“Sono resuscitata e l’ ho denunciato”

Pubblicato su “Oggi”

“Non aspettate a denunciare, ad andare via. Non credete che un uomo violento possa cambiare, perché lui non cambierà. Denunciate chi vi fa violenza fisica e psicologica, prima che succeda una tragedia”. Lo dice con un filo di voce Vanessa Villani, vorrebbe urlarle queste parole rivolte a tutte le donne, ma non puo’ farlo perché il suo corpo porta ancora i segni  della mattina del 17 marzo scorso,  quando sua madre Giulia arrivo’ in casa sua e la trovo’ incosciente, riversa in una pozza di sangue sotto gli occhi del figlioletto. “Ricordo lo stordimento, la voce del mio bimbo che mi chiamava, ma lontanissima, poi niente, fino al risveglio.” Vanessa, 31enne di Ferentino, in provincia di Frosinone, è finita in coma farmacologico per quaranta giorni perché qualcuno le aveva fracassato il cranio. Quando si è risvegliata nel letto del Policlinico Umberto I di Roma, ha avuto due pensieri: dov’era il suo bimbo di tre anni, e il nome di chi era quasi riuscito a mandarla all’ altro mondo. E ancora una volta il nome del carnefice coinciderebbe con un compagno di vita che avrebbe reagito così all’ intenzione della donna di liberarsi da quella relazione violenta. Lui, Diego Bianchi 28 anni, disoccupato, ora è in prigione. E Vanessa racconta la sua storia perché, dice, “voglio mandare un messaggio alle donne che si trovano nella mia stessa condizione. Perché io sono stata fortunata, avrei potuto davvero morire, anzi ero già morta, sono salva per miracolo.”

Come è iniziata la storia con il tuo compagno? “Io e lui siamo cresciuti insieme, si puo’ dire. Ci conosciamo sin da piccoli, abitavamo vicino. Quattro anni fa ci siamo innamorati, e tre anni fa è nato il nostro bambino.” Guarda le foto di suo figlio, Vanessa, e non fa che ripetere “Il mio pensiero è sempre stato lui. Volevo dargli una famiglia serena poi ho capito che con quell’ uomo quest’ obbiettivo non era raggiungibile e ho capito che non si poteva andare piu’ avanti così, avrei dovuto lasciarlo, perché non ci si puo’ illudere per sempre, se un uomo non vuole cambiare la donna ,per quanto innamorata, non riuscirà a cambiarlo.”

Com’ era la vostra relazione? “Quando ci siamo messi insieme non potevo immaginare come sarebbe andata a finire. Le liti ci sono state quasi subito, ma era lui così. Poi la nostra vita è andata sempre piu’ peggiorando. Per me la nostra relazione era diventata un incubo, per questo avevo deciso di andare via. Ma ero terrorizzata. Io cercavo di non irritarlo in nessun modo, di non farlo arrabbiare ma non c’era niente da fare, sempre piu’ spesso si infuriava. Era violento, non solo con i gesti, ma anche con le parole, durante la giornata mi chiamava venti, trenta volte al cellulare, ma se succedeva che non rispondevo perché ero al lavoro oppure avevo perso la chiamata e non avevo credito per richiamarlo scoppiava la bufera. Io facevo di tutto per non provocarlo, per farlo stare calmo ma non serviva a niente, lui mi umiliava mi diceva cose bruttissime, minacciava me e i miei famigliari e tutto questo lo faceva anche davanti al bambino, io non ne potevo piu, non potevo piu’ e percio’ avevo trovato la forza e  avevo deciso davvero  di lasciarlo.”

Perché hai aspettato quattro anni? “Perché all’ inizio pensavo di cambiarlo, poi ho sperato che lo cambiasse la nascita di nostro figlio, e poi ho avuto paura, tanta paura, ero terrorizzata. Avrei voluto denunciarlo, ma avevo paura che lo venisse a sapere e me la facesse pagare, a me e ai miei famigliari.”

Ti sei confidata con qualcuno? “No. All’ inizio pensavo che avrei dovuto gestire io la situazione, non me la sentivo di coinvolgere la mia famiglia, volevo lasciarli fuori da tutto questo. Quando mi chiedevano ‘come va?’, io dicevo sempre ‘tutto bene’, pensavo di potercela fare da sola, poi andando avanti, ho capito che dovevo chiedere aiuto, fare qualcosa, ma mi ha bloccato la paura.”

E con la famiglia di lui hai provato a  parlare? “Loro vivevano al piano sotto al nostro, le urla e le discussioni non potevano non sentirle. Quando sentiva la burrasca la madre di lui mi rassicurava, diceva ‘non ti preoccupare ci parlo io, vedrai che si calma e non succederà piu”, ma poi risuccedeva.”

Fino a quella mattina di un mese e mezzo fa, cosa é successo? “Sapevo che era un violento, ma non mi sarei mai immaginata che sarebbe arrivato praticamente ad ammazzarmi. Sono viva per miracolo, se mia madre non fosse arrivata in tempo ora non sarei qui a parlare di tutto questo.” Ma la signora Giulia è arrivata in tempo e la grande forza d’ animo di Vanessa ha fatto il resto e l’ha portata a vincere la sua battaglia contro la morte. “Quando sono arrivata in ospedale ero praticamente morta. Mio padre mi aveva chiamato verso le nove e mezzo e mi ha detto ‘che hai?’ E io gli ho risposto con un filo di voce ‘Ho sonno’. Questo l’ ha preoccupato, era una risposta strana, e poi ha sentito la voce così debole, io ero già tramortita. Per fortuna ha subito avvertito mia madre che si è precipitata a casa mia e ha trovato me ormai senza sensi e il mio bambino accanto che piangeva, teneva in mano un mio braccialetto, e mi chiamava.  Lui, invece, l’ ha trovato davanti casa che si fumava una sigaretta.”

Poi la corsa in ospedale, fino a Roma, per riportare Vanessa indietro, alla luce. Dopo quaranta giorni di battaglia Vanessa trionfa, apre gli occhi e dice agli inquirenti il nome di chi le ha spaccato la testa mentre era nel letto col suo figlioletto, quel nome che è lo stesso del padre di suo figlio che aveva sempre detto di essere estraneo al fatto perché quella notte aveva dormito a casa dei genitori. Ma la testimonianza di Vanessa, il racconto di quello che succedeva in quella casa, è la svolta nelle indagini coordinate dal pm Vittorio Misiti. Il compagno di Vanessa finisce in prigione, dovrà difendersi dall’ accusa di tentato omicidio. Lei, invece, dovrà riprendere in mano la sua vita “Adesso voglio pensare a rimettermi in sesto, a ricostruirmi, per il mio bambino, perché lui è la mia forza. E voglio dire a tutte le donne: non fate come me, scappate, denunciate, non credete che il vostro amore, da solo, possa cambiare le cose, riprendetevi la vostra vita, prima che succeda una tragedia.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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