“Una storia romana”, i fratelli Zingaretti e il rastrellamento del ghetto

“Il 16 ottobre di 70 anni fa oltre 1000 ebrei, tra cui 200 bambini, furono rastrellati tra le strade di Roma e deportati ad Auschwitz. Tra loro anche Ester Della Torre, la nostra bisnonna. Nostra madre, quasi per caso, si salvò dalla deportazione, con la sorella e i genitori. Grazie a questo caso, noi oggi esistiamo.” A raccontare per la prima volta una storia di dolore famigliare che diventa spunto di riflessione ed impegno civile è Luca Zingaretti, il popolare commissario Montalbano della tv, insieme ai suoi fratelli: Nicola, attuale presidente della Regione Lazio, e Angela, la loro sorella minore. Quel 16 ottobre 1943, quando i soldati della Gestapo portarono via dalle loro case piu’ di mille ebrei romani, per spedirli ad Aushwitz sui vagoni piombati, anche la mamma di Luca, Nicola e Angela, che allora aveva appena sette anni, rischio’ di essere deportata, per non fare piu’ ritorno. “Non siamo ebrei, se non nelle radici culturali, perché non lo era nostra nonna materna, e quindi non lo è nostra madre (l’ ebraismo si tramanda per via femminile ndr). Ma i nazifascisti entrarono in casa, a Monteverde, cercando la famiglia di Angelo Di Capua, nostro nonno, e se nostra madre di 7 anni fosse stata li, sicuramente sarebbe stata arrestata e deportata e poi uccisa.” raccontano Luca, Nicola e Angela. “Noi diciamo, ripensando a quell’ episodio:’ siamo nati per caso’, sebbene questo non sia proprio giusto.” sottolinea Nicola “Noi siamo nati grazie al coraggio di persone che lo hanno avuto: i nostri nonni innanzitutto, poi le suore del convento che ha ospitato nostra madre, e un’ altra parte della nostra famiglia che ha nascosto e protetto i nonni.”
Il coraggio di queste persone e il destino, hanno fatto sì che la piccola Mimmi si salvasse, e vivesse la sua vita, crescendo e mettendo al mondo tre figli che la adorano. Oggi, ‘mamma Zingaretti’ è una bella signora di 78 anni, che nemmeno per un momento, in tutti questi anni, ha dimenticato il terrore di quel giorno. “E’ passato tanto tempo, settant’anni, ma ricordo tutto come fosse ieri.”, racconta lei “Eravamo a casa nostra, io, mia madre e mia sorella, arrivo’ un vicino di casa trafelato che ci avvertì: ‘stanno venendo i tedeschi, portano via le persone’. Mia madre, velocissima, prese qualche nostro vestito e ci fece precipitare giu’ per le scale, fuori di casa, poco dopo loro arrivarono, ma non ci trovarono: sfasciarono tutto per la rabbia. Mia madre ci porto’ in un convento di suore.” Momenti terribili, impressi nella mente di chi li visse, tanto piu’ di chi, in quel momento, era solo ancora una bambina “Noi, io e mia sorella, eravamo piccole ma io avevo capito perfettamente che stava accadendo qualcosa di molto grave. In casa si parlava, pochi giorni prima del 16 ottobre, mia madre aveva convinto mio padre a nascondersi, io ero iscritta a scuola con un altro cognome e poi, il signore che ci venne ad avvisare era così spaventato, non dimentichero’ mai quanto era agitato. E quella paura continuo’ancora. Mi ricordo che, tempo dopo, una domenica, dimenticai di mettere il vestito buono per andare a Messa, ero angosciata, pensavo: ‘adesso mi riconoscono e mi vengono a prendere.'” Se la signora Zingaretti oggi puo’ raccontare quei drammatici eventi come testimone, ando’ invece nel peggiore dei modi, per un altro componente della sua famiglia: sua nonna, Ester Della Torre, che venne presa il 16 ottobre, e arrivata sul treno ad Aushwitz il 22, venne portata direttamente a morire. In memoria di ‘nonna Ester’ e di tutti quelli che come lei hanno subito la follia della persecuzione razziale e dei campi di concentramento, Luca, Nicola e Angela hanno voluto organizzare una serata evento, nel Ghetto ebraico di Roma, in cui Luca ha letto il libro “16 ottobre 1943” di Giacomo Debenedetti, e lanciato nella stessa occasione una raccolta fondi per comprare libri sulla Shoah per le biblioteche delle scuole romane perché, hanno spiegato: “il 16 ottobre é una ferita che ha colpito una comunità in particolare ma anche una ferita di tutti, che ha coinvolto Roma e l’Italia intera. E bisogna tramandarne la memoria perché un Paese senza memoria non ha futuro.” E lei, la bambina che quel giorno si è salvata dalla deportazione, cosa sente, assistendo alla serata organizzata dai figli? “Sono veramente emozionata, molto piu’ di quanto credessi”, ammette mamma Zingaretti “ho dovuto prendere un calmante! Oltretutto i miei figli mi hanno informato di questa iniziativa solo qualche giorno fa, mi hanno fatto una sorpresa. Ovviamente, sono molto felice e orgogliosa di questo loro impegno civile a cui sono arrivati da soli, attraverso la loro sensibilità, le loro letture, la loro riflessioni.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

UNA STORIA ROMANA

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