Tomas Milian: lacrime e premi per il suo ritorno a Roma

Un diluvio di parole, emozioni, racconti di vita vissuta con la voce che si interrompe per la commozione e poi riparte. Sono ricordi e dolori, avventure e follie, vittorie e sconfitte quelle che racconta Tomas Milian ora che torna in Italia, a Roma, per ricevere un premio alla carriera, dopo tanto tempo e si racconta con una sincerità disarmante, a partire dall’ evento tragico che ha segnato tutta la sua vita: il suicidio del padre. “Non ho mai dimenticato quel giorno, mi sono portato dietro per diverso tempo anche un insensato senso di colpa.Io vengo da una famiglia della buona borghesia cubana, eravamo ricchi, ma io ero infelice. Lui era autoritario, anzi proprio un fascista e io ho sempre avuto dei problemi nel mio rapporto con lui. Prima di quel giorno,  aveva già tentato il suicidio ed era stato in cura per questo in una clinica psichiatrica. Il giorno in cui morì fui io ad entrare in camera sua: aveva una pistola in mano. Pensai volesse sparare a me, visto che le bastonate non me le aveva mai risparmiate, invece la volto’ contro di sé, se la punto’ al cuore e sparo’. Io, ancora sotto schock, dovetti alzare il telefono e chiamare mia nonna, sua madre, per dirgli che il figlio si era sparato. Avevo dodici anni.” Fu l’ incontro con il cinema a salvare il giovane Tomas “Si,un film mi ha cambiato la vita: la Valle dell’ Eden. In quel film James Dean voleva stupire il padre, facendo molti soldi per portarglieli e conquistarne l’ affetto che non riusciva ad avere. Mio padre ormai si era suicidato, era rimasta mia madre e volevo fare qualcosa di grande per lei, così forse mi avrebbe amato e sapevo cosa: diventare un grande attore.” Anche con la madre il giovane Tomas infatti aveva un rapporto problematico: “Io da piccolo non ho avuto amore, mia madre era anaffettiva. Mi ricordo che quando stava male io, per cercare di aiutarla, mi mettevo ai piedi del suo letto e lei chiamava le sorelle dicendo ‘portatelo via’. Posso dire che l’ affetto di una madre io l’ ho conosciuto da adulto, a Roma, Roma è stata la mia vera madre, quella che mi ha accolto a braccia aperte, mi ha stretto forte e mi ha dato un calore immenso” Prima di arrivare nella sua patria di adozione pero’, Tomas, che voleva allontanarsi da Cuba,chiese aiuto ad una zia e lei gli disse parole che si rivelarono profetiche “Mi guardo’ e mi disse, scettica: ‘vuoi fare l’ attore tu? E che cosa puoi interpretare? Solo la parte del ragazzo ricco e viziato. Tu devi conoscere la vita, sapere quanta fatica fanno le persone comuni per portare il pasto in tavola, altrimenti, non riuscirai mai ad interpretare bene una persona comune’. E aveva ragione. Mi propose di pagarmi gli studi negli Stati Uniti, così avrei capito cosa voleva dire la vera vita, che fino ad allora, essendo ricco e viziato, ignoravo completamente.” E così Tomas sbarca negli Stati Uniti, direzione New York, dove con grande impegno riesce ad entrare nella scuola di recitazione piu’ prestigiosa del mondo, là dove avevano studiato Marlon Brando e James Dean, l’ Acto r’ s Studio”Dovetti  imparare in fretta l’ inglese, mantenermi con i lavori piu’ umili, studiare la parte per il provino, ma po,i poco prima di Natale, arrivo’ la telefonata della segretaria di Elia Kazan, il regista della Valle dell’ Eden che dirigeva la scuola, per comunicarmi l’ ammissione. Da quel momento ho iniziato a vivere, avevo 23 anni. “, ricorda lui che in  Italia ci arrivo’ perché l’ allora direttore del festival di Spoleto, lo noto’ in un lavoro teatrale che voleva portare in Italia  “Feci il provino, non mi prese,lo trovai e cominciai a propormi e insistetti talmente tanto e mi vendei così bene che alla fine mi prese.. perché in questo mestiere ci vuole anche questo, non dico che sia stata quella l’ occasione, ma io, per arrivare ne ho fatte piu’ di Carlo in Francia. Ero giovane, ero bello e, diciamo che sono stato generoso, ho anche avuto la fortuna di non essere stato mai uno che si formalizza, insomma, sotto sotto sotto, secondo me, siamo tutti bisessuali.  “Il primo ruolo importante in Italia,di Tomas, fu proprio quello di un ragazzo gay, nella “Notte brava” di Bolognini. “Quella scena di me, giovane e bellissimo che flirtavo con un altro ragazzo adagiato sul divano mi ha reso una rivelazione in Italia. Uno scrittore famoso, una sera al club84 disse “Io non sono gay ma su questo giovane ragazzo cubano, un pensierino ce lo farei”, insomma, fu un trionfo.” E da lì Tomas Milian entro’ nella storia del cinema italiano, dalla porta principale, il cosiddetto cinema d’ autore: Visconti Pasolini,  Bolognini, poi arrivarono  film piu’ commerciali come gli spaghetti western e infine il personaggio piu’ amato, il Commissario Nico Giraldi, ovvero il “Monnezza” E quando gli si chiede come  è passato da quel tipo di cinema, considerato piu’ ‘nobile,  a un altro, risponde, ancora candidamente “ io sono sempre stato uno spendaccione,  ho sempre buttato soldi perciò dovevo lavorare per mangiare povera mia moglie che non c è più!” E sul personaggio che lo ha reso indimenticabile protagonista dei b-movie italiani, il Mondezza, dice “Mi ha dato tutto l’ affetto che sto provando in questi giorni ed è stata la realizzazione di quello che voleva mia zia, che mi diede fiducia quando le dissi che volevo fare l’ attore: io ho interpretato una persona comune, dopo aver vissuto e questa persona comune mi ha regalato un amore che non speravo piu’ di poter provare. “ “Monnezza amore mio” si intitola infatti,  la sua autobiografia, ed è proprio questo amore che gli fa fare un annuncio a sorpresa, un augurio, un sogno o già un progetto, chissà: “ Ho deciso di fare altro film del “mondezza” ma nei panni del protagonista vorrei lasciare il testimone a mio nipote adottivo , lui si chiama Mattias  e il mio sogno è che questo personaggio porti a lui lo stesso affetto e la stessa fortuna che ha portato a me.” dice, con la voce, ancora, rotta dall’ emozione.

  ©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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