“Pronto? Sono il Papa”

Pubblicato su “Chi”

Squilla il telefono in una libreria di Via della Conciliazione, a Roma. “Pronto, signora Mery?”, la libraia dall’ altra parte della cornetta riconosce la voce ma è incredula “Santità?”, azzarda, “Come ha fatto a riconoscermi?”  a quel punto Mery Alfonso, 39 anni, colombiana, seppure sorpresa ed emozionata non puo’ che essere sincera “Il suo accento, e poi, solo Lei mi chiama signora Mery.” E’ andata così, l’ altra mattina alla libreria Coletti, pochi metri da piazza S. Pietro, è squillato il telefono e dall’ altra parte c’era..il Papa! Non un segretario, non un maggiordomo, ma Papa Francesco in persona che ha voluto chiamare per ringraziare Mery, del libro che gli aveva mandato. Si perché, ormai è chiaro, il protocollo a Bergoglio sta piuttosto stretto, soprattutto quando si tratta di relazioni umane e se sente di dover chiamare per ringraziare una persona di un suo gentile pensiero, lui, alza il telefono e lo fa, senza essere annunciato.

Ma come è nata quella telefonata? “Per caso, qualche giorno fa è entrato un cliente, mi ha raccontato di essere un medico argentino, di essere venuto a San Pietro per l’ udienza papale perche’ voleva incontrare Bergoglio con cui aveva lavorato insieme per i poveri, nel loro paese. Mi sono permessa di chiedergli un favore e gli ho chiesto di recapitare al Papa un libro da parte mia, il “Vangelo di Gesu’Cristo”, lui glielo ha portato ma non mi aspettavo certo che il Papa addirittura mi chiamasse per ringraziarmi.”

Che le ha detto durante la telefonata? “Mi ha ringraziato del libro, e mi ha detto di pregare per lui perché si avvicinava il primo mese di pontificato, era il giorno prima per l’ esattezza. Poi mi ha chiesto come stava mio figlio, Giovanni Paolo”

Vi conoscete quindi? “Si, ma erano due anni che non lo sentivo, considerando che e’ diventato Papa poi, non pensavo proprio sarei riuscita a parlargli, invece, ha chiamato lui.”

Quando ha conosciuto Bergoglio? “Quando sono arrivata in Italia e ho cominciato a lavorare nella libreria “Alma Roma”, che era il punto di riferimento delle persone di lingua spagnola a Roma. Io sono colombiana, mi sono laureata in economia e commercio e avevo bisogno di imparare una lingua straniera. Ho scelto l’italiano e sono venuta a Roma e ho trovato questo lavoro che mi piaceva molto. Lì ho conosciuto Bergoglio che all’ epoca era cardinale, ma io l’ ho saputo dopo.”

Non era evidente? “Proprio no, l’ unico elemento che poteva far pensare alla sua autorità era l’ anello, per il resto vestiva senza particolari paramenti.”

Che altro ricorda di lui? “Era sempre gentile e sorridente, entrammo in confidenza quando ero in attesa del mio primo figlio, Giovanni Paolo che adesso ha 6 anni. Ho avuto qualche problema in gravidanza e lui, ogni volta che veniva si informava e mi diceva: ‘un maschietto, lo facciamo diventare gesuita’ e io, ‘beh, l’ importante è che prima sia un buon cristiano.”

Insomma eravate entrati in confidenza? “Si, anche perché lui è una persona molto socievole, ha sempre un sorriso e una parola per tutti.”

Cosa ha pensato quando ha saputo che era diventato Papa? “Ero in piazza San Pietro quel giorno e quando l’ hanno nominato mi sa che ero l’unica o una dei pochi a sapere chi fosse. Ho gioito, non mi sembrava vero, ma mi sono anche preoccupata, una così grande responsabilità..”

L’ ha piu’ sentito dopo che è diventato Papa? “Prima della sua telefonata non lo sentivo da piu’ di due anni.”

Lo incontrerà di nuovo?  “Spero proprio di si, gliel’ ho anche detto per telefono, ‘sua Santità’ spero proprio di poterla incontrare’, lui mi ha risposto che in questo momento ha tantissimi impegni, ma io spero, ho già avuto due incontri che non mi sarei mai aspettati, la telefonata e poi domenica 12 maggio, il giorno della festa della mamma, in piazza San Pietro.”

Cosa è successo? “Quel giorno avevo deciso di andare a seguire l’ angelus, volevo portare con me anche Giovanni Paolo, il mio figlio maggiore, ma non ha voluto saperne di alzarsi, invece il piccolo, José Francisco che ha un anno, era sveglio e ho deciso di portare lui. Siamo arrivati presto e ci siamo messi vicino alle transenne, nella speranza di vedere Papa Francesco al suo passaggio nella Papamobile. Infatti lo abbiamo visto, lui ci aveva appena oltrepassato e io ho iniziato a gridare ‘Santità!’, non so se mi ha riconosciuto dalla voce o con la coda dell’ occhio, fatto sta che è tornato indietro mi ha salutato e ha preso tra le braccia José Francisco. ‘E Giovanni Paolo dov’è?’, mi ha chiesto, io gli ho detto che era a casa, lui ci ha salutato e ha continuato il suo giro. E’ stato un momento bellissimo e ancora una volta mi ha stupito la sua attenzione a tutto, in mezzo a tanta folla, mi ha visto, ha accarezzato il mio bambino, ha chiesto notizie dell’ altro mio figlio. E’ speciale, è davvero interessato alle persone, non mi stupisce che lo amino già tutti. Ha lavorato tanto in mezzo ai poveri, agli esseri umani che soffrono davvero, conosce profondamente l’ umanità, ed è per questo che riesce a dare calore e speranza con le sue parole.” Al di là e oltre il protocollo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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