Michela Miti racconta Alberto Bevilacqua

Pubblicato su “Vero”

“I vestiti per il funerale li ho preparati il giorno stesso in cui é morto. Nella tasca della giacca ho messo un regalo speciale per lui, qualcosa che penso possa fargli piacere avere accanto nel suo viaggio: una foto mia insieme a sua madre, due donne che lo hanno tanto amato e sono state riamate da lui, una poesia e un pensiero su Sirio, la sua stella preferita, la stella degli artisiti.” Michela Macaluso, 50 anni, nota negli anni ottanta anche come Michela Miti, attrice, racconta questo particolare intimo dell’ ultimo saluto al suo uomo, Alberto Bevilacqua, compagno di vita per diciotto anni, morto la mattina del 9 settembre nella clinica romana villa Mafalda, dov’era ricoverato dall’ ottobre del 2012. Incontriamo la compagna due giorni dopo nello studio dei suoi legali, Giuseppe e Maria Rosa Zaccaria. Michela è visibilmente provata dal lutto eppure è felice di parlare del suo Alberto, di raccontare un amore lungo quasi due decenni che l’ ha portata nell’ ultimo anno ad assistere quotidianamente lo scrittore ricoverato e a battersi perché gli fossero assicurate le migliori cure. Una battaglia che  é diventata guerra quando la Macaluso avrebbe voluto che Bevilacqua fosse trasferito in una struttura pubblica e si é scontrata, lei non sposata, con la ferma volontà della famiglia d’ origine dello scrittore, la sorella Anna in particolare, che ha creduto fosse la cosa migliore continuare ad affidare la cura del fratello ai medici di Villa Mafalda, essendone pienamente soddisfatta e non ritenendo ci fossero motivi per chiederne il trasferimento. Lo scontro si é inasprito, é stato nominato un tutore, e una perizia ha stabilito che fosse meglio non trasferire dalla struttura Bevilacqua, ma la Macaluso é andata avanti chiedendo un ulteriore perizia e, ora, il corpo dello scrittore verrà infine sottoposto ad autopsia.
Il suo caso ha fatto, tra l’ altro, riparlare della situazione delle coppie di fatto, di fronte alla legge italiana
“E’ stato orribile. Dal momento in cui è scoppiato questo dramma mi sono ritrovata a combattere una guerra, ma sentendomi come un fantasma, ho capito sulla mia pelle quanto questo tema sia importante. Io e Alberto vivevamo il nostro amore, come un unione prima di tutto spirituale, delle nostre due anime, non abbiamo pensato a ‘formalizzare’, abbiamo trascurato l’ aspetto legale e io mi sono trovata a vivere un calvario. Quando il mio uomo è arrivato a non potersi piu’ esprimere io, sua compagna di vita, sono diventata all’ improvviso un fantasma, perché così sono stata trattata. Ho vissuto situazioni durissime, la sorella di Alberto, ha chiesto addirittura il mio allontanamento.”
I rapporti tra lei e Anna Bevilacqua, sorella di Alberto, non erano buoni.
“Questo ormai è noto. Da parte sua c’è sempre stato ostracismo nei miei confronti. I nostri rapporti non sono buoni, perché la verità è che non c’erano da tempo rapporti tra Alberto e la sorella. Alberto, quando era in clinica mi confido’ che non voleva accanto i parenti. Io ho sperato che le cose andassero diversamente, ho sperato che la drammaticità della situazione ci portasse ad una collaborazione invece le cose hanno preso una piega sempre peggiore. E mi sono ritrovata da sola a combattere una guerra e allo stesso tempo a sentirmi impotente, un nessuno, costretta a rivolgermi alla magistratura per assistere l’ amore della mia vita.”
Quante volte a settimana andava in clinica?
“Tutti i giorni. Non avrei potuto fare altrimenti, lì c’era il mio compagno che si meritava tutta la mia dedizione, perché da lui, in tutti questi anni io sono stata molto amata.”
Come vi siete conosciuti?
