A Roma il piu’ antico cimitero per animali

“La prima ad essere seppellita qui fu la gallina di Mussolini, da lì inizio’ tutto, e dal 1923, siamo ancora qua.”,così racconta Luigi Molon, figlio del fondatore e attuale orgoglioso gestore di ‘Casa Rosa’, un posto davvero speciale, il piu’ antico cimitero per animali d’ Italia. Qui, nel quartiere Portuense di Roma, in questi mille metri quadrati di terreno, sono seppellitti cani, gatti, ma anche cavalli, pappagalli, conigli e addirittura una leonessa, Greta, tutte creature che nella vita terrena hanno molto amato e molto sono state ricambiate, tanto da indurre i loro ‘famigliari’ ad erigere piccoli monumenti alla memoria. E allora ecco che, un sabato mattina qualunque, si puo’ entrare in Casa Rosa, fare una passeggiata tra le lapidi e incontrare padroni, anzi ‘parenti’, come li chiama il signor Molon, affrant,i che cambiano i fiori, oppure sorridenti di tenerezza, davanti alla foto di quel musino che tanto ha riempito di gioia le loro vite. Così, davanti alla cuccia eterna, spesso colorata e fantasiosa, di Fido, di Micio, di Rex o di Tappo, tanti i bipedi fanno visita ai loro ‘cari’, accomunati dalla nostalgia e dall’ amore eterno per quella creatura che un tempo accompagno’ le loro giornate. Le epigrafi, come nel caso dei cimiteri per umani, anche qui, sono eloquenti e raccontano molto dei ‘defunti’. “Pennacchione ti voglio tanto bene”, si legge davanti alla foto dell’ amato pennuto, “Piccolo amore nostro, sei stato per dieci anni l’ inseparabile amico della nostra vita, affettuoso conforto nelle ore difficili. La casa è vuota e triste senza te, non dimenticheremo mai la dolcezza dei tuoi splendidi occhioni luminosi carichi di bontà e di fedeltà. Grazie di tutta la gioia che ci hai donato, resterai sempre vivo nel nostro cuore.” parole eloquenti, per descrivere l’ amore dei famigliari per Ringo, un meraviglioso esemplare di pastore Tedesco, passato a miglior vita oltre trent’ anni fa, e non fu meno amato il barboncino Snoopy “Dietro quel carattere burbero c’erano due occhi bisognosi di dare e avere affetto. Insieme 13 anni, ti abbiamo amato piu’ di noi stessi, pieni della gioia che tu ci regalavi. Rimarrai per sempre nei nostri cuori.” scrivono i ‘suoi’. E’ una ‘spoon river’ che racconta un legame che non si spezza, tra l’ uomo e l’ animale domestico, nemmeno dopo la dipartita del fedele compagno e nessun posto racconta meglio questa verità di questo prato pieno di fotografie di musetti vispi o guardinghi, di tombe semplici o fantasiose, di frasi d’ amore e promesse di ‘non ti dimenticheremo mai’.”Sono parole che si scriverebbero per parenti o amici che non ci sono piu’. Quando si vive per tanti anni insieme ad un animale questo diventa parte della famiglia, è impossibile non sentirne la mancanza. Loro danno tanto amore, per questo vengono ricambiati dai ‘parenti'”sottolinea Luigi Molon. Casa Rosa, ‘apre’ nel 1923, e la prima ‘cara estinta’ accolta in via dell’ Imbrecciato, fu la nientedimeno che la gallina del ‘Timoniere della Patria’. “Mio padre Antonio”, racconta Luigi Molon, “era il veterinario di casa Mussolini. Quando morì la gallina, amata compagna di giochi dei suoi figli, il Duce gli chiese di seppellirla nel nostro terreno. Poi, venne tutto il resto, la voce si sparse e cominciammo ad accogliere le spoglie di animali, i cui ‘cari’, volevano un luogo dove conservare la memoria, venire a piangere, insomma, vivere il lutto per quella perdita, trovare consolazione davanti al sepolcro.” La gallina fascista non è l’ unico ospite ‘vip’ del camposanto dei quattro zampe, dopo di lei arrivarono gli animali di casa Savoia, e poi quelli dei politici repubblicani, i cani di ben due presidenti della Repubblica, Sandro Pertini e Giovanni Leone, e poi gli amici fedeli dei divi del cinema, come gli amatissimi gatti di Anna Magnani. Ma, anche a Casa Rosa, come negli altri cimiteri, funziona la ‘livella’ di Totò e, accanto ai cani delle celebrità, riposano cani di persone comuni e c’è anche un monumento, il piu’ grande di tutti, che ricorda i tanti che non hanno avuto la fortuna di trovare una famiglia. Senza togliere nulla agli altri, è questo il monumento piu’ bello, dedicato a “tutti quelli che non hanno un padrone”.

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