Bruno Serato: il cuoco italiano che sfama i bimbi poveri di Hollywood

Pubblicato su “Vero”

“Papa Francesco ha scritto su twitter: ‘Aggiungete un posto a tavola per i bisognosi’, ho pensato:’mi ha rubato l’ idea!”, ride lo chef Bruno Serato, mentre con una battuta si compiace di quello che è la sua quotidianità, ma anche l’ iniziativa che ha reso la sua esistenza speciale e fatto nominare ‘eroe dell’ anno’ dal network statunitense CNN: dare da mangiare a chi non ce l’ha, in particolare ai bambini. “Nessun bambino dovrebbe andare a letto senza cena”, è il suo motto che gli ha fatto regalare un piatto di pastasciutta, dal 2005, prima a uno, poi a dieci, poi a venti, poi a cento e ora a mille bambini in difficoltà, tutte le sere, sette giorni su sette. E’ una persona di gran cuore Serato, 57 anni,veneto di San Bonifacio, in provincia di Verona, figlio di contadini emigrati per qualche anno in Francia che, tornati a casa, aprono una trattoria, dove lui inizia a lavorare giovanissimo come cameriere e cuoco, nel 1980, vola negli Stati Uniti. “Partii a 24 anni perché volevo imparare l’ inglese, non sono piu’ tornato. Quando sono arrivato in California per mantenermi ho fatto il lavapiatti, poi, nello stesso locale, ho ricoperto tutti i ruoli: comis, cameriere, direttore di sala, direttore generale e, dopo sette anni, avevo il mio ristorante. ” Il “White House”, di Anheim, a sud di Los Angeles, a pochi metri da Disneyland. Qui Bruno cucina italiano per gente comune e personaggi famosi. Ad assaggiare le delizie della ‘casa bianca’ losangelina sono capitati pure due ex-inquilini di quella di Washington, Jimmy Carter e George Bush oltre a cantanti e attori della vicina Hollywood. Insomma, il sogno americano, per Bruno si era avverato, ma il vero motivo per cui questo italiano ha conquistato l’ America non sta, se non minimamente nelle prelibatezze che escono dalla sua cucina, quanto in un invito, fattogli dalla mamma Caterina nel 2005, che gli ha cambiato la vita. “Mia madre era venuta a trovarmi in California. Lei ha sempre amato i bambini, avendo cresciuto ben sette figli, e l’ ho portata a visitare un ‘Boys e girls club’, uno delle migliaia su tutto il territorio degli Stati Uniti, centri che accolgono minori in difficoltà dopo la scuola. Il direttore ci ha indicato un ragazzino con un sacchetto di patatine fritte in mano e ci ha detto: ‘lui stasera non cenerà” e mia madre pronta: ‘Ma se non cena, preparagli tu un piatto di pastasciutta’, così ho fatto e da quel momento non è passata sera che non preparassi pasti per questi bambini disagiati, che abitano nei motel. Vivono in cinque, sei, sette persone, in una stanza, che non ha la cucina e convivono con la realtà della droga e della prostituzione. E’ una vita dura per i bambini.” L’ ordine perentorio di mamma Caterina, diventa un impegno di solidarietà per il figlio Bruno. “Mi aiuta mio nipote, che è direttore del White House, due cuochi, la mia assistente e due autisti. Ogni pomeriggio, verso le quattro, iniziamo a preparare la pasta, poi gli autisti la portano nei cinque centri che accolgono i bambini, e, dopo che hanno mangiato, li riaccompagnano a ‘casa’. ” Un impegno quotidiano, che oggi riguarda ben mille bambini, anche un impegno di non poco conto. “All’ inizio, ho potuto fare tutto da solo, ho rinegoziato il mutuo sul ristorante, chiedevo in giro, mi barcamenavo, ma quando i numeri sono diventati piu’ grandi ho aperto la fondazione ‘Caterina’ s Club’ (dal nome di mamma Caterina, ovviamente ndr) e sono stato stupito dalle donazioni che sono arrivate, anche, ovviamente, grazie ai mezzi di informazione che si sono interessati alla cosa. ” Donatori privati e aziende stanno aiutando l’ italiano che la Cnn, ha nominato tra i dieci eroi dell’ anno. “E’ stato un grande onore, ma io non mi sento affatto un eroe. Quello che si prova aiutando questi bambini io cerco di raccontarlo ma dubito di riuscire a far capire la gioia che mi danno con la loro gratitudine, la loro amicizia, i loro sorrisi. Non dimenticherò mai quando una bambina di nove anni, si chiama Aleandra, mi ha abbracciato e mi ha detto:’ Tu sei un uomo di Dio, fai così tanto per noi, e noi non ti diamo niente in cambio. Così fanno le persone guidate da Dio.’ ” Quello che Bruno fa per questi ragazzini, evidentemente, va ben oltre il piatto di spaghetti. “Questa è una cosa che ho capito solo con il tempo. I pasti non bastano, serve il sorriso, il calore, serve dare fiducia a questi bambini, fargli capire che nella vita ci sono anche cose belle, serve dare speranza, senso del futuro. Per questo due o tre volte l’ anno li faccio venire a mangiare direttamente nel mio ristorante. Quando mi sono reso conto di aver raggiunto il traguardo del mezzo milione di pasti, ho organizzato una serata speciale al ‘White House’, e ho invitato a fare da camerieri, l’ attrice premio Oscar Mira Sorvino e un noto campione di hockey. Loro si sono prestati e hanno raccontato ai ragazzi, quello che facevano, gli hanno detto che la vita è bella, ed esiste la speranza che li deve guidare, per superare le difficoltà. Un bambino di otto anni alla fine della serata mi ha chiesto di firmare un biglietto, che avrebbe fatto vedere ai genitori, in cui dichiaravo che lui sarebbe potuto venire quando voleva nel mio ristorante. Io ho firmato ma non capivo cosa volesse dire, poi un’ amica mi ha detto ‘gli hai dato fiducia. Lui ora crede che un ristorante, un posto così bello, è un posto che esiste anche per lui.” La generosità di Bruno, pero’ non si ferma ai bambini d’ America. “Ci sono bambini in difficoltà in ogni parte del mondo ma c’è anche tanta gente che vuole aiutarli. Così, stanno nascendo molti club sul modello del Caterina’s club. Il primo ovviamente, a San Bonifacio. Anche in Italia, con la crsi che morde, ci sono tante famiglie in difficoltà, magari proprio dietro casa nostra, ma forse qui é piu’ difficile chiedere aiuto. E invece non bisogna vergognarsi, rovesci nella vita possono capitare a tutti, soprattuto in questo momento. Ho sentito bambini italiani dire ‘mamma ha detto che non possiamo piu’ andare a mangiare la pizza.'” E dopo San Bonifacio sono pronti a partire club a Chicago e New York, in Ecuador e Brasile. “Spero che siano tanti gli chef che abbiano voglia di dare una mano nei loro paesi, perché è una cosa che costa poco ma dà tanto indietro. E perché, nessun bambino, in nessuna parte del mondo, sia piu’ costretto ad andare a letto senza cena.”

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