“Durante una serata mondana. Io avevo diciotto anni, ero giovane ma già famosa come attrice. L’ ho incontrato poi una seconda volta nel 1994, ad una cena tra amici, lui aveva appena perso suo padre. Io gli raccontai che scrivevo poesie, da sempre, da quando ero ragazzina, gliene diedi qualcuna da leggere, per sapere cosa ne potesse pensare un grande artista come lui, se le porto’ in un suo viaggio in Tibet, al ritorno mi ricontatto’ , iniziammo a frequentarci e così inizio’la nostra storia.”
Molti anni di differenza
“Una differenza di età che non ho mai sentito. Alberto era un uomo vitalissimo, faceva mille cose, era sempre attivo. Ero io che facevo fatica a stargli dietro. Era un uomo generoso, non risparmiava mai le sue energie, non dormiva mai piu’ di quattro ore a notte, e amava viaggiare, girare il mondo per conoscere, scoprire. Era un uomo veramente fuori dal comune.”
Un tratto poco conosciuto di lui?
“Era simpaticissimo. Spesso in pubblico dava l’ idea di essere burbero, invece a casa scherzava in continuazione. Non era mai noioso, era coltissimo, ma anche quando doveva insegnare qualcosa lo faceva sempre in modo divertente. Era tante cose, mille uomini in uno, un vero artista.”
Il ricordo piu’ caro?
“La prima cosa che mi viene in mente è la nostra prima vacanza, a Capri. Il nostro amore stava nascendo e di quei giorni tutti e due avevamo ricordi meravigliosi. Ma faccio fatica a dire: questo è stato il giorno piu’ bello, nella mia testa, nel mio cuore ci sono tante cose da ricordare. La verità è che con lui stavo bene ovunque.”
Ora lui non c’è piu’, sono stati mesi difficili per lei, la magistratura ha disposto un’ autopsia, lei cosa si aspetta?
“Lui non c’è piu’, io non faccio che piangere. So che il mio compito, stare accanto ad Alberto, fino all’ ultimo,ora è finito. La mia battaglia è una battaglia d’ amore, io volevo solo salvarlo e la mia piu’ grande sconfitta è l’ averlo perso. Ora pero’, faro’ di tutto per togliermi ogni dubbio. E’ giusto che un uomo se ne vada senza mistero. Alberto era un ricercatore della verità e per trovare la verità bisogna sempre andare a fondo. Questo me lo ha insegnato lui, e so che a parti invertite, lui, per me, avrebbe fatto lo stesso.”
Che altro le ha insegnato?
“Mille altre cose, anche a non avere paura della morte. Lui credeva nell’ energia, Alberto era uno studioso di queste cose e mi faceva guardare agli eventi della vita da un punto di vista particolare. La nostra esperienza in questo corpo è solo un passaggio, ma certo, poi, quando ci si trova di fronte a un lutto così grande è difficile razionalizzare, perché siamo esseri umani e vivere il dolore è inevitabile. Io so che lui da qualche parte c’è e ci sarà sempre, ma è veramente difficile per chi resta, mi mancano terribilmente le piccole cose, cenare insieme, raccontarci le nostre giornate. Vivrà sempre dentro di me, nessuno potrà mai portarmelo via, imparero’ a gestire questo terribile dolore ma so che sarà un percorso lungo.”
Gli ha detto tutto quello che avrebbe voluto?
“Ho avuto la fortuna di aver vissuto insieme a lui fino all’ ultimo. Gli ho letto il suo ultimo romanzo Roma Califfa, accanto al suo letto, mentre ci tenevamo per mano, l’ ho baciato, gli ho detto ‘ti amo’. E’ tutto quello che volevo dirgli. Ho potuto vederlo anche il giorno che è morto, era strano, non avevo timore di avvicinarlo: l’ ho abbracciato, gli ho preso la mano e ho sentito una forza, un flusso di energia, e credo che quello sia stato davvero l’ ultimo saluto che ci siamo dati su questa terra.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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