizio degli altri, anche per dare loro voce. Questo ha rafforzato in me l’ idea di provare a fare politica che per me vuol dire innanzitutto rimanere in mezzo alla gente per poter tradurre meglio i bisogni delle in proposte politiche.

Per lei, ministro, cosa vuol dire integrazione? Io credo che le tematiche relative all’ immigrazione siano da affrontare in termini di accoglienza e non in termini di sicurezza. Per me l’ integrazione comincia sui banchi delle scuole, il fattore culturale, della reciproca conoscenza è fondamentale. E poi, sono d’ accordo con Don Ciotti quando parla d’ interazione, togliendo la g. E’ questo l’ obbiettivo piu’ ambizioso, l’ interazione, il mischiarci e fare insieme.

Ora come ora sembra un obbiettivo ancora lontano
Ma è qualcosa di possibile. Quello che intendo io per interazione l’ ho visto accadere nella mia terra, l’ Emilia, dopo il terremoto. Le scosse hanno fatto cadere tutti i muri, materiali e non. Siamo stati costretti a mischiarci. Per far fronte a quella tragedia abbiamo dovuto mescolarci per forza, siamo stati costretti a trovare percorsi di interazione. E’ stata dura, ma se noi vogliamo creare un nuova forma di integrazione sociale, bisogna cominciare da lì, mischiarsi, parlare, conoscersi, conoscere le altre culture, conoscere chi abita a fianco a noi e insieme ripartire. Finché avremo di fronte frontiere di qualunque tipo, sarà difficile impostare un percorso.
Crede di poter raggiungere i suoi obbiettivi, con un governo che abbraccia forze politiche che hanno posizioni tanto diverse su questi temi?
E’ una sfida. Io sono del Pd ma in questo governo ci sono altri partiti, c’è il Pdl, c’è Scelta Civica, percio’ la sfida sarà trovare un terreno condiviso, un linguaggio comune, uno spazio in cui trovarci per dare risposte alle emergenze di questo Paese. Facciamo parte di una squadra e la squadra funziona se trova elementi di condivisione. Per me è una sfida, parlare con chi è distante, molto distante da me, senza offendere mai.

L’ Italia è un Paese razzista?
L’ Italia non è un paese razzista anzi, ha una tradizione di accoglienza che ancora oggi e’ viva. Lo so perché girando per l’ Italia ho trovato tantissime realtà che si dedicano all’ accoglienza. In Italia c’è una cultura, una storia anche, dell’ accettazione dell’ altro. Il punto è che quando si parla di razzismo sotto c’è sempre la mancata conoscenza dell’ altro, bisogna fare lo sforzo di conoscersi. Finché non ci si conosce aumenta la diffidenza e aumentano le discriminazioni.

Ci sono stati commenti razzisti alla sua nomina, attacchi durissimi, anche da parte di persone che fanno politica che cosa ha provato?
Dispiacere c’è sempre quando succedono fatti come questi, ma io non mi fermo mai davanti alle difficoltà. Sono arrivata in questo Paese a diciotto anni, da sola, senza conoscere la lingua, non mi spaventano gli ostacoli. E’ chiaro che, essendo un essere umano, ho la mia sensibilità, ma so anche che bisogna andare oltre, ecco perché guardo all’ aspetto positivo di quello che è accaduto: la bella reazione della società civile e delle istituzioni. Io credo che la risposta piu’ forte in questo caso l’ abbiano data gli altri. La società italiana ha reagito contro questi attacchi, e questa reazione dice che esiste un’ altra Italia, ed è proprio la risposta che volevo vedere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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