Samanta, murata nella cantina dell’ ex

Pubblicato su “Visto”

L’ hanno cercata ovunque Samanta, 36 anni di Sora, in provincia di Frosinone. L’ hanno cercata ricorrendo ad appelli televisivi, l’ hanno cercata nei boschi, nel fiume, non c’era traccia di lei. Fino a qualche giorno fa, quando è emersa la macabra verità: il corpo di Samanta era murato in una parete della cantina di quella che era stata casa sua e del suo compagno, Tonino Cianfarani, operaio edile di 42 anni, ora indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Era da aprile dell’ anno scorso che Samanta non dava piu’ notizie di sé ai famigliari.Samanta era uno spirito libero, ma non avrebbe mai lasciato passare un solo giorno senza sentire suo figlio, la sua ragione di vita, che viveva con l’ ex marito, ma con cui aveva un rapporto strettissimo e con cui, quando non riusciva a vedersi, faceva lunghe chiacchierate telefoniche ogni sera. “E’ stato quando ho saputo che non chiamava piu’ il figlio che ho iniziato veramente a preoccuparmi”, dice la sorella maggiore Mirerlla Fava 52 anni, mentre racconta il suo dolore nello studio dell’ avvocato Edoardo Rotondi. “Ho pensato che era successo qualcosa di brutto, ma mai avrei immaginato la realtà: se non chiamava il figlio, poteva solo essergli accaduto qualcosa di grave, forse un malore, forse in un posto in cui nessuno la conosceva.” Dov’era finita Samanta? Perché non si faceva sentire? Era l’ aprile del 2012 e da allora, fino a qualche giorno fa, di Samanta si erano perse le tracce”Sono stati mesi di angoscia.” raccota Mirella che piu’ che una sorella maggiore, per Samanta, è stata una seconda madre: “Ha vissuto con me, mio marito e le mie figlie per sedici anni, da quando ne aveva due. Ha passato un’ infanzia e un’ adolescenza serena, avvolta da tutto il calore che potevamo dargli. Era una ragazzina vivace, che faceva amicizia facilmente con tutti. Amava stare tra la gente, e adorava la danza, è sempre stata la sua passione. Si divertiva a organizzare spettacolini per la parrocchia con gli altri ragazzini ed è sempre andata bene a scuola. Si è diplomata alle magistrali .” Poi, come accade in tante famiglie, quando si cresce, le strade si dividono. “L’ amore per la danza, ha portato Samanta a frequentare ambienti nuovi, locali, uno stile di vita molto lontano dal nostro. Così, per seguire la sua strada, decise di andare via: in casa nostra c’erano delle regole, che a lei stavano strette e da allora, come è ovvio, i contatti diradati. Ma continuavamo a sentirci per le feste, i compleanni, e soprattutto lei continuava a sentirsi con le mie figlie, con cui era cresciuta insieme, con cui avevano condiviso la stessa camera per sedici anni.” La vediamo nelle foto Samanta, il viso vispo e vivace sin da bambina, lo sguardo determinato, insieme alle nipotine. Guarda quelle foto Mirella e continua a raccontare “Della sua vita, ultimamente, sapevamo poco . Di quell’ uomo che ora è in prigione, non so niente. Delle sue frequentazioni, dei suoi spostamenti, ogni tanto ci arrivava voce da qualche conoscente.” Nell’ ultima conversazione con Mirella, Samanta racconta di voler iniziare una nuova vita altrove, confida i suoi obiettivi “L’ ultima volta che ho sentito mia sorella fu a marzo dell’ anno scorso, un mese prima della sua scomparsa: faceva discorsi pieni di positività e di progetti. Era da tempo che cercava un lavoro, aveva bussato a tante porte da queste parti, senza fortuna. In quella telefonata mi disse che aveva preso una decisione importante: aveva in progetto di partire per il nord Italia, dove forse sarebbe stato piu’ facile trovare un impiego , rifarsi una vita lì, trovare una stabilità e poi, una volta stabilizzatasi, avrebbe voluto, magari, ottenere l’ affidamento del figlio.” Questo pensava Samanta prima di scomparire. Ma questi sogni sono rimasti chiusi in un cassetto, perché a Samanta non è stato permesso provare a realizzarli. Un mese dopo quella telefonata l’ ex marito denuncia la scomparsa della donna. Partono le ricerche, viene interrogato l’ utlimo compagno di Samanta, Tonino Cianfarani, un’ operaio quarantaduenne, con il quale la donna era andata a convivere in località Fontichiari, a 7 kilometri da Sora, in una casetta con annessa cantina esterna in un centro storico che non conta nemmeno un centinaio di abitanti. Quella cantina diventerà la tomba di Samanta. In paese della coppia si sa poco “Non frequentavano,” dicono al bar. Cianfarani, la prima volta che venne interrogato, racconto’ che Samanta aveva avuto un malore dopo una serata tra amici e che lui, sotto choc, non sapendo come reagire, prese quel corpo, e lo butto’ nelle acque del fiume Liri. Arrivarono i poliziotti, arrivarono i cani, a cercare i resti di Samanta in fondo al fiume, ma di tracce non se ne trovarono. Era una storia brutta quella che aveva raccontato Cianfarani ma non tanto brutta quanto quella che, alla fine, ha scoperto Orso, un pastore tedesco, poliziotto dal fiuto sopraffino, ‘molecolare’, anzi, durante il sopralluogo in quello che, un tempo, sarà stato pure il nido d’ amore di quella coppia. Orso, ha fiutato che dentro quel muro della cantina, poteva esserci quello che cercava: quel muro aveva l’ odore della morte. I poliziotti hanno buttato giu la parete e dentro hanno trovato i resti di Samanta. Ad oggi unico indagato per l’ ennesimo omicidio di una donna è l’ ennesimo compagno, mentre i famigliari di Samanta, adesso, riescono solo a dire: “Abbiamo fiducia nel lavoro degli inquirenti, aspettiamo che sia fatta giustizia.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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