L’ unica intervista a Bud Spencer dopo il malore

“Stiano tranquilli tutti, non è ancora arrivata la mia ora, ho ancora molte cose da fare.”sorride Bud Spencer, mentre seduto nel salotto di casa, a Roma,  manda un messaggio ai fan, che tanto si sono preoccupati per la salute dell’ attore ottantacinquenne, vittima, poche settimane fa, di un malore. A guardarlo adesso, Carlo Pedersoli, conosciuto e amato dal mondo come Bud Spencer, la brutta esperienza, sembra davvero lontana. “Me la sono vista brutta, quasi morivo dissanguato, ma ora sto bene, tranquilli, resterò con voi per un altro po’.” Cosa ha avuto? “Un problema che mi ha fatto perdere una grande percentuale del sangue che tutti noi abbiamo in corpo.” Ha avuto paura? “Io sono cattolico, e ho capito che, senza Dio, l’ uomo é niente. E, d’altronde, non esiste essere umano che non creda in qualcosa. Alla mia età guardo alla morte con curiosità. ‘Che c’è dall’ altra parte?’ Nessuno è mai tornato a dircelo. Comunque, questa curiosità me la tengo per un altro po’, ho tante cose da fare, il libro nuovo, il nuovo disco e tanto altro..” Il colpo che ha subito, mentre preparava una tournée in Germania, per raccontare le anticipazioni del nuovo libro, pare superato e adesso, Bud, non pensa che a rimettersi al lavoro. “Il libro, è un progetto a cui tengo molto, si chiamerà ‘Mangio ergo sum’, e farà molto scalpore” Perché? “Perché, molto modestamente, ‘contesto’ Cartesio.” azzarda, sorridendo “Io sono un grande appassionato di filosofia, lui ha rivoluzionato la storia del pensiero dicendo ‘cogito ergo sum’, cioé ‘penso, dunque sono’, io, invece, dico ‘Mangio, dunque sono’, perché per me è quella l’ attività che più caratterizza l’ essere umano. Siamo quello che mangiamo, se non mangiamo non siamo.” Ovviamente, sotto questa teoria filosofica c’è un grande rapporto con il cibo. “Adoro mangiare, il cibo è vita, diffidate da chi non lo ama. Io in vita mia (e sono arrivato a pesare anche 156 kg), ci sono poche cose che non ho mai pensato a fare, tra queste: una dieta.” In effetti, la vita di Bud Spencer, nato Carlo Pedersoli è stata incredibilmente piena di sfide ed avventure. “Io dico che nella vita ho fatto di tutto, tranne due cose: il ballerino classico e il fantino.” Sembra una’ boutade’, ma a guardare questa esistenza incredibile, ci si accorge che invece la frase è vicina alla verità. “Ho iniziato con lo sport, il pugilato. Ho vinto 9 incontri K.O., se avessi continuato, forse, sarei diventato un campione, ma forse mi mancava un po’ di ‘cattiveria’, quella che serve a dare il colpo di grazia all’ avversario in difficoltà. Adesso guardo mio nipote, Carlo jr, che è campione italiano di arti marziali miste e che a giugno va a disputare il Mondiale a Las Vegas e mi rendo conto che, in effetti, lui è piu’ adatto alla lotta, ma che quella non era la mia strada me ne sono accorto presto e allora, ho optato per il nuoto.” Ha ‘optato’, vuol dire che, negli anni cinquanta, è stato un campione d’ Italia, scendendo, per primo, sotto il minuto sui cento stile libero, ha partecipato alle Olimpiadi e ha vinto allori non solo come nuotatore, ma anche come pallanuotista. “Non mi allenavo mai, fumavo, insomma, ero un cretino. Eppure i risultati arrivavano lo stesso. Se avessi avuto un’ altra costanza, me lo dicono tutti, avrei raggiunto ben altri traguardi.” In seguito,si è cimentato, tra l’ altro, con il rugby, il football americano, la vela, il rally, sempre da vincente. E poi però, è diventato Bud Spencer. “Il cinema è arrivato per caso, non sono andato a cercarlo io. Dovete pensare che io mi sono sposato con Maria, che ha sei anni meno di me, che ho conosciuto quando eravamo due bambini che ancora , dopo cinquantacinque anni, (e vivo questo come un grandissimo successo), è mia moglie. Lei é la figlia di uno dei più grandi produttori del cinema italiano, Peppino Amato, ma io non ho mai pensato, finché non mi sono venuti a cercare, di fare l’ attore. Sarebbe bastato chiedere a mio suocero, ma non ci pensavo proprio. Lui era già morto da cinque, sei anni, quando Giuseppe Colizzi contatto’ mia moglie chiedendole: ‘Ma tuo marito è sempre così robusto?’ E lei: ‘Sempre di piu” e poi mi chiamò, dicendomi che stava preparando un film, in cui cercava un protagonista della mia ‘corporatura’, io mi sono incuriosito e, ovviamente, ho accettato di cimentarmi su una cosa per me nuova.” La sfida e la curiosità hanno spinto così, il campione di nuoto Carlo Pedersoli, a diventare il campione del botteghino, Bud Spencer. “E alla fine, ho fatto 128 film, distribuiti in tutto il mondo.” Un successo planetario, avventure e cazzotti, buoni contro cattivi e, a un certo punto, un compagno d squadra azzeccatissimo. “Io e Mario (Girotti, in arte Terence Hill ndr), ci siamo davvero divertiti. Lui è un uomo straordinario, una persona bellissima. Ci sentiamo spesso e viene qui a casa quando ci va di mangiarci un bel piatto di spaghetti insieme. La differenza tra me e lui è sempre stata che io ‘faccio’ l’ attore, lui ‘è’ un attore. Io mi ci sono trovato, e mi sono calato nel ruolo, lui invece ci è proprio nato.” Ma qual è stato, secondo Bud Spencer, l’ ingrediente segreto che ha reso i suoi film, irresistibili per tanti? “Fortuna. Davvero, ho avuto fortuna. Non c’era alle spalle chissà quale idea, quale progetto, è nato tutto un po’ per caso e la fortuna ha voluto che il pubblico ci seguisse. Per me, il successo che abbiamo avuto è incredibile, ancora oggi non posso camminare per strada senza che si fermi qualcuno a salutarmi, a farmi i complimenti. Certo, è pure vero, che c’è tanta gente che vorrebbe reagire alle prepotenze che subisce quotidianamente, come facevo io nei film: suonarle, a chi se lo merita.” E tra questi 128 film se dovesse sceglierne uno preferito? “Non saprei, ma pensandoci direi “Più forte ragazzi”, per un motivo preciso: io e Terence Hill, interpretavamo due piloti d’ aereo, i soliti farabutti dal cuore d’ oro. Il motivo per cui dico che ho nel cuore quel film, è che, dopo quello, mi è venuta la voglia di imparare a pilotare un aereo e ho deciso di prendere il brevetto. Oggi ho piu’ di 3000 ore di volo come pilota di jet, poi hanno cominciato a dirmi: ‘pero’ la cosa più difficile é guidare un elicottero’ e allora, mi sono detto: ‘proviamo anche con quello’ e sono diventato pilota di elicottero. Insomma, diciamo che, nella vita, quando una cosa mi ha incuriosito, io c’ ho provato, e spesso mi è andata bene.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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