Sandra Savaglio, astrofisica di fama mondiale che sceglie di tornare a fare ricerca in Calabria

La signora delle stelle, astrofisica italiana di fama mondiale, che nel 2004 era stata messa in copertina da Time, come simbolo della fuga dei cervelli d’ Europa,dopo anni di studi e di successi negli Stati Uniti e in Germania decide ora di tornare alla sua terra, la Calabria, e si stupisce che in molti siano sorpresi della sua scelta. Ma Sandra Savaglio, 47 anni, sembra non vedere l’ ora di tornare a fare il suo lavoro la’ da dove, tanti anni fa, era partita, a Cosenza, in un dipartimento di fisica che è un fiore all’ occhiello per la ricerca italiana.  L’ abbiamo incontrata a Montalcino, dove le è’ stato assegnato il prestigioso premio Casato Prime Donne, che ogni anno va a donne che, nella loro vita professionale, abbiano avuto il coraggio che serve per arrivare al successo e possano essere d’ esempio e di incoraggiamento per le altre donne. “Ho sempre fatto quello che la gente non si aspettava da me come donna: la scienziata, lo sport, la difesa di chi non ha voce, contro gerarchie di cui in tanti hanno smisurato rispetto”, ha scritto lei nella dedica che le premiate usano lasciare nel momento in cui ritirano il Premio, ma ci vuole più’ coraggio per una donna a farsi strada in un mondo percepito ancora come maschile, come quello della scienza, o per tornare indietro,  per provare a continuare a fare nella propria terra d’ origine la ricerca che si fa nei più’ importanti atenei mondiali? La Savaglio non vede coraggio nella decisione di fare il cammino a ritroso e riportare la sua professionalità in Italia “A dire la verità, ” racconta, “sono rimasta sconvolta dalla reazione sorpresa di molti: io sono felicissima, per me, quella che mi da’ l’ Università’ dellaCalabria, e’ una bellissima occasione professionale. Torno perché mi è stata offerta una cattedra su chiamata ‘per chiara fama’, qualcosa che mi inorgoglisce e non vedo l’ora di cominciare a lavorare.” A tanti, però,  sembra una scelta quantomeno controcorrente, quella di lasciare un’ istituto di ricerca celebre in Europa, come e’ il tedesco Max Plank, per tornare in Italia, lei invece, non sembra affatto preoccupata, e da altre parti viene vista come un’ esempio, una scelta simbolo di speranza per chi vuole scommettere sul futuro dell’ Italia. Eppure da qui, a inizio carriera, era dovuta scappare, per poter inseguire i suoi sogni “Sicuramente gli anni che ho passato prima negli Stati Uniti e poi in Germania, sono stati fondamentali per me, ma io non mi sono mai sentita di essere fuggita perché’ costretta, dall’ Italia. Per gli scienziati, la mobilità internazionale e’ importante, io andai via perché’ volevo fare determinate cose, approfondire particolari aspetti del mio lavoro, e potevo farlo solo all’ estero, in questo anche consigliata da un mio professore dell’ epoca. E così sono partita, ma non mi sono mai sentita costretta.” Eppure per ” Times” lei e’ stata il simbolo dei ‘cervelli in fuga’ dall’ Europa nel 2004, sotto la sua foto campeggiava il titolo ” L’ Europa lascia scappare le star della scienza”. E del resto, tanto tranquillo non doveva essere il suo rapporto con i meccanismi del mondo accademico italiano se nel 2006 l’ astrofisica ha scritto un libro-denuncia sul mondo della ricerca italiana “si, tanti problemi ci sono, ma oggi ho un punto di vista più ampio sul mondo accademico, avendo conosciuto anche altre realtà, e posso dire che l’ Italia, per certi aspetti, non sta messa peggio di altri paesi, anzi. Il problema principale e’ che qui, non si crede nella ricerca e non arrivano i fondi, non si investe, invece, dal punto di vista del rapporto risorse impiegate/ risultati, siamo tra i primi al mondo.” Le cose dunque, non sono sempre quelle che percepiamo ed è’ per questo che l’ idea di fare il salto dalla Germania alla Calabria, non la spaventa affatto e diventa anche un simbolo di speranza perché l’ Italia torni a riconoscere e premiare il talento “devo molto alla Germania, e’ un paese dove ho potuto lavorare e vivere bene, ma sono sicura che tornare nella mia terra sia la scelta giusta.” Ribadisce la Savaglio, “So che ci guadagnerò’ senz’ altro in qualità della vita: non vedo l’ ora di poter mangiare un po’ di fiori di zucca dell’ orto di mio zio, senza dover spendere una fortuna, come mi succedeva in Germania! Ma non è’ solo questo che mi attira: il dipartimento di fisica del’ università’ della Calabria, come risultati, e’ il secondo in Italia dopo quello di Trieste. Ci sono le condizioni per poter fare un ottimo lavoro, perché i ricercatori italiani sono risorse di grande qualità. I risultati che, nonostante la mancanza di fondi, la ricerca italiana continua a portare a casa, sono tutti a carico dei ricercatori precari, che fanno il loro lavoro instancabilmente e con passione pur essendo retribuiti pochissimo rispetto ai loro colleghi nel resto d’ Europa e del mondo.” Non ha paura di trovarsi impantanata nelle sabbie mobili della baronia? ” i ‘ baroni’ non esistono solo in Italia, in Germania ho vissuto una situazione in cui, per aver tentato di difendere una persona davanti a un capo di dipartimento sono stata praticamente segnata per mesi, trattata come una sovversiva, una reazione esagerata dal mio punto di vista, che mi ha fatto capire come in quel contesto fosse complicato porre in discussione ciò’ che diceva ‘ il capo’ e questo, per un ambiente scientifico e’ un paradosso. In tutti i paesi ci sono difetti e problemi, in Italia non abbiamo l’ esclusiva.” Oggi riceve un premio dedicato ogni anno a una donna di successo e coraggiosa, lei in cosa si sente tale? “Si, in effetti a volte, credo di essere un po’ ” scapicollata”: una volta, alle Bahamas ho nuotato con gli squali, un’ altra volta, per combattere le vertigini, quando ero negli Stati Uniti, mi sono dedicata ai lanci con il paracadute, insomma, il rischio mi piace, ma sono abituata a calcolarlo. Nel mio lavoro ogni cosa va spiegata, razionalizzata, bisogna trovare una risposta ad ogni perché e questo metodo ormai è’ talmente parte di me che lo applico naturalmente alla mia quotidianità” Nella sua vita professionale quando si è’ sentita più coraggiosa? ” ogni volta che mi sono sentita di discutere una decisione che ritenevo sbagliata, quando sarebbe stato sicuramente meglio tacere ma non l’ ho mai fatto, anche nell’ episodio che ho citato prima, quando per difendere una persona, secondo me vittima di ingiustizia, mi sono messa contro il ‘potente’ e praticamente tutto l’ ambiente di lavoro, fedele al capo. ” Come donna che ha scelto di fare l’ astrofisica si sente di aver avuto coraggio? “Questa e’ una cosa che ha richiesto molto più coraggio che non buttarmi con il paracadute. Ho avuto sempre la sensazione che le donne debbano faticare molto di più’ rispetto ai colleghi uomini, e’ come se uomo e donna hanno davanti lo stesso traguardo, ma la donna, per raggiungerlo, deve correre con una palla al piede, pesi di tutti i tipi, ambiguità, diffidenze, la battaglia eterna per avere riconosciuta la stessa credibilità che è data al collega maschio con le stesse competenze. A volte questi ostacoli sono così subdoli, che nemmeno le donne hanno piena coscienza di doverli affrontare. Sicuramente anche in campo scientifico si sono fatti per le donne passi in avanti, stiamo molto meglio di cento anni fa, ma la strada da fare e’ ancora lunga. Forse non si sa, comunque, secondo le statistiche, in questo campo, come numero di donne scienziate, al contrario di quello che si potrebbe pensare, sono i paesi latini i più avanzati, e l’ Italia e’ tra i primi al mondo.” Insomma, nelle parole della signora delle stelle c’ e’ fiducia nel futuro “Ho vissuto al’ estero e so che paesi perfetti non esistono, problemi ci sono in tutto il mondo, ma è’ ora di guardare alle potenzialità dell’ Italia e delle sue risorse umane. Con fiducia. Io non vedo l’ ora di mettermi al lavoro.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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