Jamal Taslaq, palestinese, il primo stilista che avrebbe dovuto far sfilare i suoi modelli nel palazzo dell’ Onu, ma poi, é tornata la guerra…

logo (1) jamalPubblicato su “Vero”

“Era tutto pronto, si sarebbe realizzato un sogno, per me, quel giorno. Ma poi, é tornata la guerra…” Jamal Taslaq, 44 anni è arrivato a un passo dal sogno, l’ ennesimo che si sarebbe realizzato nella sua vita,fatta tutta di sogni e lavoro per raggiungerli. Questo palestinese, da 24 anni in Italia, è uno degli stilisti emergenti piu’ quotati del made in Italy, delle sue creazioni si sono innamorate attrici di Hollywood, rockstar e principesse arabe: Sharon Stone, Patty Pravo, Ranja di Giordania e tante altre hanno indossato i modelli di Jamal Taslaq e nel suo atelier di Via Veneto, c’è un via vai continuo di donne alla ricerca di un eleganza che concilia oriente e occidente. Il 15 luglio, Jamal, avrebbe dovuto mettere un evento indimenticabile nel suo curriculum: sarebbe stato il primo stilista a sfilare al palazzo di vetro dell’ Onu, a New York, nel Rose Garden. Ma ci si sono messi i venti di guerra, che nella sua regione non smettono mai di soffiare e che nei giorni scorsi sono diventati sempre più impetuosi, fino a diventare una tempesta, poi, il solito tornado che trascina via vita e sogni come quello, piccolo per il mondo, grande per lui, di Jamal. “Ovviamente, non è il caso in questo momento di far sfilare i miei modelli in quel posto, lì si è concentrati per trovare una soluzione e un evento spettacolare sarebbe fuori luogo. Ovviamente, la cosa è solo rimandata, speriamo che si possa tornare presto alla normalità.” Siete stanchi di guerra? “Certo che lo siamo, ma la situazione è così difficile da spiegare, solo andando lì, nei territori si può capire, non bastano i telegiornali.” Tu dove sei nato? “A Neblus” Dalla Cisgiordania a Via Veneto, un lungo viaggio? “Lungo si, ma ho iniziato prestissimo a prepararlo. Avevo dieci anni, quando compresi che avrei voluto lavorare nella moda. Mi interessavano l’ eleganza, i colori, i tessuti. Quando mia madre si faceva fare un vestito dal sarto io ero sempre lì a sentire i suoi suggerimenti e anche a darle i miei.” Quando sei arrivato in Italia? “A diciotto anni, sapevo perfettamente cosa avrei voluto fare nella vita: volevo diventare stilista e sapevo che dovevo partire per imparare e seguire il mio sogno. Volevo fare l’ alta moda e la scelta era tra andare a studiare in Francia o venire in Italia. E’ stato più forte il fascino del made in Italy e mi sono ritrovato all’Accademia di Firenze.” E da lì a Roma “Quando ho finito l’ Accademia, avevo ancora più chiare le idee: ero sempre più attratto dall’ Alta Moda e in Italia l’ Alta Moda è a Roma, qui ho appreso la parte più artigianale del lavoro, il ricamo, l’ importanza del dettaglio e qui, alla fine, sono riuscito ad aprire il mio atelier.” Un atelier che, come detto, vede un via vai di signore alla ricerca dell’ eleganza e della visione della femminilità proposta da Jamal. “Io credo che i tessuti debbano essere lasciati più naturali possibile, solo così possono esaltare la figura femminile, poi per me è molto importante il dettaglio, il ricamo e una gamma di colori che sono lo specchio delle culture mediterranee.” Il Mediterraneo, il luogo del cuore di Jamal esplode negli abiti attraverso i colori e attraverso i decori. “Mi piace questa idea della cultura mediterranea, perché qui sono nate le civiltà più antiche, molto diverse le une dalle altre ma che hanno una fortissima radice comune.” Cosa cercano le clienti che vengono a comprare un vestito da te? “Molte mi dicono che piace loro il mix di oriente e occidente che è dentro di me e quindi si rispecchia nei miei modelli: la pulizia delle forme occidentale, il dettaglio orientale. Ma io investo molto tempo anche nel rapporto umano e questa è una cosa che ho imparato in Italia e che ho voluto recuperare, perché gli italiani se tornano alla dimensione di cui sono maestri, quella artigianale, che garantisce la qualità di un lavoro curato nei minimi dettagli e anche la personalizzazione, non devono temere la concorrenza di nessuno, saranno sempre i migliori. Quando ho aperto il mio atelier, ho voluto fare questo. Un capo per una donna, ma le donne sono una diversa dall’ altra. Per questo io parlo molto con le mie clienti, faccio molto ‘salotto’, per capire chi devo vestire.” Una ricerca continua sulla femminilità quella di Taslaq “Si, questo universo immenso. La femminilità araba, quella occidentale, sono diversamente vissute ma entrambe forti e affascinanti. La femminilità orientale, quella del golfo persico, per esempio, viene vista dall’ esterno come chiusa, ma io mi sono infiltrato nei chiusissimi preparativi di matrimonio che si svolgono solo tra donne, e lì, la sposa deve conquistare la suocera e ci tiene, deve essere la piu’ bella di tutte, anzi deve fare invidia alle altre, e in questo gioco esplode la femminilità: le donne non si vestono per piacere all’ uomo, ma per essere invidiate dalle altre donne e allora via a scollature e trasparenze. In occidente invece, la donna, durante il matrimonio paradossalmente è piu’ casta, nella maggior parte dei casi rispetta le tradizioni, non si scopre troppo, soprattutto se sceglie un matrimonio religioso e si veste per piacere all’ uomo.” Oriente e occidente, uniti dall’ eleganza, questo è l’ intento di Jamal, un uomo che qualcuno direbbe fortunato. “La fortuna non arriva se sei pigro. La mia fortuna è stata innanzitutto, sapere già da giovanissimo che cosa avrei voluto fare, riconoscere il mio talento. Vedo tanti ragazzi che sono smarriti, non sanno cosa fare, perché non riescono a capire quale sia il loro talento, passano anni a non sapere come canalizzare le loro energie, io l’ ho saputo subito e questa è stata la mia vera fortuna.” Ai ragazzi che sognano di fare il tuo lavoro che consigli dai? “Serve appunto il talento, perché è l’ unica cosa che non ti fa sentire le ore al lavoro, il sabato, la domenica. Bisogna faticare tanto per arrivare, ma io, per esempio, durante tutte le mie ore di lavoro, non mi sento di perdere tempo, non penso mai che invece di stare in atelier potrei godermi un weekend, una vacanza in piu’, perché sento di impegnare al meglio la mia vita, ed é il talento che non ti fa sentire la fatica: tu ti metti al suo servizio e lui ti spinge a inseguire il sogno.” E Jamal Taslaq di sogni ne ha ancora tanti da inseguire e il raggiungimento del prossimo è solo rimandato. “Speriamo di poter fare presto la sfilata all’ Onu, anche perché vorrebbe dire che la situazione nella mia terra si è pacificata. Avevo preparato un evento davvero speciale, per chiudere la sfilata, un abito da sposa decorato con perle e legno d’ ultivo. L’ ulivo, simbolo del Mediterraneo di cui siamo tutti figli, ma anche simbolo della pace.”

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