Francesca Ferrazzo e il film ispirato alla strage di Novi Ligure

“Ero molto piccola, ma il clamore mediatico di quell’ avvenimento lo ricordo bene. Noi, però, in questo film non vogliamo raccontare il massacro di Novi Ligure, questo è un film psicologico che indaga sul vuoto in cui vivono due adolescenti e sulle conseguenze di questo vuoto.” Francesca Ferrazzo, ha 24 anni e quando Erika Di Nardo,allora diciassettenne,  insieme al fidanzato Omar Favaro, trucidarono la mamma e il fratellino di lei, facendo inorridire l’ Italia intera, lei era ancora una bambina a cui quella ferocia arrivò solo come una eco. Molti anni dopo, questa giovane attrice è la protagonista di Amoreodio, il già discusso film di Cristian Scardigno ispirato a quel terribile fatto. Una prova piuttosto impegnativa per molti motivi, come ti sei preparata? “Il regista ha voluto che non ci documentassimo.  Non voleva che fossimo influenzati da quel fatto, perché il film non è il racconto di quello che successe a Novi Ligure, ma è una pellicola che va a fondo, cerca di indagare, di entrare nell’ esistenza dei due adolescenti che arrivano a compiere una cosa così tremenda. Già la sceneggiatura mi ha catapultato nel mondo di questa ragazza, così chiusa e incapace di ricevere impulsi e sentimenti dall’ esterno. Mi sono immaginata per tutto il tempo come se fossi in una campana di vetro, mi sono sforzata di immaginare come si possa vivere così.” Francesca, una gavetta iniziata a 9 anni nella pubblicità e proseguita al cinema con i film ispirati ai best -seller di Federico Moccia “Scusa se ti chiamo amore” e “Scusa ma ti voglio sposare”, arriva ora al ruolo piu’ drammatico che si possa immaginare per un’ attrice ventenne. “Ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentita particolarmente scossa sul set”, confessa lei “E ho anche provato a darmi una spiegazione sull’ accaduto, cercando di calarmi il piu’ possibile nel mio personaggio. Ci ho pensato per mesi mentre mi discutevo della parte con il regista e mi immergevo nel vuoto che ha inghiottito questi due adolescenti, ma una spiegazione non sono riuscita a trovarla. Una spiegazione non ci puo’ essere.” Ma qual è stato il momento piu’ difficile per te su questo set? “Sicuramente quando abbiamo messo in scena l’ assassinio del bambino. E’ stato emotivamente molto difficile, per me. Io ho davvero un fratellino di quell’ età, quindi per me è stato un momento molto duro. Ma il vero ‘pugno nello stomaco’ ce l’ ho avuto quando abbiamo finito di girare. Fino a quel momento il regista ci aveva chiesto di concentrarci sulla sceneggiatura e di non fare ricerche su quello che era realmente successo a Novi Ligure. Lui voleva che il film fosse il più possibile solo ispirato a quella vicenda e che noi fossimo invece tutti concentrati a scavare nel vuoto che avvelena quelle due adolescenze. Quando abbiamo finito di girare però, io ho voluto approfondire, e il momento più duro l’ ho vissuto rileggendo le cronache e guardando i video che parlavano di quel fatto. E ancora mi sono chiesta se potesse esserci una spiegazione, e per l’ ennesima volta mi sono risposta che no, non poteva.”  Questo, sostiene il regista, è soprattutto un film sull’ adolescenza e sull’ assenza di prospettive, valori, sentimenti, tu come hai vissuto la tua adolescenza? “La mia è stata un’ adolescenza molto serena. Anch’ io sono cresciuta in provincia, ad Aprilia, vicino Latina, ma non ho mai sofferto questo vuoto che si racconta nel film. Ho una famiglia molto unita, un fratello piu’ grande e uno piu’ piccolo, poi  gli amici della comitiva, le uscite, tutto vissuto in grande serenità. Ma mi rendo conto che, anche se sono passati solo pochi anni, l’ adolescenza oggi è diversa. Ovviamente non voglio generalizzare dicendo ‘tutti gli adolescenti’ ma vedo che molto è cambiato nel giro di pochi anni. Ancora qualche anno fa, il rapporto umano diretto era quello principale, ci si vedeva per parlarsi, guardandosi negli occhi oggi, c’è molta piu’  tecnologia nelle nostre vite, che è una cosa bella e utile ma che influisce sul modo in cui viviamo le nostre relazioni, che sono sempre meno genuine e dirette e sempre più mediate dallo schermo di un pc o di un cellulare. E questo, spesso crea solitudine. E in questo film viene raccontato anche questo aspetto.” Non avete paura delle polemiche che,  ovviamente, accompagneranno il film all’ uscita nelle sale? “Polemiche ce ne sono state già prima dell’ uscita, e comunque no, personalmente non ho paura delle polemiche e mi auguro solo che il film piaccia. E’ vero che il regista si è ispirato a quella storia vera, ma con questo film non si parla di coltellate, ma si parla di emozioni e comunicazione che mancano, di vuoto, di esistenze.”

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