Andrea Lo Cicero, da ‘Barone’ del rugby a contadino

Pubblicato su “Vero”

“Alessia e Zaira, hanno fatto già due piccoli, Cleopatra e Poppea, e poi c’è Carlotta che sta cambiando il pelo ed è l’ ultima arrivata. Sono felice di condividere la mia nuova vita con loro, aiuteremo tanti bambini.” La seconda vita di Andrea Lo Cicero Vaina, è questa: aria buona, natura, impegno sociale. Abbandonate per sempre le mischie tre mesi fa, l’ ex capitano della nazionale italiana di rugby, 37 anni,103 presenze in azzurro, cresciuto a pane e palla ovale, ha scelto di vivere così. Sei asine ragusane, l’ orto con pomodori, lattuga, meloni e melanzane, un orto piu’ piccolo con le erbe aromatiche, il magazzino degli attrezzi, in attesa della fattoria didattica, costruita completamente in paglia, siamo andati a trovare il rugbista contadino nella sua tenuta di di dodici ettari a Nepi, tra Roma e Viterbo, dove passa le sue giornate dedicandosi alla terra e alle sue amate asine, siciliane come lui, sorriso smagliante, e tanti progetti in testa. Il posto si chiama “Terra dei bambini” ed è una onlus che nasce per avvicinare i bambini alla natura. Qui il ‘Barone’ ha scelto di reinventarsi la vita e aiutare anche chi è meno fortunato. Un progetto ambizioso che tutti possono sotenere attraverso il cinque per mille.

Dall’ adrenalina degli stadi alla vita contadina, bel salto, e dire che in molti per te vedevano un futuro da allenatore o dirigente nel rugby “A dire la verità, in un primo momento mi sono sentito un po’ abbandonato: non c’è stata nessuna offerta da parte di chi doveva, quando ho annunciato il mio ritiro. Sono rimasto un po’ deluso, ma mi sono reso conto che anche questo è stato un momento formativo, e mi sono tuffato subito nella mia nuova vita. In questi tre mesi sono stato talmente impegnato che non ho avuto tempo per pensare troppo all’ addio ai campi. Il rugby mi ha dato tanto, é stata la mia vita per tanto tempo. Ho sempre giocato al massimo, mi sono impegnato con passione e dedizione. Non ho nessun rimpianto, e amo questa nuova esistenza, l’ ho scelta, e se giocare negli stadi dà adrenalina, anche un nuovo inizio la da’, altroché.”

Tra le tante cose che avresti potuto scegliere di fare finito di giocare, perché hai scelto proprio questa? “Ci sono tanti motivi. Questo tipo di vita mi ha sempre attratto ma non ho mai avuto modo di poterla fare. Penso che per scegliere la terra ci voglia coraggio, almeno quanto me ne è servito per decidere di smettere di giocare. A quel punto, a 37 anni, mi sono trovato con il problema di reinventarmi una vita lavorativa. Io credo che lavoro richiama lavoro, ci vuole tempo e pazienza ma ho fatto questa scelta perché la natura mi da libertà. Sono cresciuto stando sempre all’ aperto, sono un po’ ‘selvaggio’ e questo è un modo per continuare a vivere all’ aria aperta percio’ sono contentissimo della situazione che mi sono creato e di poterla condividere con questi animali meravigliosi. Certo ci vuole costanza, determinazione, ma è una vita che insegna molto. Devi dare alla terra qualcosa ogni giorno, se poi vuoi dalla terra qualcosa in cambio.”

Hai scelto di allevare asine ragusane, perché? “Perché sono animali straordinari, hanno servito per secoli l’ uomo, le famiglie, gli eserciti, ora sono dimenticati e in difficoltà e ho pensato che, dedicandomi a loro, posso raggiungere due obbiettivi: dare una mano a loro, che sono in via di estinzione, e renderli utili per chi ha bisogno.”

Utili a cosa? “Farò produrre loro del latte che ha molte proprietà positive, ma soprattutto le usero ‘ per l’ ‘onoterapia’, una forma di ‘pet therapy’ per aiutare chi, in particolare bambini disabili ma non solo, ha difficoltà nella socializzazione e altri problemi. Gli asini sono gli animali ideali per questo tipo di cure. Al contrario di quello che si dice, sono estremamente intelligenti e sono piu’ mansueti dei cavalli, hanno meno istinto di competizione, io li sto abituando al contatto umano e loro rispondono benissimo, e imparano tanto, riescono a mantenere la memoria di quello che gli si insegna. Le persone che vengono in contatto con loro possono sperimentare una nuova forma di comunicazione che va oltre il verbale, imparare a prendere coscienza delle proprie sensazioni.”

E insieme all’ onoterapia, che altro ci sarà nella ‘Terra dei bambini’? “Una fattoria didattica, dove possano venire bimbi di tutte le età, anche con le scuole, a imparare che cosa si fa in una fattoria, come coltivare i prodotti della terra, come rapportarsi con gli animali. La fattoria sarà costruita in blocchetti di paglia, tutto superecologico, è questa la strada del futuro, e le nuove generazioni devono impararlo presto.”

In quanti lavorate a ‘Terra dei bambini’? “Per ora siamo in due, e il lavoro è tantissimo.”

Com’é la tua giornata?“Sveglia presto, cura dell’ orto, poi mi occupo degli animali, tutto quello (tanto) che c’è da fare durante la giornata.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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