Padre Corrado, l’ Elemosiniere di Papa Francesco

“La prima cosa che mi ha detto Papa Francesco quando mi ha nominato elemosiniere è stata: ‘non aspettare che i poveri vengano a bussare alla tua porta, vai a cercarli tu per strada’. Il Santo Padre vuole che io faccia esattamente quello che faceva lui quando era un semplice prete, a Buenos Aires, e cioé uscire e andare a portare aiuto a chi ne ha bisogno. Lui vuole che io sia il suo rappresentante con i poveri. E questo è davvero un grosso impegno per me, una responsabilità enorme, ma cerchero’ di impegnarmi al massimo.” così parla Konrad Krajewski. Classe 1963, Krajewski è l’ elemosiniere del Papa. “In questo ruolo io sono il volto della misericordia di Dio. Papa Francesco non puo’ farlo piu’, io agisco per lui.” spiega. Polacco, cerimoniere di tre Papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco), arcivescovo di Lodtz, per tutti è Padre Corrado “L’ ultima volta che mi sono fatto chiamare ‘eccellenza’, è stata nel giorno della consacrazione ad arcivescovo. Io sono Padre Konrad, il Papa mi ha detto: ‘Ogni volta che qualcuno ti chiama ‘eccellenza’, fatti dare cinque euro per i poveri’, ha ragione.” L’ istituzione dell’ ‘elemosiniere di Sua Santità’, risale, storicamente, al XIII secolo. In Vaticano, era d’ uso che nel ruolo fosse nominato un esperto diplomatico, in attesa di andare in pensione, ma anche in questo caso, come in molti altri, il ciclone Bergoglio ha sparigliato le carte e ha scelto il cinquantenne Krajewski, per assicurare tutta l’ energia possibile a un ruolo che, evidentemente, immagina piu’ dinamico di quello che è stato finora. “La prima cosa che mi ha detto il Papa è stata: ‘non voglio vederti dietro la scrivania, esci, vai per strada, in mezzo alle persone che hanno bisogno. Io spero solo di essere all’ altezza di questo compito.” Riceve gli ordini dal Papa all’ alba, una guardia svizzera gli porta da Santa Marta le lettere delle persone che chiedono aiuto al Santo Padre “Su ognuna c’è una nota: ‘tu sai cosa fare’, oppure ‘trovalo’, oppure ‘parlaci’. Il mio lavoro è immediato, punta a verificare le richieste d’ aiuto immediato, ad affrontare emergenze, per le situazioni piu’ complesse interviene poi il Vaticano.” Krajewski, svolge il ruolo dell’ elemosina ‘spiccia’ e per fare questo, gira la città a bordo di una fiat, per portare aiuti materiali ma anche conforto ai poveri “Parlo quattro lingue, e questo è molto utile nel mio impegno: la cosa di cui hanno piu’ bisogno tante persone in difficoltà è di poter essere ascoltate”, dice lui, che setaccia la stazioni, i centri di accoglienza, gli ospizi, le parrocchie di Roma, seguendo alla lettera l’ ordine del Papa: “Vai tu a cercare chi ha bisogno”, forte di un conto su cui confluiscono offerte e il ricavato della vendita delle pergamene con le benedizioni papali e che, secondo il Papa ‘venuto dalla fine del mondo’, “è buono solo quando è vuoto.” Krajewski è stato da subito strettissimo collaboratore di Bergoglio e, anche nel ruolo di elemosiniere, in cui è stato nominato da settembre, la sintonia tra lui e il Santo Padre e’ completa “Io sono l’ inviato del Papa, che non puo’ piu’ andare in giro a fare elemosina, come faceva prima.” spiega, “Quando vado per strada e incontro le persone che hanno bisogno di aiuto, dico che vengo da parte del Papa e gli racconto quanto il Papa vuole bene loro, che già lo sanno, ma quando se lo sentono dire, i loro cuori si scaldano.” La vicinanza con i poveri, per l’ elemosiniere vaticano si traduce anche in un abbattimento di molte barriere “Il giorno della consacrazione ad arcivescovo ho fatto una riflessione. Non c’era nessuno dei miei famigliari accanto a me in quel momento, perché sono tutti morti. Ma anche questo ha un senso, perche’ mi rendo conto che ora, la mia famiglia sono i poveri e i miei impegni famigliari, sono gli impegni che io ho con loro. I miei parenti sono i bisognosi, i sofferenti, gli indigenti. La mia famiglia è quella a cui mi invia il Papa tutti i giorni. Due giorni prima della cerimonia, sono venute a trovarmi persone che seguo e mi hanno detto che volevano essere presenti in quel giorno e che avrebbero smesso di bere da quel momento fino alla data della consacrazione. Si sono presentati sobri, con i vestiti puliti, mi hanno addirittura portato dei fiori e non so dove abbiano trovato i soldi per comprarli. In quell’ occasione hanno fatto un grande sforzo, hanno superato sé stessi e mi hanno fatto capire che anch’ io, nel mio dovere, devo superare me stesso.” E per spiegare cosa sia l’ elemosina racconta”C’e’ la storia di quel cardinale che si vantava di fare un elemosina di due euro tutte le mattine. Ma quella puo’ definirsi vera elemosina? L’ elemosina, potendo, si fa passando la notte in bianco per aiutare chi ha bisogno, magari anche aprendo la propria casa , offrendo la un pasto caldo, la possibilità di un bagno nel nostro stesso bagno. L’ elemosina deve costare a chi la fa, ognuno deve sforzarsi al massimo secondo le proprie possibilità, così chi fa l’ elemosina puo’ arricchirsi.”

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