Il testamento di Anita Ekberg

 

Pubblicato su “Visto”

ROMA- Un ultimo pensiero dedicato a  chi le ha dato affetto e compagnia  gratuita sempre, anche quando il resto del mondo, dopo averla ammirata per anni, sembrava essersi ormai dimenticato di lei. Tra le ultime volontà di Anita Ekberg, morta a Rocca di Papa, ai Castelli Romani, l’ 11 gennaio scorso, all’ età di 83 anni, c’ è una disposizione di 5000 euro a favore del Canile di Porta Portese, lo storico canile pubblico di Roma. Il canile di Porta Portese ora è chiuso, al suo posto c’è un gattile, ma l’ associazione dei volontari che gestiscono i canili a Roma, si chiama ancora così : Associazione Volontari Canile di Porta Portese, è loro che la Ekberg chiamava quando voleva adottare un ‘trovatello’, è al loro lavoro e ai randagi che assistono e che tanto hanno riempito gli ultimi anni della sua vita, che la Ekberg ha pensato. Non un’ eccentricità ma una scelta che viene dal più profondo del cuore della diva che, nonostante le difficoltà finanziarie in cui si dibatteva negli ultimi anni, ha voluto regalare, con un ultimo atto di generosità, una piccola cifra per una causa a cui teneva moltissimo. Il testamento dell’ attrice svedese è stato aperto il 6 febbraio scorso in uno studio notarile dei Parioli: una busta bianca dentro cui erano quattro fogli scritti dalla Ekberg di suo pugno, in inglese, con inchiostro nero. Nella sua grafia tonda e svolazzante, l’ icona della “Dolce Vita” ha voluto lasciare i suoi averi, comprendenti la sua casa di Genzano (che fu danneggiata da un incendio un paio di anni fa), il terreno intorno e qualche altro avere, ad un’ amica fidatissima, una donna che abitava vicino a lei e che tanto ha saputo sostenere e aiutare la diva negli ultimi, difficili anni.  A lei, l’ incarico di provvedere a mandare qualcosa all’ unica nipote, Ingrid Kristina Ekberg  in Svezia, insieme a qualcosa lasciata ad altri pochissimi e fidatissimi amici, e di far avere al ‘canile di Porta Portese’, quei 5000 euro. Un atto di riconoscenza, un pensiero che non stupisce, conoscendo l’ amore, ricambiato, di ‘Anitona’, per i cani. “La cosa mi commuove”, commenta Simona Novi, presidente dell’ Associazione dei Volontari del Canile di Porta Portese, che conferma “La signora Ekberg la conoscevamo bene: amava tantissimo i cani, li trattava veramente come figli, e nel suo adottarli è sempre stata molto generosa. Nel corso degli anni, si è portata a casa sua quattro dei nostri cani e aveva un predilezione per le femmine nere con le zampe lunghe. Diceva che le piacevano perché anche lei da giovane era grande e con le gambe lunghe. Amava quelle creature, tanto da sceglierle tutte e quattro anziane e con problemi seri di salute, quelle che noi chiamiamo ‘adozioni del cuore’ e lei di cuore, per gli animali, ne ha sempre avuto tanto.”  Per la Ekberg  sono stati una grande fonte di gioia, compagnia e consolazione per tutta la vita, i suoi tanti amici a quattro zampe. Ci sono foto della diva degli anni ’50 che già la ritraggono in giro per Roma con un animale al guinzaglio, come quelle in cui nel 1959, accompagna il marito Anthony Steel a Ciampino, in partenza per Los Angeles, scortata da un bel bracco nero. E poi non si contano gli scatti durante le passeggiate in centro con i suoi alani, grandi, grossi e dagli occhi tanto buoni, come il pacioso “Toga”, un mezzo cavallo pezzato bianco e nero che condivise la vita di Anita nella metà degli anni ’70, quando lei decise di andare a vivere in una bella casa alle porte di Mentana, fuori Roma, perché, diceva lei, ‘in città non posso vivere, amo i grandi spazi’, da condividere, ovvio, con un compagno quadrupede, o l’ adorato ‘Manolito’, un bel pastore del Caucaso castano, che le si accucciava vicino durante le interviste e, prima e dopo di loro, tanti altri che hanno condiviso l’ ascesa e il declino di questa star. “L’ ultimo cane che ha preso da noi, e che è morto qualche tempo fa,” ci racconta ancora Simona Novi, “Era un’ alana, nera, anziana, piena di tumori. Era un amante degli animali, ma particolarmente generosa, non è facile stare accanto a un cane vecchio e malato, ma lei le sceglieva così le sue compagne a quattro zampe” . Era un’ affinità speciale, insomma, condivisa del resto, anche dal personaggio che  cambiò la vita a quella ragazzona bionda, consacrandola diva internazionale:  l’ indimenticabile Sylvia della ‘Dolce Vita’, aveva un particolare feeling con i cani e in una scena del capolavoro di Fellini, si mette anche a ululare con loro. Mentre lei, Anita, con i suoi ci parlava, li accoglieva, li proteggeva, capiva i loro bisogni, leniva i loro acciacchi e da loro, probabilmente, si sentiva compresa,  amata e totalmente ricambiata. Anche alla fine, durante quel ‘viale del tramonto’ segnato  anche per lei dai dolori fisici e non fisici dell’ età che avanzava, in quella bella villa di Genzano,  che era diventata difficilmente espugnabile per altri esseri umani, la Ekberg  apriva le porte con il sorriso solo ogni volta che Irene, la volontaria del canile, che ormai conosceva bene e con cui si sentiva spesso, le portava un’ altro cane, femmina, nera, dalle zampe lunghe, anziana e sola, da accogliere e curare. E’ per questo che non stupisce se, nel giugno 2013, quando la Ekberg verga le sue ultime volontà, le basta un momento per decidere di stendere quella riga e lasciare qualcosa, una goccia nel mare, a chi si occupa di loro, di quelle creature che hanno condiviso, fedeli, senza chiedere e senza giudicare, tutta la sua movimentata, dolce e amara vita.

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