“Vi racconto la mia Dolce Vita”. Uno dei protagonisti ricorda quella stagione in occasione dei cinquant’ anni del film Cleopatra

Cleopatra compie cinquant’ anni e torna sugli schermi. Il kolossal per eccellenza, simbolo della grandezza e dello sfarzo hollywoodiano, girato a Roma dal 1961 e uscito nel 1963, é stato riproposto al festival di Cannes,  nelle sale cinematografiche e lanciato in formato blue-ray, per festeggiare il mezzo secolo. Una pellicola che cambio’ la storia del cinema e piu’ ancora quella del costume: scoppio’durante le riprese l’ amore infinito e burrascoso tra i due protagonisti, Elizabeth Taylor e Richard Burton, Cleopatra e Marco Antonio, entrambi già sposati con altre persone (Eddy Fisher lei, Sybil Williams lui) e che poi finiranno per sposarsi tra loro, ben due volte, una passione seguita minuto per minuto dai flash dei paparazzi che illuminavano le movimentate notti romane, in quella stagione epica e indimenticata che fu la  Dolce Vita, un’ epoca di splendori, veri o presunti, che sfrutto’ il momento d’ oro di Cinecittà, allora detta la ‘Hollywood sul Tevere’ e fece di Roma, la capitale mondiale della mondanità. E mentre quei giorni, e ancor di piu’ quelle notti, vengono ancora una volta prese a ispirazione e paradigma dal cinema e dalla cultura (vedi la ‘Grande Bellezza’ di Sorrentino acclamato in questi giorni dalla critica internazionale al Festival di Cannes, da piu’ parti letto come una rivisitazione contemporanea del film ‘La Dolce Vita’ di Fellini), noi ce li facciamo raccontare da chi c’era, uno dei maggiori testimoni di quei tempi, l’ avvocato Mimmo Cavicchia, detto anche l’ ‘oste dei Vip‘, il proprietario del ristorante capitolino “Taverna Flavia”, da dove sono passati e continuano a passare tutti, ma proprio tutti, i nomi dello star system internazionale che fanno tappa nella città eterna. Di veri divi ne ha visti tanti Mimmo, ne ha conquistato la fiducia e l’ amicizia, ne ha raccolto le confessioni,  e oggi, di tutte quelle frequentazioni sono testimonianze un’ infinità di scatti  che tappezzano le pareti del locale dietro Via Veneto, che solo per questo, vale una visita. Ma tra tutti quei volti celebri ce n’è uno che giganteggia. Il ritratto, rigorosamente in bianco e nero, di un viso perfetto e regale, su cui spiccano due enormi occhi…viola. E’ lei, la divina Liz Taylor, un’ amica, di piu’, ‘il grande amore’ di Mimmo che ancora si illumina mentre racconta come si sono conosciuti. “Fu proprio grazie a quel film, Cleopatra, cinquant’ anni sono passati. Era l’ agosto del 1961 e ricominciavano le riprese del film a Roma, che erano state interrotte a Londra per problemi di salute della Taylor. Lei aveva già vinto l’ Oscar, non la conoscevo ancora ma era già il mio mito. Sapevo che alloggiava al Grand Hotel,  l’ avevo vista al suo arrivo con il marito Eddie Fisher, e il regista del film, Mankiewitcz. Volevo assolutamente che venisse a cena nel mio ristorante, e mi misi a pensare come avrei potuto convincerla. Qualcuno mi disse che la diva amava la frutta e cominciai a mandarle ogni giorno, in albergo,  cesti di frutta freschissima, scoprii pero’ che qualcuno si appropriava dei cesti cambiando il biglietto che io allegavo. Così, pensai a uno stratagemma e mi feci fare un timbro con cui stampai il mio nome, ‘Mimmo’, su tutta la frutta che mandavo. Passo’ circa una settimana senza che ci fosse risposta, e io avevo quasi perso le speranze. Invece, una sera che non dimentichero’ mai, la diva entro’ finalmente dalla porta della Flavia, ero riuscito a incuriosirla con quella frutta ‘timbrata’ e chiese subito ‘who is Mimmo?’ ‘I am Mimmo” risposi io, ma non mi sentivo sicuro, ero emozionato, volevo sorprenderla, non sapevo che fare e così decisi di fingere un malore, sì, finsi di svenire. Quando riaprii gli occhi, lei si presento’, “Piacere Mimmo, sono Elisabeth Taylor”, così conobbi Liz.” Da allora la sua conoscenza con la diva, è cresciuta fino a diventare una vera e prorpia amicizia. “Dopo quella sera mi invitò a una festa nella sua bellissima Villa Papa, sull’ Appia. Candele ovunque, un giardino meraviglioso, al centro una grande piscina, fiumi di vodka e champagne. Meraviglioso. Finì che mi ubriacai e caddi in piscina ma da quel giorno divenni il fornitore dei pranzi di Liz. Mi chiamava ogni mattina per ordinare il menu’: prosciutto, cannelloni, gamberi e rughetta e naturalmente filetto di manzo per i suoi cagnolini.” Lei è stato anche testimone dell’ esplosione dell’ amore tra la Taylor e l’ altro protagonista di ‘Cleopatra’, Richard Burton. “Si capì presto che le scene d’ amore tra Antonio e Cleopatra su quel set non erano pura finzione. Liz era sposata con Eddy Fisher ma perse la testa per Burton. Mi ricordo che una volta non la sentii per qualche giorno, ero preoccupato, ero abituato a ricevere la sua telefonata mattutina. Chiamai io la segretaria, mi disse che Liz era stata ricoverata in clinica, per un  avvelenamento da fagioli. In realtà aveva avuto una tremenda crisi di gelosia per una giovane attrice che a Roma accompagnava Burton, l’ ufficio stampa si era inventato la storia dei fagioli e io che cucinavo per lei, non ci facevo una bella figura ma l’ importante era che Liz si fosse ripresa, io ho tenuto il segreto per l’ amicizia sacra che mi legava a lei.” L’ amore tra i due fu sempre così tempestoso? “Si, certo, questo fu solo l’ inizio. Il loro fu un amore estremo, diceva Antonio a Cleopatra nel film ‘Tu ed io proveremo che la morte é meno forte dell’ amore…le tue labbra si porteranno via il mio respiro.’ e anche il loro amore fu così, eccessivo e assoluto. La loro storia venne alla luce dopo la foto di un bacio a Capri. Fu sempre un legame appassionato ma costellato da furiose liti, scenate ovunque, lei era uno spirito libero, lui gelosissimo, entrambi perdutamente innamorati. Ricordo quando la loro storia era ormai giunta al capolinea, dopo dieci anni d’ amore, Burton, seduto a un tavolo della Flavia che continuava a bere mentre lei girava la citta in compagnia di Henry Wimberg, quella sera vidi l’ immensa sofferenza di Richard di fronte alla fine di quell’ amore. Mi disse ‘Lei è il mio respiro, l’ amero’ fino alla morte.’ Aveva bevuto molto, lo vedevo male e chiamai Liz. Lei si preoccupava sempre per lui, non lo avrebbe mai abbandonato, mi chiedeva di tenerlo d’ occhio e infatti poco dopo la telefonata arrivo’ e se lo porto’ via mentre io distraevo i paparazzi che ogni sera attendevano davanti al locale assetati di scoop.” Ma era così speciale Liz Taylor? “Era una vera diva, splendida fuori e dentro, stiamo parlando del mio grande amore. Io stesso ho fatto piccole follie per lei, ma lo meritava. Un giorno Richard mi disse ‘Nessun gioiello vale quanto lei. Le regalerei il mondo intero, è troppo speciale.’ E in effetti le regalo’ di tutto, anch’io una sera volli farle un regalo speciale, le chiesi: ‘cosa ti piacerebbe trovare quando vieni da me?’ ‘un giardino’ disse lei. E io svegliai il mio fiorista di fiducia e riempii la sua sala preferita di dozzine di rose bianche. Aveva ragione Burton: era troppo speciale.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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