La moglie ricorda Arnoldo Foà

Pubblicato su “Vero”

“Mi sono innamorata di lui perché era bellissimo e perché mi faceva ridere. Alla differenza di età non ho mai pensato e mi è capitato forse due volte in diciassette anni che qualcuno mi chiedesse se lui era mio padre. Evidentemente si percepiva anche dall’ esterno che il nostro poteva essere solamente un tipo di legame: quello tra una moglie ed un marito.” Anna Procaccini Foà, seduta nel salotto della sua casa romana, racconta così il suo amore con Arnoldo Foà, il grande attore scomparso a gennaio scorso, all’ età di 98 anni, dopo aver calcato i palcoscenici italiani per quasi un secolo. Quando si sposarono, nel 2005, Arnoldo aveva 84 anni e tre matrimoni alle spalle, Anna, di anni ne aveva 38 e condivideva da otto la vita con lui. Minuta, un sorriso timido, Anna è un fiume in piena quando racconta, piena di ammirazione, del Foà artista, ma quando deve parlare del suo uomo, gli occhi iniziano sospettosamente a luccicare e le parole escono più a fatica, precedute da grandi sospiri per combattere l’ emozione. “Da quando l’ ho incontrato in quella libreria, è stato tutto molto naturale. Non ci sono mai pesati i 46 anni differenza, io non li vedevo, ma non li vedevano nemmeno le nostre famiglie, le persone che ci stavano intorno. Arnoldo era un uomo straordinario, tra noi due, ero io che soffrivo più di gelosia.”La giovane Anna, ha condiviso totalmente la vita del grande Foà, a casa e dietro le quinte del palcoscenico,facendogli da moglie, da assistente personale e addetto stampa. E oggi è la persona che meglio può raccontare il grande attore, rivelando episodi inediti e retroscena inaspettati.
, come quando ci racconta che un attore come Foà, di grande esperienza ed enorme personalità, appena finita ogni recita, correva dietro le quinte e chiedeva: “Come sono andato?”. “Voleva sempre rassicurazioni su come fosse andato lui e lo spettacolo,” spiega Anna “non per insicurezza, ma per la volontà di dare sempre il massimo al pubblico. Si può parlare di umiltà, che è una caratteristica che distingue tutti i grandi artisti.” Questo e molti altri lati poco conosciuti di Foà, Anna Procaccini ha voluto raccoglierli in un libro, edito da Rubettino, dall’ eloquente titolo: “Arnoldo Foà. Io, il teatro”, un piccolo scrigno di tesori, per i molti ammiratori. “E’ un libro che lui ha letto e di cui ha seguito la stesura,” spiega Anna, “Una sorta di testamento artistico.” In cui si parla appunto, tra le altre cose, del suo rapporto con il pubblico: “Lo viveva in modo viscerale. Era alla continua ricerca del contatto con il suo pubblico. Lui diceva che più che gli applausi, che ovviamente amava moltissimo, voleva dal suo pubblico i sorrisi,era quello l’ obbiettivo del suo lavoro e il suo lavoro era la sua vita. E per questo, lui era sempre generoso di tempo e parole, con chi lo fermava per strada, con chi lo andava a trovare in camerino. ” Nel volume, Anna Procaccini ci racconta come questo grande artista del novecento italiano fu indelebilmente segnato dall’ esperienza delle leggi razziali durante il fascismo. “Doveva recitare sotto falso nome, perché ufficialmente non poteva lavorare. Soffrì moltissimo in quel periodo e tentò anche il suicidio ma, passato l’ attimo di disperazione, si disse: ‘Devo resistere perché arriverà un domani migliore, in cui potrò ricominciare a vivere’. A quel periodo buio però, paradossalmente, appartiene una delle più grandi soddisfazioni professionali di tutta la sua carriera.” rivela la scrittrice “Me lo raccontava ogni volta ancora emozionato: era a Verona, per recitare, ovviamente sotto pseudonimo, un “Giulio Cesare” di Shakespeare. Gli era stato vietato di salire sul palco a raccogliere gli applausi a fine recita, e lui era in camerino, quando arrivarono persone dal pubblico che lo trascinarono sul palco, per fargli ricevere il giusto tributo, davanti a una folla acclamante che lo invocava.” Il teatro è stato tutta la sua vita, come vedeva, suo marito, il teatro oggi in Italia, che cosa diceva ai giovani aspiranti attori? “Amava i giovani, gli piaceva stare in mezzo a loro e si dedicava volentieri a loro. Li metteva subito in guardia: ‘se hai un dubbio, anche uno solo, lascia perdere, perché questo è un mestiere che richiede dedizione totale, è una lotta continua. Ci si massacra di studio e di lavoro, quando il lavoro c’è e poi arrivano i periodi senza lavoro in cui il lavoro è trovare il lavoro. La sicurezza non esiste e i sacrifici sono tanti, per questo bisogna essere assolutamente sicuri di voler fare proprio questo mestiere. Se la sicurezza c’è, poi sono necessari bravura (intesa anche come dedizione) e passione. Diceva Arnoldo: se un giovane pensa di avere questi requisiti, niente lo potrà fermare. E, d’ altronde, lui, sapeva di cosa parlava quando diceva queste cose ai ragazzi: andò contro tutto e tutti per il teatro, si scontrò pesantemente con la sua famiglia, ma alla fine, ebbe ragione lui.” E dello stato del teatro in Italia negli ultimi anni, cosa pensava Foà? “Non era tanto preoccupato per la crisi, intesa come mancanza di fondi, ma era preoccupato perché vedeva aumentare una totale mancanza di interesse, anche solo di curiosità per il teatro e la cultura in genere. Ma era pure fermamente convinto che il teatro è una forma d’ arte che non morirà mai, su questo era ottimista perché mette l’ animo umano a confronto con sé stesso,ed è una cosa di cui l’ umanità avrà sempre bisogno.” Ma qual’ è stata, per lei che lo ha conosciuto così bene, la qualità migliore dell’ artista e quella migliore dell’ uomo Arnoldo Foà? “L’ artista e l’ uomo erano inscindibili. Lui era straordinario, un uomo di grande serietà, che voleva dire applicazione, impegno, responsabilità, ma era anche dotato di straordinaria leggerezza. Era questa, dopo tante sofferenze, per lui, la chiave per apprezzare e vivere appieno la vita. E poi, il grande, profondissimo senso di libertà propria e altrui che gli veniva, secondo me, dall’ essere un uomo pienamente realizzato. E questo vale per l’ artista e per l’uomo. Era bellissimo, mi faceva ridere, aveva un sacro rispetto dei miei spazi, tutto questo ha reso il nostro, un matrimonio meraviglioso.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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