Rubate le reliquie di Papa Giovanni Paolo II nel Santuario di San Pietro della Jenca (AQ)

“I ladri sapevano bene cio’ che volevano, hanno segato le grate e rotto i vetri antisfondamento ma, una volta dentro, hanno rubato solo la reliquia e il crocifisso, senza entrare in sagrestia. Non hanno neppure tentato di forzare la cassetta che contiene le offerte dei fedeli, segno che non erano alla ricerca di soldi.” Il presidente dell’ Associazione San Pietro della Jenca, è comprensibilmente sotto choc. Il tesoro piu’ prezioso del piccolo santuario abbarbicato sulle montagne abruzzesi, vicino l’ Aquila è stato trafugato. Non si tratta di un’ opera d’ arte o di denaro, ma di un’ ampolla che contiene un minuscolo pezzettino di stoffa intriso del sangue di Carol Wojtyla, beato Papa Giovanni Paolo II, parte dei paramenti che il Papa  (che verrà canonizzato santo il prossimo 27 aprile), indossava il giorno dell’ attentato di cui fu vittima nel 1980 a piazza San Pietro e finito qui, perché questa modesta chiesa in pietra è, dal 18 maggio 2011 il primo santuario dedicato a Carol Wojtyla. Nessuno avrebbe mai pensato che qualcuno avrebbe potuto violare questa chiesetta di montagna, imbiancata dalla neve, incastonata in un paesaggio da sogno. E invece, la mano del crimine è arrivata anche qui e ha portato via le reliquie del Beato e un crocefisso. Il frammento sacro fu donato al santuario il 7 agosto del 2011, dal cardinale Stanislaw Dziwisz, segretario del Papa, attuale arcivescovo di Cracovia. I ladri in piena notte, hanno segato l’inferriata della piccola finestra laterale e sono entrati puntando direttamente alla reliquia e al crocefisso, disinteressandosi completamente della cassetta delle offerte e di alcuni quadri di qualche valore che si trovano in sacrestia. Pasquale Carriere, racconta che è stata la figlia a scoprire il furto: “Domenica mattina, quando Franca è arrivata al Santuario, ha notato subito che qualcosa non andava: le grate alla sinistra della navata erano state segate e i vetri infranti. Poi si è accorta che la reliquia, custodita in una nicchia dietro l’ Altare, era sparita.” I carabinieri sono arrivati subito dopo sul posto. La pista investigativa piu’ accreditata è quella di un colpo commissionato da qualche collezionista, anche se, nelle prime ore, si era parlato anche di una pista satanica. Il sopralluogo delle forze dell’ ordine nella chiesetta pero’, sembra aver escluso quest’ ipotesi. “Quella reliquia è un dono del segretario personale di Papa Giovanni Paolo II, Stanislao Dwictz”, spiega Carriere, ” ricevuta dopo la consacrazione della chiesetta a Santuario. Quelli che l’ hanno rubata sono esseri senza scrupoli, senza rispetto per un luogo sacro .” L’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi lancia un appello ai ladri: “Cresce in me la speranza che la preziosa reliquia venga al più presto restituita alla devozione della nostra gente e di tutti i pellegrini”. L’ emozione suscitata da questo furto tra i tanti fedeli pellegrini che si arrampicano fin qua su in segno di devozione per il Papa santo è ovviamente tanta, la comunità è sconvolta. E pensare che proprio in questa chiesetta, il beato Carol, veniva a pregare, attratto dalla bellezza e dalla pace di questo luogo.
San Pietro della Ienca, antico borgo nell’aquilano di poche case in pietra raggruppate attorno alla Chiesa, 1200 metri di altezza e un panorama mozzafiato, è stato per anni uno dei rifugi segreti di Carol Wojtyla. Qui, il Papa oggi Beato, si reco’ piu’ volte, sempre in forma strettamente privata a meditare e pregare, quando veniva a passeggiare sull appennino abruzzese, a un’ ora di auto da Roma e dagli impegni del cerimoniale. “Capito’ in questa chiesetta la prima volta per caso”, raccontano all’ Associazione, ” in occasione di una delle sue escursioni su Gran Sasso, nei primi anni novanta. Ce lo ha raccontato il Cardinale Stanislaw Dziwisz. Il Beato Wojtyla era diretto a Campo Imperatore per sciare, ma rimase bloccato dal maltempo. Tornando indietro notò la nostra piccola Chiesa di montagna e volle visitarla. Si ritiro’ in preghiera quella prima volta e poi torno’ piu’volte, sempre in forma strettamente privata. Venne qui anche per riprendersi quando, nel Natale del 1995, fu colto da malore mentre impartiva la benedizione ‘Urbi et Orbi’. Questo luogo è indissolubilmente legato al suo ricordo ed è un onore per noi che la nostra piccola chiesa, sia diventata, il 18 maggio del 2011, il primo santuario dedicato a Giovanni Paolo II. Ci piace pensare che qui il Papa abbia trovato tanta serenità.” Le reliquie del prossimo Santo, arrivarono qualche mese dopo l’ erezione della chiesa a Santuario, per volontà di monsignor Stanislao Dwictz e divennero presto un richiamo per i tanti fedeli che non dimenticheranno mai il Papa polacco. Ora pero’ quel pezzetto di stoffa, impregnato del sangue di Wojtyla è stato rubato, la comunità soffre per questo atto e la pace, in questo angolo di mondo che fece innamorare il Papa per la sua bellezza e i suoi silenzi, resi in questi giorni ancor più’ profondi dalla neve caduta abbondante, sembra essersi perduta.

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